Il Knesset ha approvato il 16 luglio 2026 con 52 voti contro 43 l'emendamento n.12 alla legge sui diritti degli studenti, che consente alle università israeliane di offrire master e dottorati con classi separate per uomini e donne. I decani delle nove scuole di medicina israeliane avevano scritto ai parlamentari nei giorni precedenti definendo il testo un pericolo diretto per l'accreditamento internazionale dei loro corsi e per la salute pubblica.
Cosa cambia rispetto alla sentenza del 2021
Fino ad oggi la segregazione di genere in aula era ammessa solo per i corsi di laurea triennale rivolti agli studenti ultra-ortodossi haredim, in base a una sentenza del 2021 dell'Alta Corte israeliana che aveva vietato di estenderla ai gradi accademici superiori. La nuova norma, sponsorizzata dalla deputata Limor Son Har-Melech (Otzma Yehudit), ribalta quel limite: master e dottorati potranno essere offerti in classi separate, con tre paletti. L'iscrizione deve restare volontaria, la separazione è ammessa solo dentro le aule e non nelle aree comuni del campus, e ogni singolo programma richiede il via libera del Consiglio israeliano per l'istruzione superiore. Un emendamento del deputato Yossi Taieb (Shas) che avrebbe esteso la separazione ad altre aree del campus è stato respinto. In aula, i parlamentari di opposizione hanno alzato cartelli con la scritta "Segregazione è esclusione".
In Italia le aule di Medicina sono al 70% femminili
Sul fronte opposto, l'Italia va nella direzione contraria. Dei 54.313 studenti iscritti al semestre aperto di Medicina e Chirurgia per l'anno accademico 2025-2026, secondo il Comunicato MUR sugli iscritti al semestre aperto 2025-2026, il 70% è donna: circa 38.000 studentesse su 54.000 posti nelle aule dove si formeranno i futuri medici italiani. Un dato che consolida una tendenza pluriennale: la medicina italiana si laurea al femminile.
Il paradosso italiano è però un altro. Nonostante la maggioranza delle matricole sia donna da anni, tra i medici che oggi esercitano in Italia gli uomini sono ancora maggioranza. I Dati Eurostat sui medici praticanti in UE per genere riferiti al 2023 collocano il Paese tra i quattro Stati membri UE in cui i medici uomini superano il 52%, insieme a Cipro, Grecia e Malta. Nel resto d'Europa il quadro è ribaltato: in 18 dei 26 Paesi UE per cui esistono dati le donne sono già maggioranza tra i medici, con quote oltre il 70% in Lettonia, Estonia, Romania e Lituania. Le aule italiane sono in maggioranza femminili, il camice bianco negli ospedali è ancora in maggioranza maschile. Il gap italiano non è nell'accesso agli studi, ma nella transizione al lavoro e alle posizioni apicali.
Perché i decani temono per l'accreditamento
I decani delle nove scuole di medicina israeliane, nella lettera inviata alla Knesset, hanno indicato tre rischi concreti. Il primo è il riconoscimento internazionale dei corsi, centrale per i laureati che ambiscono a fellowship in ospedali europei o statunitensi. Il secondo è la selezione dei docenti fatta in base al genere anziché all'expertise professionale, con impatto sulla qualità didattica. Il terzo è la formazione clinica in ambienti separati, che non prepara i medici a curare una popolazione mista come quella israeliana. Anche se la nuova legge non impone la separazione, i decani temono che l'apertura di linee di finanziamento riservate spinga gli atenei ad attivare classi segregate per intercettare risorse aggiuntive, aggirando di fatto la volontarietà dell'iscrizione. Un timore parallelo a quello dei rettori universitari, che una settimana prima avevano definito la proposta un "colpo diretto" all'accademia e una lesione dei principi di uguaglianza e libertà di movimento.
Il primo banco di prova sarà il vaglio del Consiglio israeliano per l'istruzione superiore sui singoli programmi che verranno presentati: da lì passerà la linea di confine tra un'apertura marginale e una segregazione strutturale del sistema accademico.