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Belt and Road: nuovo lab Cina-Pakistan sull'agricoltura smart, Italia fuori

Il 7 luglio 2026 in Cina è nato il Belt and Road Lab per l'agricoltura smart. Il Pakistan c'è, l'Italia ha lasciato la BRI e punta su Agritech.

Il 7 luglio 2026, durante il quinto Forum dei presidenti dell'agricoltura dei Paesi SCO, a Yangling (Shaanxi) è stato inaugurato il Belt and Road Joint Laboratory for Biological Resources and Green Smart Agriculture in Arid Regions. Il consorzio riunisce la Northwest A&F University e quattro istituzioni pakistane, con oltre 120 campioni di germoplasma già raccolti in Pakistan e Uzbekistan e 11 nuove varietà stress-resistant sviluppate per le aree aride tra frumento, colza, sesamo, ortaggi e colture foraggere.

I numeri del laboratorio sino-pakistano

Il consorzio guidato dal professor Zhang Lixin coinvolge, oltre alla Northwest A&F University, la University of Agriculture Faisalabad, la Pir Mehr Ali Shah Arid Agriculture University, l'Ayub Agricultural Research Institute e la Sindh Agriculture University. La piattaforma lavora su sei aree: risorse genetiche e breeding intelligente, selezione smart delle colture, piattaforme dati agricoli, produzione zootecnica e agricoltura intelligente, gestione di precisione dei terreni, decisioni assistite da intelligenza artificiale per la produzione sostenibile.

Da dicembre 2025 il laboratorio ha reclutato più di dieci dottorandi da Pakistan, Bangladesh e Indonesia, e due papers indicizzati SCI sono stati pubblicati con affiliazione primaria del joint lab. Due dottorandi della PMAS-Arid Agriculture University di Rawalpindi hanno completato un semestre di ricerca collaborativa a Yangling, mentre cinque dottorandi cinesi sono stati inviati sul campo in Pakistan per rilevazioni e assessment tecnici. La prima sessione di training strutturata è calendarizzata per la seconda metà del 2026 e coinvolgerà 12 giovani ricercatori provenienti dai Paesi partner della BRI, con formazione teorica, pratica sul campo e visite ai centri sperimentali cinesi.

L'Italia fuori dalla BRI dal 2023: cosa è cambiato per gli atenei

L'Italia è stata l'unico Paese del G7 ad aderire alla Belt and Road Initiative, firmando il memorandum a marzo 2019. A dicembre 2023 il governo ha notificato formalmente a Pechino la non riconferma, e il MoU è scaduto naturalmente a marzo 2024, cinque anni dopo la firma. Il bilancio commerciale citato dagli analisti come motivazione: nel 2022 il deficit italiano verso la Cina ha toccato il record storico di 47 miliardi di dollari, con le esportazioni cinesi quasi raddoppiate tra il 2019 e il 2023 (da 35 a 66 miliardi).

Sul fronte accademico, la collaborazione era già consolidata prima dell'adesione: nel decennio 2013-2022 le co-pubblicazioni scientifiche Italia-Cina sono cresciute del 258% e gli atenei dei due Paesi hanno firmato 716 accordi bilaterali. Dopo il 2020 la curva si è però appiattita, per effetto della pandemia prima e del raffreddamento politico poi. La XIII Settimana Italia-Cina della Scienza, ospitata dal MUR a novembre 2024, ha rilanciato la cooperazione su fisica, materiali avanzati ed energia, ma senza un nuovo quadro bilaterale sul modello del joint laboratory sino-pakistano.

Il modello italiano: 320 milioni PNRR sul Centro Agritech

La risposta italiana all'agricoltura smart passa dal Centro Nazionale Agritech, coordinato dall'Università Federico II di Napoli. Il finanziamento concesso dal PNRR è di 320.070.095,50 euro, con vincolo del 45% al Sud. Il perimetro dei partecipanti è ampio: 51 soggetti totali, di cui 28 università, 3 enti pubblici di ricerca, 5 enti privati e 15 imprese, articolati con modello Hub&Spoke su nove nodi distribuiti tra Nord, Centro e Sud.

Le aree di lavoro combaciano in gran parte con quelle del lab sino-pakistano: intelligenza artificiale in campo, tracciabilità delle filiere, adattamento delle produzioni ai cambiamenti climatici, recupero delle aree marginali e a rischio erosione. La differenza è nella geografia: la lista dei 51 partecipanti Agritech, consultabile nella Scheda MUR Centro Nazionale Agritech PNRR, non include istituzioni extra-europee. Nessun partner asiatico, nessuna presenza africana, nessun ponte diretto verso le reti di ricerca che la Cina sta consolidando in Asia meridionale.

Il vincolo del 45% al Mezzogiorno resta la leva più forte di Agritech per il sistema universitario italiano, ma la mappa internazionale della ricerca agricola smart si sta ridisegnando fuori dai suoi confini. L'apertura ai partner extra-UE è il capitolo che il MUR non ha ancora scritto dopo la chiusura del canale BRI.

Pubblicato il: 17 luglio 2026 alle ore 08:36