Indice: Anziani sui social: i numeri in breve | Il paradosso del dibattito italiano sui social | Quanti over 65 davvero online: i dati ISTAT 2025 | Le truffe online che colpiscono più spesso gli over 65 | Solitudine, algoritmi e fragilità cognitiva | Una legge per gli over 65 è davvero proponibile? | Gli errori da evitare nel disegnare tutele | Domande frequenti
Anziani sui social: i numeri in breve
* Il 72,5% dei 65-74 anni usa internet nel 2025; solo il 49,1% ha competenze digitali di base.
* Gli over 65 sono circa il 26% delle vittime di frodi online registrate dalla Polizia Postale.
* Nel 2024 le truffe online crescono del 15%, per quasi 200 milioni di euro di danni.
* Solo il 35,9% degli over 65 sa come funzionano gli algoritmi delle piattaforme, contro il 58,9% della popolazione.
* Per i minori si discute la soglia dei 15 anni; per gli over 65 nessuna proposta è in agenda.
Il paradosso del dibattito italiano sui social
Da mesi il Parlamento italiano discute una soglia minima di 15 anni per l'iscrizione ai social network e l'Australia ha applicato dal 10 dicembre 2025 il primo divieto al mondo per gli under 16 su Instagram, TikTok, Facebook e altre piattaforme. Sull'altro versante della curva demografica, dove l'aspettativa di vita italiana è tra le più alte d'Europa, una proposta analoga per gli anziani sui social non è mai stata depositata.
Eppure i dati restituiscono una pressione comparabile. Secondo il bilancio reso noto dalla Polizia di Stato sui dati della Polizia Postale 2024, le segnalazioni ricevute dal Commissariato di P.S. Online hanno superato le 82mila in un anno e le richieste di assistenza sono state oltre 23mila. Gli over 65, secondo gli stessi rilevamenti, risultano una delle fasce più colpite dalle frodi online, con un'incidenza stimata intorno al 26% sui casi totali.
Quanti over 65 davvero online: i dati ISTAT 2025
La fotografia scattata dal report Cittadini e ICT - ISTAT 2025 mostra una crescita sostenuta della rete tra gli anziani: il 72,5% dei 65-74enni naviga almeno una volta a settimana, contro il 68,1% del 2024. Tra gli over 75 si passa dal 31,4% al 35,7% in un solo anno.
La penetrazione non coincide con la padronanza. Solo il 49,1% dei 65-74enni che usano internet ha competenze digitali almeno di base, e il dato precipita oltre i 75 anni. Quasi il 40% degli over 65 accede a internet usando esclusivamente lo smartphone, una quota doppia rispetto alla media nazionale del 20,5%. Più SMS sospetti, più app installate senza controllo, più notifiche difficili da filtrare.
Anche il divario di genere conta: tra i 65-74 anni la differenza è di 4,3 punti a favore degli uomini, ma sale a 12,5 punti dopo i 75 anni. Le donne anziane usano meno la rete e mediamente con minore alfabetizzazione, quindi sono più esposte a errori di valutazione su contenuti e richieste online.
Le truffe online che colpiscono più spesso gli over 65
Il bilancio della Polizia Postale 2024 e i primi rilevamenti del 2025 disegnano cinque schemi ricorrenti contro gli anziani.
1. Phishing e smishing. Email e SMS che imitano banche, Poste o INPS portano a un link fraudolento dove digitare credenziali. Gli over 65 riconoscono il logo ufficiale, ma raramente i dettagli tecnici dell'URL. 2. Vishing e deepfake audio. Chiamate da numeri contraffatti che si fingono banca o Polizia Postale. Nel 2025 la diffusione dei deepfake ha reso queste truffe difficili da riconoscere anche per utenti esperti. 3. Romance scam. Profili falsi simulano un corteggiamento e dopo settimane chiedono denaro per emergenze. Nel primo semestre 2024 la Polizia Postale ne ha indagati 293, in crescita del 46,5% sull'anno precedente. 4. Falso trading online. Pubblicità su Facebook e Instagram promettono rendimenti rapidi e portano a piattaforme inesistenti, spesso con riciclaggio in criptovalute. 5. Finto familiare in difficoltà. Messaggi WhatsApp che imitano un figlio o un nipote per ottenere un bonifico urgente. Il meccanismo è antico, lo strumento è cambiato.
Solitudine, algoritmi e fragilità cognitiva
L'isolamento sociale è uno dei principali fattori di rischio per il declino cognitivo riconosciuti dalla letteratura medica internazionale, ed è proprio l'isolamento a spingere molti over 65 verso un uso più intensivo dei social. Il risultato è un circuito: chi è solo cerca contatti online, e gli algoritmi imparano a fornirgli contenuti che lo trattengono, spesso emotivamente carichi o polarizzanti.
La consapevolezza del meccanismo resta limitata. Secondo i rilevamenti AGCOM sull'alfabetizzazione mediatica, solo il 35,9% degli over 65 dichiara di sapere come gli algoritmi delle piattaforme decidono cosa mostrare, contro il 58,9% della popolazione di 14 anni e oltre. Esattamente la metà del divario, ed è il punto in cui una bolla informativa diventa una stanza chiusa.
