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Fischi all'IA alle lauree USA: il paradosso delle università italiane

Il 66% degli europei teme che l'IA sostituisca i posti di lavoro. Negli USA i laureati fischiano gli speaker tech. In Italia, l'accordo CRUI-OpenAI.

Negli USA, il laureato del 2026 fischia. Eric Schmidt, ex CEO di Google, è stato fischiato in almeno tre atenei americani durante le cerimonie di maggio 2026, dopo aver invitato i neolaureati ad abbracciare l'intelligenza artificiale. Lo stesso è accaduto ad altri speaker tech, da UCF alla Middle Tennessee State.

Cerimonie di laurea diventate terreno di scontro

Il pattern si è ripetuto ovunque: un dirigente tecnologico sul palco, il messaggio dell'inevitabilità - "cavalca l'onda", "sali sul razzo dell'innovazione" - e la reazione immediata del pubblico. Fischi, disimpegno visibile, ironia sui social. Le cerimonie di laurea, tradizionalmente governate da un cerimoniale di rispetto, sono diventate spazi di confronto generazionale.

La generazione del 2026 è cresciuta durante la pandemia, ha attraversato l'università con politiche AI contraddittorie (vietata in un corso, obbligatoria in un altro), ha visto il proprio percorso di studi rimesso continuamente in discussione. Quando uno speaker dice "abbraccia il cambiamento", molti laureati sentono: il tuo sforzo vale meno di quanto credevi.

Come osserva Min Bahadur Bista su University World News, i fischi rivelano la condizione emotiva di una società: quando i laureati rigettano il messaggio principale in uno dei rituali più simbolici della vita civile, quella reiezione merita attenzione.

Il 66% europeo che i discorsi di laurea ignorano

I fischi si spiegano con dati precisi. Secondo l'Eurobarometro Speciale 554 - Commissione Europea, il 66% degli europei teme che l'IA sostituisca più posti di lavoro di quanti ne crei. La paura non è uniforme: in Grecia arriva all'80%, in Slovacchia al 79%; in Danimarca è al 45%, in Germania al 53%.

Questi dati non compaiono nei discorsi di laurea. Gli speaker parlano di "opportunità" e "nuove professioni", ma la promessa suona vuota per chi affronta un mercato del lavoro in cui i ruoli entry-level sono i primi a essere automatizzati. L'IA non arriva come liberazione ma come pressione: essere più produttivi, più adattabili, più rimpiazzabili.

La questione non è tecnologica, è politica: chi decide quali lavori vengono automatizzati, a quale velocità e a vantaggio di chi? I fischi sono una richiesta di partecipare a questa conversazione. Mentre l'IA si espande verso le città con investimenti miliardari per l'intelligenza artificiale e aggiorna le capacità militari della NATO, la diffusione sembra inarrestabile. Ma la velocità non è mai neutrale: è sempre una scelta politica.

Il paradosso italiano: accordo con OpenAI mentre gli studenti hanno paura

Mentre la protesta attraversa gli Stati Uniti, le università italiane hanno scelto una direzione diversa. La CRUI, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, ha firmato con OpenAI il primo accordo del genere in Europa, forse nel mondo, per portare ChatGPT Edu negli atenei associati.

L'accordo, negoziato dal gruppo ICT della CRUI guidato da Francesco Cupertino, consente agli atenei di accedere a licenze ChatGPT Edu a condizioni agevolate. Kevin Mills, Global Head of Education and Government di OpenAI, ha già dichiarato di voler replicare il modello in altri paesi.

Il punto non è se ChatGPT abbia utilità in aula. Il problema è il messaggio istituzionale implicito: le università accelerano l'adozione senza costruire uno spazio collettivo di elaborazione delle ansie che l'IA porta con sé. Negli USA questi spazi vengono occupati dai fischi. In Italia, per ora, il silenzio è più rumoroso. Le università che vogliono essere credibili non possono limitarsi a distribuire licenze software: devono rispondere alla domanda che i loro studenti stanno già facendo, anche senza dirlo ad alta voce.

Certe scelte di governance universitaria, come quelle che in Australia riguardano politiche universitarie contro fenomeni socialmente divisivi, mostrano che gli atenei sanno prendere posizione quando lo ritengono necessario. Sull'IA, la posizione più comoda è quella della neutralità tecnica. Ma neutralità tecnica e accordo con una delle piattaforme più influenti del mondo non sono la stessa cosa.

Pubblicato il: 24 maggio 2026 alle ore 12:55