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La Sapienza inaugura il suo 723esimo anno accademico nel nome delle Fosse Ardeatine

La rettrice Polimeni dedica la cerimonia alla memoria degli studenti e dei docenti trucidati.

* La cerimonia e il legame con le Fosse Ardeatine * Il lavoro di recupero della memoria storica * L'opera artistica inaugurata nell'Ateneo * Gualtieri e la libertà accademica * Una scelta che guarda al 25 aprile e agli ottant'anni della Repubblica

Non una cerimonia qualunque. Non il consueto rito delle toghe e dei discorsi di circostanza. Quest'anno La Sapienza ha scelto di inaugurare il proprio anno accademico, il 723esimo della sua storia, con un gesto che pesa più di qualsiasi prolusione: dedicare l'intera apertura alla memoria degli studenti e dei docenti dell'Ateneo trucidati alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.

Una decisione non casuale, maturata nell'approssimarsi di due ricorrenze che si intrecciano: l'ottantesimo anniversario della fondazione della Repubblica Italiana e la festa della Liberazione del 25 aprile.

La cerimonia e il legame con le Fosse Ardeatine {#la-cerimonia-e-il-legame-con-le-fosse-ardeatine}

L'Aula Magna della Città universitaria di Roma ha ospitato una cerimonia dal forte valore simbolico. La rettrice Antonella Polimeni ha aperto i lavori tracciando un filo diretto tra l'identità dell'Ateneo e quella pagina buia della storia italiana, quando 335 persone furono massacrate per rappresaglia dalle truppe di occupazione naziste nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina.

Tra quelle vittime, stando a quanto emerge dal lavoro di ricostruzione condotto negli ultimi mesi, figuravano numerosi membri della comunità accademica: studenti che avevano interrotto gli studi per unirsi alla Resistenza, docenti impegnati nella vita civile e culturale della capitale, figure la cui traccia dentro l'Ateneo rischiava di sbiadire sotto il peso dei decenni.

Un messaggio che, nel clima attuale di dibattito sul ruolo delle istituzioni accademiche, assume un significato tutt'altro che scontato.

Il lavoro di recupero della memoria storica {#il-lavoro-di-recupero-della-memoria-storica}

Dietro la cerimonia c'è un percorso di ricerca lungo e meticoloso. Un gruppo di lavoro dedicato, composto da storici e ricercatori dell'Ateneo, ha ricostruito le connessioni tra La Sapienza e le Fosse Ardeatine, recuperando documenti d'archivio, fascicoli personali, fotografie e testimonianze che giacevano in parte dimenticati nei depositi dell'università.

Il risultato è una mappatura più precisa di quanti, tra le 335 vittime dell'eccidio, avessero un legame diretto con l'università La Sapienza di Roma: iscritti ai corsi di laurea, assistenti, professori ordinari. Nomi che ora tornano a far parte della narrazione ufficiale dell'Ateneo, non più relegati a una nota a margine della storiografia accademica.

Come sottolineato dalla stessa rettrice, si tratta di un lavoro che non si esaurisce con l'inaugurazione, ma che proseguirà con iniziative di approfondimento e divulgazione rivolte soprattutto alle nuove generazioni di studenti.

L'opera artistica inaugurata nell'Ateneo {#lopera-artistica-inaugurata-nellateneo}

A dare corpo visivo alla memoria, durante la cerimonia è stata inaugurata la riproduzione di un'opera artistica legata all'eccidio delle Fosse Ardeatine. L'installazione, collocata negli spazi dell'Ateneo, intende offrire un punto di riferimento permanente, un luogo fisico dove la comunità accademica possa sostare e riflettere.

La scelta di affiancare alla parola un segno artistico risponde a una logica precisa: la memoria, per sopravvivere, ha bisogno di ancorarsi anche agli spazi quotidiani. Un monumento dentro un'università non è un ornamento. È un promemoria che si incrocia ogni giorno, tra una lezione e l'altra.

Gualtieri e la libertà accademica {#gualtieri-e-la-libertà-accademica}

Alla cerimonia ha preso parte anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che nel suo intervento ha spostato l'accento sulla libertà accademica come conquista fragile, mai definitivamente acquisita.

Gualtieri ha ricordato come la vicenda delle Fosse Ardeatine dimostri, nella maniera più brutale possibile, cosa accade quando il pensiero libero viene considerato una minaccia.

Parole che si inseriscono in un dibattito più ampio sulla libertà accademica a livello nazionale ed europeo, dove i confini tra autonomia degli atenei e ingerenze esterne restano oggetto di tensioni ricorrenti.

Una scelta che guarda al 25 aprile e agli ottant'anni della Repubblica {#una-scelta-che-guarda-al-25-aprile-e-agli-ottantanni-della-repubblica}

La decisione di La Sapienza non nasce nel vuoto. Il 2026 segna l'ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, e l'inaugurazione dell'anno accademico 2025-2026 cade a ridosso del 25 aprile, la festa della Liberazione. Due coordinate temporali che hanno orientato la scelta della rettrice Polimeni e del Senato accademico nel dare a questa apertura un carattere marcatamente civile.

È una tendenza che si osserva, peraltro, anche in altri atenei italiani: la volontà di riscoprire il proprio passato non come celebrazione autoreferenziale, ma come strumento di educazione alla cittadinanza. In un momento storico in cui la distanza tra le istituzioni e i cittadini, soprattutto i più giovani, appare in molti casi crescente, gesti come quello di La Sapienza provano a riannodare un filo.

La questione resta aperta: quanto di questa memoria riuscirà davvero a sedimentarsi nella vita quotidiana dell'Ateneo? I documenti recuperati, l'opera inaugurata, le parole pronunciate nell'Aula Magna sono un inizio. Sta alla comunità accademica, a partire dagli studenti, decidere se trasformarli in qualcosa di duraturo.

Pubblicato il: 20 aprile 2026 alle ore 15:51