Il Senato ha approvato in via definitiva il 4 giugno il disegno di legge Valditara sul consenso informato a scuola, che diventa legge dello Stato e introduce una stretta sui contenuti di sessualità e affettività nei programmi scolastici italiani. Il testo, già licenziato dalla Camera dei deputati, è passato a Palazzo Madama con 78 voti favorevoli, 38 contrari e nessun astenuto.
Il provvedimento, composto da tre articoli, recepisce una linea politica del centrodestra sulla tutela del ruolo educativo delle famiglie e modifica il perimetro entro cui scuole pubbliche e paritarie possono organizzare attività e progetti su queste materie.
Cosa prevede la nuova legge
La norma vieta in modo assoluto le attività didattiche e progettuali aventi a oggetto la sessualità nelle scuole dell'infanzia e nella scuola primaria. Per asili e classi elementari qualsiasi progetto curricolare o extracurricolare su questi temi è precluso, senza spazio per autorizzazioni dei genitori.
Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado le iniziative restano consentite, ma diventa obbligatorio acquisire il consenso scritto dei genitori, o degli studenti se maggiorenni, prima dell'avvio di ogni progetto su sessualità e affettività. Le scuole devono informare le famiglie almeno sette giorni prima dell'attività, mettere a disposizione i materiali didattici previsti e indicare i nomi degli eventuali esperti esterni coinvolti.
Per gli studenti i cui genitori non concedono il consenso, l'istituto è tenuto a predisporre percorsi educativi alternativi. Il ministro Valditara ha precisato che la legge non incide sull'insegnamento della biologia nei programmi di scienze né sull'educazione affettiva ordinaria.
Il quadro europeo e le reazioni politiche
Il provvedimento si innesta su un assetto in cui l'Italia figura già tra i Paesi più restrittivi del continente. Secondo il rapporto UNESCO 2023 sull'educazione sessuale comprensiva, l'Italia è uno dei sette Stati membri dell'Unione europea in cui l'educazione sessuale non è materia obbligatoria nei programmi scolastici, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Ungheria.
Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rivendicato la legge come strumento per tutelare i bambini «dalla confusione della propaganda gender» e per restituire ai genitori voce sulle scelte educative dei figli adolescenti. In maggioranza, il senatore di Forza Italia Mario Occhiuto ha parlato di un rafforzamento dell'alleanza educativa con le famiglie.
Le opposizioni di M5S, Italia Viva e Alleanza Verdi-Sinistra hanno votato contro, definendo l'intervento «ideologico» e privo di basi pedagogiche. La senatrice Pd Simona Malpezzi ha contestato l'assenza di fondamento scientifico del testo, mentre il deputato dem Filippo Sensi ha denunciato uno scontro acceso con il ministro durante l'esame in Aula.
La legge entra in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le scuole secondarie dovranno aggiornare i protocolli di informazione alle famiglie e le procedure di acquisizione del consenso già a partire dal prossimo anno scolastico, con un impatto operativo che coinvolge dirigenti, docenti e collegi docenti.