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Ricerca AIE: solo il 17% degli studenti usa i manuali universitari, lo dicono i prof

Ricerca Talents Venture per AIE su 463 docenti di 34 atenei: manuali giudicati efficaci dall'88%, consultati solo dal 17% degli universitari.

L'indagine di Talents Venture per l'Associazione Italiana Editori, condotta su 463 docenti di prima e seconda fascia in 34 atenei italiani, restituisce un giudizio netto: il 68% dei professori considera gli studenti di oggi meno preparati rispetto agli anni precedenti. Al centro del calo, secondo i rispondenti, c'è la progressiva perdita dell'abitudine a studiare integralmente i manuali universitari. I dati sono stati presentati oggi a Roma al convegno Dal sapere fragile al sapere critico, promosso da AIE per mettere a confronto istituzioni, atenei ed editori sulla qualità della formazione italiana. La mattinata è stata aperta dai saluti di Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, e moderata dalla giornalista Rai Eva Giovannini.

Il paradosso: manuali efficaci ma poco letti

Il divario tra strumento consigliato e strumento effettivamente utilizzato è la chiave dell'indagine. L'88% dei docenti considera i manuali i mezzi didattici più efficaci, il 50% li indica come obbligatori per la preparazione degli esami e il 45% li consiglia. Nonostante ciò, solo il 17% dei professori ritiene che questi testi siano oggi molto letti dagli universitari. Il cambiamento è recente: l'83% dei rispondenti segnala uno spostamento nelle modalità di studio negli ultimi tre-cinque anni, con una preferenza crescente per materiali sintetici e riassunti e una difficoltà maggiore nell'affrontare testi di ampia estensione.

Cosa usano davvero: slide, appunti e intelligenza artificiale

Al posto dei manuali, il 69% degli studenti si affida a slide e presentazioni distribuite durante il corso, mentre il 52% studia esclusivamente sugli appunti. I docenti collegano a queste abitudini una ridotta capacità di analisi e ragionamento critico, indicata dal 41%, una preparazione nozionistica superficiale segnalata dal 28%, difficoltà nel collegare argomenti tra loro (24%) e scarsa comprensione dei concetti di base (19%). Pesa anche l'uso dell'intelligenza artificiale: se sette editori universitari su dieci l'hanno integrata nella propria offerta, il 55% dei docenti giudica negativo l'impatto degli algoritmi sulla preparazione degli iscritti, in particolare quando gli strumenti vengono utilizzati in modo passivo.

Il presidente AIE Innocenzo Cipolletta ha collegato i dati alla necessità di rimettere i contenuti editoriali strutturati al centro della formazione, mentre il presidente del gruppo Accademico Professionale Maurizio Messina ha segnalato due criticità parallele: il peso della pirateria, ormai superiore al valore dell'intero mercato universitario, e la riduzione dell'utilizzo dei testi da parte degli studenti. Il ministro dell'Università Anna Maria Bernini, in un messaggio letto in apertura, ha ricordato che il compito dell'ateneo resta insegnare a pensare con la propria testa, non solo trasmettere informazioni. La ricerca, presentata da Piergiorgio Bianchi, è stata discussa nella tavola rotonda con la rettrice di Firenze Alessandra Petrucci, delegata CRUI per la didattica, il vicepresidente Confindustria Riccardo Di Stefano e la direttrice del Servizio Struttura Economica di Banca d'Italia Eliana Viviano.

Pubblicato il: 23 settembre 2026 alle ore 15:24