Su questa fragilità si innestano disinformazione politica e sanitaria. Una persona sola che passa diverse ore al giorno in un feed che la conferma è più esposta a credere a contenuti falsi e, di conseguenza, a essere reclutata in catene di condivisione che amplificano truffe e narrazioni cospirative.
Una legge per gli over 65 è davvero proponibile?
Gli argomenti a favore di una regolamentazione mirata sono tre. Il primo è la vulnerabilità documentata da Polizia Postale, ISTAT e AGCOM, comparabile per intensità a quella degli adolescenti. Il secondo è l'asimmetria informativa: chi non distingue un'app legittima da una clone non è in condizione di consenso informato pieno. Il terzo è economico: i circa 200 milioni di euro persi ogni anno in truffe ricadono in larga parte su redditi pensionistici medi e bassi.
Gli argomenti contrari sono altrettanto solidi. Una soglia per età sugli over 65 introdurrebbe una discriminazione difficilmente compatibile con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione, sarebbe percepita come paternalista e priverebbe milioni di persone di uno strumento di socialità. Le piattaforme, oltretutto, non hanno mezzi tecnici per riconoscere automaticamente un utente anziano senza forme di verifica biometrica che pongono problemi di privacy.
Per ora la traiettoria normativa europea va in un'altra direzione. Il Digital Services Act impone alle piattaforme con più di 45 milioni di utenti europei la valutazione dei rischi sistemici degli algoritmi e l'opzione di un feed non profilato. La delibera AGCOM 96/25/CONS sulla verifica dell'età, oggi pensata per i minori, costruisce un'infrastruttura tecnica che in futuro potrebbe ospitare tutele anche per altre fasce di popolazione.
Gli errori da evitare nel disegnare tutele
Confondere protezione e limitazione. Vietare l'accesso ai social agli over 65 li priverebbe di una rete di contatti spesso unica, soprattutto per chi vive da solo. Le evidenze indicano che è la qualità dell'uso, non l'uso in sé, a generare il rischio.
Trattare gli anziani come categoria omogenea. Una sessantacinquenne attiva sul lavoro e un novantenne con declino cognitivo hanno bisogni diversi. Soglie rigide cancellano questa varianza, mentre alfabetizzazione e verifiche di sicurezza modulari la rispettano.
Scaricare tutto sulle famiglie. Chiedere a figli e nipoti di sorvegliare i dispositivi dei genitori senza un investimento pubblico in formazione e sportelli anti-truffa produce solo disuguaglianza: protetti gli anziani con una famiglia presente, scoperti gli altri.
**Domande frequenti**
Gli anziani sono davvero più vulnerabili online?
Sì, ma in modo selettivo. La maggiore vulnerabilità riguarda il riconoscimento del phishing, la comprensione delle informative sulla privacy e la capacità di distinguere fonti affidabili da quelle false. Sui contatti sociali, invece, molti over 65 usano i social meglio dei più giovani, perché li impiegano per relazioni reali.
Quali truffe online colpiscono più spesso gli over 65?
Phishing e smishing bancari, romance scam, falso trading e finto familiare in difficoltà. La Polizia Postale stima che gli over 65 siano circa un quarto delle vittime totali delle frodi online registrate in Italia, con una quota in crescita rispetto agli anni precedenti.
Esistono studi che collegano social, isolamento e declino cognitivo?
Sì, sull'isolamento sociale come fattore di rischio per la demenza la letteratura è consolidata. Sull'effetto specifico dei social tra gli anziani gli studi sono più recenti e suggeriscono che l'esposizione passiva e prolungata a feed algoritmici si associa a una riduzione del benessere percepito, mentre l'uso interattivo ha effetti opposti.
Una legge che limita i social agli over 65 sarebbe discriminatoria?
Rischierebbe di esserlo. La soglia per età su una popolazione adulta confligge con i principi di non discriminazione previsti dal diritto europeo. Le ipotesi più discusse riguardano tutele rinforzate per soggetti con riconosciuta fragilità, non per età anagrafica.
Quali alternative esistono al divieto?
Le tre più citate sono l'alfabetizzazione digitale obbligatoria nelle ASL e nei centri anziani, la verifica di sicurezza rafforzata per le transazioni richieste tramite social e le campagne pubbliche di sensibilizzazione con messaggi calibrati sul vissuto degli over 65.
La domanda di partenza, se serva una legge dedicata agli anziani sui social, sposta l'attenzione su un dato che le statistiche italiane confermano: la vulnerabilità digitale non finisce a 18 anni, riemerge dopo i 65. Il vero terreno di intervento, prima del divieto, è l'incrocio tra educazione, controlli sulle piattaforme e reti di prossimità. Saranno questi tre piani a misurare se l'Italia saprà parlare di tutele digitali senza ridurle a una questione anagrafica.