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La Sapienza prima delle italiane è 129esima nel CWUR 2026, balzo in avanti per i campus cinesi

Nel CWUR 2026 52 atenei italiani su 66 perdono posizioni: pesa la ricerca sotto-finanziata. Sapienza prima ma fuori dai top 100, sale la Cina.

Nella nuova edizione 2026 della classifica CWUR (Center for World University Rankings) Global 2000, pubblicata il 31 maggio, sono 66 gli atenei italiani presenti. La prima italiana è la Sapienza di Roma, ma il ranking colloca l'università al 129esimo posto mondiale, fuori dalla top 100 globale guidata da Harvard, MIT e Stanford.

Quattro università italiane su cinque perdono posizioni

Il quadro complessivo è negativo: il 79 per cento degli atenei italiani arretra rispetto allo scorso anno. Su 66 università, 52 perdono posizioni, 13 migliorano e una resta stabile. La Sapienza scende di quattro posti, penalizzata dagli indicatori sull'istruzione, sul corpo docente e sulla ricerca scientifica. La seconda italiana è l'Università di Milano (194esima), seguita da Bologna (208), dalla Federico II di Napoli (243) e dall'Università di Torino (245). Completano la top dieci italiana Firenze (273), Pisa (293), Genova (294) e Pavia (335).

Secondo Nadim Mahassen, presidente del CWUR, il passo indietro «riflette anni di finanziamenti insufficienti e una progressiva svalutazione della scienza e dell'istruzione come beni pubblici». La ricerca pesa per il 40 per cento del punteggio finale, eppure soltanto undici università italiane migliorano sul fronte scientifico rispetto allo scorso anno.

Le prime cento posizioni globali restano dominio anglosassone: nessun ateneo italiano vi compare. Lo scarto, sottolinea il rapporto, riguarda soprattutto produttività scientifica e dotazioni dei laboratori, voci legate direttamente alla disponibilità di fondi pubblici e privati.

La spinta della Cina e la tenuta degli Stati Uniti

Harvard mantiene il primo posto mondiale per il quindicesimo anno consecutivo, davanti a MIT e Stanford. Cambridge e Oxford occupano la quarta e la quinta posizione, restando le università pubbliche più presenti in cima al ranking. Completano la top dieci globale Princeton, Pennsylvania, Columbia, Yale e Chicago.

Il dato che pesa sul confronto internazionale arriva però dall'Asia: il 98 per cento degli atenei cinesi presenti nella Global 2000 migliora la propria posizione, sostenuto da investimenti pubblici massicci nell'istruzione superiore. Nello stesso periodo Europa, Regno Unito e Giappone arretrano insieme all'Italia. La metodologia CWUR si basa sull'analisi di 81 milioni di dati e pesa per il 25 per cento la qualità dell'istruzione, per il 25 per cento l'occupabilità dei laureati, per il 10 per cento la qualità del corpo docente e per il 40 per cento la ricerca scientifica.

La rincorsa asiatica si concentra in particolare sui dipartimenti tecnico-scientifici, sostenuta da piani decennali di finanziamento mirato. Per le università europee il confronto è con una scala di risorse molto diversa, mentre la classifica continua a premiare gli indicatori di produttività scientifica.

Tutte le prime dieci italiane restano oltre la centoventinovesima posizione mondiale, un dato che misura quanto distante sia oggi il sistema accademico nazionale da quelli più finanziati del pianeta. Il prossimo aggiornamento della Global 2000, atteso nel 2027, dirà se l'arretramento è una flessione congiunturale o un trend strutturale.

Pubblicato il: 1 giugno 2026 alle ore 10:13