* Il ricordo che diventa riconoscimento * La cerimonia al teatro dell'ateneo * Due vincitori ex aequo: Guerrieri e Parente * Un premio che guarda al futuro
Il ricordo che diventa riconoscimento {#il-ricordo-che-diventa-riconoscimento}
C'è un modo per trasformare il dolore in qualcosa che genera valore. Lo sanno bene Luca Valdiserri e Paola Di Caro, genitori di Francesco Valdiserri, il giovane scomparso tragicamente nel 2022, che anche quest'anno hanno partecipato alla cerimonia di premiazione seduti in prima fila, visibilmente commossi ma determinati a portare avanti un progetto che del figlio preserva lo spirito più autentico: la passione per la cultura, la musica, il cinema.
La quarta edizione del Premio di laurea intitolato a Francesco Valdiserri si è svolta al teatro dell'ateneo della Sapienza di Roma, confermando una tradizione ormai consolidata che lega il mondo accademico e quello dell'informazione in un'iniziativa congiunta tra l'Università Sapienza e il Corriere della Sera. Un riconoscimento che ogni anno individua i migliori laureati negli ambiti disciplinari che Francesco amava di più, quelli legati alla musica e al cinema.
La cerimonia al teatro dell'ateneo {#la-cerimonia-al-teatro-dellateneo}
A introdurre i lavori sono state Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere della Sera, e Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza. Due voci autorevoli che hanno saputo restituire il senso profondo dell'iniziativa, senza retorica, ponendo l'accento su quanto il talento accademico meriti spazi di visibilità concreta e non soltanto parole di circostanza.
Sarzanini ha ricordato il legame della testata con la famiglia Valdiserri, un legame professionale e umano che ha reso naturale la nascita di questo premio. Polimeni ha invece sottolineato il ruolo dell'università come luogo in cui il merito deve trovare casa, soprattutto in settori, come quelli artistici e umanistici, troppo spesso penalizzati nella distribuzione delle risorse.
La platea del teatro dell'ateneo era gremita. Docenti, studenti, familiari dei candidati. Un clima raccolto, che stando a quanto emerge dai presenti ha saputo bilanciare il momento celebrativo con la memoria di Francesco.
Due vincitori ex aequo: Guerrieri e Parente {#due-vincitori-ex-aequo-guerrieri-e-parente}
La commissione giudicatrice ha deciso di assegnare il premio ex aequo a due laureati: Gabriele Guerrieri e Luigi Parente. Entrambi si sono distinti per la qualità delle rispettive tesi di laurea, elaborate in ambiti che riflettono esattamente lo spirito del premio, ovvero quel crocevia tra musica e cinema che rappresentava il cuore degli interessi culturali di Francesco Valdiserri.
A ciascuno dei vincitori è stata conferita una borsa di studio del valore di 2.500 euro, un sostegno economico che, per quanto simbolico nel panorama delle borse di studio universitarie, rappresenta un segnale importante. In un sistema accademico in cui i premi di laurea faticano spesso a tradursi in opportunità reali, l'abbinamento tra il riconoscimento di merito e il contributo economico offre ai vincitori una leva concreta per proseguire il proprio percorso, che sia nella ricerca, nella produzione artistica o nel mondo professionale.
La scelta dell'ex aequo, peraltro, racconta qualcosa sulla qualità complessiva delle candidature. Segno che il premio sta raggiungendo il suo obiettivo: attrarre talenti autentici, non semplici partecipanti.
Un premio che guarda al futuro {#un-premio-che-guarda-al-futuro}
Quattro edizioni bastano per dire che un'iniziativa ha messo radici. Il Premio Francesco Valdiserri non è più soltanto un gesto commemorativo, per quanto nobile. È diventato un appuntamento atteso nel calendario accademico della Sapienza, capace di dare risonanza a discipline che nel dibattito pubblico italiano ricevono un'attenzione spesso insufficiente.
La collaborazione tra un grande ateneo pubblico e una delle principali testate nazionali conferisce al premio una doppia legittimazione, accademica e mediatica, che ne amplifica la portata. E la presenza costante dei genitori di Francesco, edizione dopo edizione, toglie ogni rischio di formalismo: il premio parla di una persona reale, della sua vita interrotta, del tentativo ostinato di restituire senso a una perdita che senso non ne ha.
Resta da capire se nei prossimi anni il format potrà evolversi ulteriormente, magari con un ampliamento della platea dei beneficiari o con il coinvolgimento di altri atenei. La questione resta aperta, ma la direzione intrapresa dalla Sapienza e dal Corriere della Sera appare solida. Intanto, Gabriele Guerrieri e Luigi Parente portano a casa molto più di una borsa di studio: portano un nome da onorare con il proprio lavoro.