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IFS: la laurea britannica vale 117mila euro, in Italia il premio crolla

Il rapporto IFS stima un premio di 100mila sterline per i laureati britannici. Cosa dicono i dati AlmaLaurea e Istat sul rendimento della laurea in Italia.

Una laurea nel Regno Unito vale in media 100mila sterline in più nella vita lavorativa, circa 117mila euro al cambio attuale, ma un laureato su quattro avrebbe guadagnato di più senza il titolo. Lo stima il nuovo rapporto dell'Istituto britannico per gli studi fiscali (IFS) pubblicato il 28 giugno 2026, che ribalta la lettura ottimistica del premio salariale del titolo terziario.

I numeri britannici: gap salariale forte ma molto disuguale

L'IFS ha seguito la coorte che ha sostenuto i GCSE nel 2002, osservando i redditi reali fino ai 37 anni e proiettandoli fino ai 67. Applicando il sistema fiscale e di prestito studentesco vigente nel 2025-2026, il rendimento netto medio della laurea è di circa 90mila sterline per le donne e 109mila per gli uomini. L'81% delle laureate e il 69% dei laureati sta meglio finanziariamente di un coetaneo con simili risultati scolastici che non si è iscritto all'università.

Il dato che colpisce è il rovescio della medaglia: il 25% dei laureati e il 40% dei laureati maschi con voti più bassi alle superiori finiscono per guadagnare meno di quanto avrebbero ottenuto senza la laurea. A 37 anni le donne laureate guadagnano comunque il 56% in più delle non laureate e gli uomini il 28% in più. Sul ciclo di vita complessivo, il rapporto stima un guadagno lordo aggiuntivo medio di 290mila sterline per le donne e 390mila per gli uomini.

In Italia il premio della laurea esiste, ma sui salari pesa poco

Tradurre lo stesso ragionamento sul mercato italiano cambia la prospettiva. Secondo il report Istat sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali, il vantaggio della laurea in Italia si misura soprattutto sul lavoro, non sulla busta paga. Nella fascia 25-64 anni il tasso di occupazione dei laureati è dell'84,7%, contro il 74% dei diplomati: una differenza di 10,7 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione scende dal 5,3% al 3,2%.

Sul fronte degli stipendi il quadro è molto più compresso. Il Rapporto AlmaLaurea 2026 fotografa retribuzioni nette di ingresso a un anno dal titolo di 1.491 euro per i laureati di primo livello e 1.495 per i magistrali. A cinque anni dalla laurea si sale a 1.796 e 1.903 euro al mese, con un guadagno reale del 24% rispetto al primo anno. Sono cifre che mostrano un premio salariale reale, ma molto più basso di quello britannico: l'Italia non offre un salto di reddito vita-natale paragonabile a quello stimato dall'IFS, e la sovra-istruzione resta diffusa.

La scelta del corso pesa più della scelta di laurearsi

Il dato che accomuna i due paesi è la divaricazione per disciplina. Nel Regno Unito medicina ed economia generano rendimenti netti individuali superiori a 400mila sterline, mentre arti creative, filosofia e lingue mostrano in media rendimenti negativi per uno studente su due. In Italia il segnale è simile, anche se di intensità diversa: chi si laurea nell'area medico-sanitaria guadagna 305 euro netti in più al mese rispetto a chi ha un titolo politico-sociale o della comunicazione, gli ingegneri industriali 218 euro in più, gli informatici 185. I gruppi umanistico-letterari restano vicini ai 1.200 euro mensili a un anno dal titolo.

Il gender gap salariale è un altro elemento di continuità: in Italia, a cinque anni dalla laurea, le donne percepiscono circa il 15% in meno degli uomini (1.722 contro 2.012 euro per i magistrali), un divario che l'IFS rileva anche oltremanica ma che si accompagna a un guadagno cumulato comunque positivo per la maggior parte delle laureate britanniche.

Cosa cambia per chi sta scegliendo oggi

Per uno studente italiano in fase di scelta, il messaggio del rapporto IFS non è automaticamente trasferibile. La laurea italiana garantisce ancora un vantaggio occupazionale stabile, ma il ritorno sullo stipendio dipende molto più che nel Regno Unito dall'area disciplinare, dal genere e dal territorio di residenza. La domanda "conviene laurearsi?" andrebbe sostituita con "in cosa conviene laurearsi e dove andrò a lavorare?". Sulla risposta a queste due domande si gioca buona parte dei prossimi quarant'anni di reddito.

Pubblicato il: 28 giugno 2026 alle ore 12:41