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Fondi UE alla ricerca israeliana, i rettori belgi fanno ricorso

Il consiglio dei rettori fiamminghi chiede alla Mediatrice UE linee guida vincolanti sui fondi di Horizon Europe. In Italia nessun ricorso simile.

Il Consiglio Interuniversitario Fiammingo (VLIR) ha depositato il 29 ottobre un reclamo formale contro la Commissione europea davanti alla Mediatrice UE. Chiede linee guida vincolanti sui fondi di Horizon Europe sul sito della Commissione europea diretti alle istituzioni israeliane, dopo diciotto mesi di richieste rimaste senza risposte concrete.

Il reclamo depositato dai rettori fiamminghi

Il presidente del VLIR, Bernard Vanheusden, ha dichiarato che le domande inviate alla Commissione partono dal maggio 2024 e che da Bruxelles sono arrivati solo rimandi a regolamenti esistenti, senza criteri operativi. I rettori belgi chiedono tre cose: un quadro europeo comune sugli obblighi di diritto internazionale nei progetti finanziati dall'UE, criteri verificabili per valutare partner e consorzi sotto il profilo dei diritti umani, chiarezza sulle sanzioni economiche o le richieste di risarcimento a carico di un ateneo che decide di uscire da una partnership già firmata.

La denuncia davanti alla Mediatrice europea non produce una decisione vincolante, ma di solito costringe l'esecutivo UE a mettere nero su bianco una posizione pubblica. L'istruttoria durerà alcuni mesi e il risultato sarà una raccomandazione formale alla Commissione. Il VLIR rappresenta le università fiamminghe del Belgio, tra cui KU Leuven e Universiteit Gent, che insieme pesano per una quota rilevante dei fondi europei alla ricerca riconosciuti al paese e che da mesi hanno adottato linee guida interne sui partner israeliani.

Horizon Europe: 3,7 miliardi all'Italia, 1,11 a Israele

Il piano Horizon Europe 2026-2027 mette sul tavolo 14 miliardi di euro per ricerca e innovazione, aperti anche ai partner extra-UE. Israele è uno di questi: dall'accordo di associazione firmato nel 2021 le sue istituzioni accedono ai bandi come gli Stati membri. Nel periodo 2021-2027 la quota prevista per Israele è stimata intorno a 1,11 miliardi, mentre l'Italia tra il 2021 e il 2024 ha incassato circa 3,7 miliardi, quinta nell'Unione per fondi ricevuti.

L'Italia, su questo dossier, si muove in ordine sparso. La CRUI, dal maggio 2024, parla di "situazione complessa" e rifiuta un boicottaggio sistemico. I senati accademici di Torino, Pisa e Cagliari hanno congelato la partecipazione al bando MAECI per la cooperazione scientifica con atenei israeliani. L'Università di Palermo è stata la prima a interrompere tutti gli accordi. Oltre 1.350 firme accademiche hanno chiesto alla CRUI una presa di posizione formale, senza esito.

Il 21 aprile 2026 il governo italiano, insieme a Germania, Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia e Ungheria, ha votato contro la proposta spagnola di sospendere l'accordo di associazione UE-Israele. Il ministro Antonio Tajani ha motivato la scelta sostenendo che "non ci sono le condizioni" numeriche e politiche per sostenerla. Il risultato è che la cornice politica resta ferma, mentre dentro gli atenei la discussione si allarga mese dopo mese.

Cosa cambia per docenti e ricercatori italiani

Senza linee guida UE condivise ogni rettore decide da solo, con il rischio concreto di contenziosi. Un ateneo che si ritira da un consorzio finanziato dalla Commissione può essere chiamato a restituire i fondi o a risarcire i partner. È il nodo che i belgi hanno portato davanti alla Mediatrice e che oggi pesa su chiunque gestisca un progetto pluriennale con partner israeliani.

Per i ricercatori italiani la conseguenza pratica è l'incertezza su progetti già partiti: pubblicazioni congiunte, dottorati in cotutela e mobilità Erasmus+ con atenei israeliani restano in zona grigia. Nessun protocollo del MUR dice cosa fare in caso di dubbio sui diritti umani, e la responsabilità ricade sul singolo coordinatore scientifico. Il 25 settembre un'interrogazione parlamentare ha chiesto chiarimenti sui progetti dual-use dell'Università di Bologna finanziati dal programma europeo, segno che il tema sta uscendo dai senati accademici per entrare nella politica nazionale.

Una raccomandazione favorevole della Mediatrice obbligherebbe la Commissione a scrivere nero su bianco cosa può e cosa non può fare un rettore. Per gli atenei italiani sarebbe la prima base europea su un dossier che da due anni spacca i senati accademici senza produrre regole uniformi.

Pubblicato il: 1 novembre 2026 alle ore 19:38