Flinders University aprirà a inizio 2027 un campus a Bengaluru con corsi triennali e magistrali in business e tecnologia, portando a otto le università australiane con presenza fisica in India. L'annuncio è arrivato il 9 luglio 2026 durante il terzo summit annuale Australia-India di Melbourne, mentre il premier indiano Narendra Modi si trovava in visita ufficiale nel Paese.
Bengaluru diventa il polo dei campus stranieri
Il nuovo campus offrirà lauree triennali e magistrali nel cuore dell'hub tecnologico dell'India meridionale. L'ateneo ha ricevuto una Letter of Intent dalla University Grants Commission indiana, l'organismo che dal 2023 autorizza gli atenei esteri a operare direttamente sul territorio. Il vicerettore Colin Stirling ha definito l'operazione un momento spartiacque per l'istituzione.
Bengaluru concentra ormai la maggior parte delle aperture anglosassoni: UNSW, Liverpool, Lancaster e ora Flinders operano tutte nella stessa città. Victoria University è appena stata autorizzata per Delhi, Aberdeen per Mumbai, Southampton è già attiva a Gurugram, Deakin e Wollongong operano dal 2024 nel campus GIFT City in Gujarat. Il quadro degli otto atenei australiani in India si è formato in meno di due anni, con Bengaluru che assume il ruolo di hub dominante grazie al bacino tech locale.
Il modello offshore per aggirare il tetto sui visti
La corsa verso l'India non è casuale. Il 3 luglio 2026 il governo Albanese ha confermato il National Planning Level 2027 a 295.000 immatricolazioni internazionali, invariato rispetto al 2026 e l'8% sotto il picco post-Covid. Nel 2025 gli studenti indiani negli atenei australiani erano oltre 140.000, secondo bacino di provenienza dopo la Cina. Il governo di Canberra sta contemporaneamente aumentando del 25% le tariffe dei visti studenteschi.
Con il tetto congelato, le università non possono espandere i ricavi reclutando di più in patria: devono portare l'offerta direttamente in India. Il vantaggio regolatorio è esplicito. Phil Honeywood, CEO dell'International Education Association of Australia, ha spiegato al vertice di Melbourne che gli studenti che completano parte del percorso in un campus indiano di un ateneo australiano e poi si trasferiscono per concludere il corso in Australia sono esentati dal cap sulle immatricolazioni. Bengaluru diventa una porta laterale al sistema, un canale che alimenta la mobilità onshore senza gonfiare il totale dei visti concessi.
Il modello è già consolidato anche nel Regno Unito, che ha portato in India Southampton, Aberdeen, York, Bristol e Liverpool. Il regolamento UGC del 2023 richiede la posizione fra le prime 500 università al mondo oppure una expertise riconosciuta in una disciplina specifica, con obbligo di apertura del campus entro due anni dall'approvazione e limite del 10% di didattica online. Dove i governi occidentali stringono sui visti per pressione politica interna, gli atenei seguono la domanda spostandosi in loco.
L'Italia dopo la Roadmap del 20 maggio 2026
Il 20 maggio 2026 Meloni e Modi hanno firmato a Roma una Dichiarazione congiunta Italia-India che al paragrafo 29 adotta l'Indo-Italian Roadmap on Higher Education and Research. Nel testo il premier indiano ha invitato esplicitamente le università italiane e le istituzioni di eccellenza ad aprire campus in India nell'ambito della New Education Policy. A meno di due mesi dall'invito, mentre Flinders annuncia Bengaluru, nessun ateneo italiano risulta aver depositato una Letter of Intent presso la UGC.
Il ritardo ha ragioni strutturali. Pochi atenei italiani soddisfano in modo trasversale il criterio del top-500 richiesto dalla UGC, il sistema universitario manca del capitale offshore che finanzia le operazioni anglosassoni e non esiste un piano-Paese coordinato fra MUR, MAECI e CRUI sul modello dei branch campus. Gli accordi di doppio titolo gestiti dal CINECA restano lo strumento principale della cooperazione universitaria italo-indiana, ma non spostano studenti né generano ricavi paragonabili a un campus fisico.
La finestra operativa più vicina è la seconda edizione del Science and Innovation Dialogue Italia-India, prevista in Italia entro fine 2026. Senza una strategia esplicita sui campus offshore e un veicolo di finanziamento pubblico dedicato, il paragrafo 29 della Dichiarazione rischia di restare lettera morta mentre Bengaluru continua a riempirsi di insegne anglosassoni.