Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha risposto allo sciopero del 7-8 maggio 2026 con due argomenti distinti: le risorse destinate alla scuola sono cresciute durante la sua gestione e la riforma degli istituti tecnici professionali, contestata in piazza, non e' una sua iniziativa. "E' stata imposta dal PNRR e decisa dal precedente governo, che noi abbiamo dovuto attuare", ha dichiarato a Pomeriggio di Radio 1.
La replica ai sindacati: bilancio in crescita e tre contratti
Valditara ha citato due indicatori per difendere la gestione delle risorse: il bilancio del MIM sarebbe cresciuto "di quasi il 9% due anni fa" e dell'1,9% nell'ultima legge di bilancio. Cifre che, ha sottolineato, tengono nonostante "il fardello enorme del Superbonus che ha privato di decine di miliardi la disponibilita' del bilancio pubblico".
Sul fronte contrattuale, il ministro ha ricordato la firma di tre contratti durante la sua gestione, con un aumento medio dichiarato di 412 euro lordi mensili per i docenti e di oltre 300 euro per il personale ATA. "Mai visto un governo che abbia sottoscritto tre contratti, venivamo da un periodo di stagnazione quasi interrotto dal 2009", ha affermato. Tra le misure del mandato rientra anche il decreto sulla valutazione dei dirigenti scolastici, sistema avviato dall'anno scolastico 2024/2025.
Il PNRR del 2022 e l'origine della riforma 4+2
La parte piu' significativa della dichiarazione riguarda la paternita' della riforma. Il ministro ha chiarito che il 4+2 "e' una riforma imposta dal PNRR e decisa dal precedente governo". I documenti confermano questa ricostruzione: la riforma degli istituti tecnici e professionali e' classificata come Missione 4, Componente 1, Riforma 1.1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con obiettivo esplicito di allineare i curricula alla domanda di competenze del tessuto produttivo e del piano Industria 4.0.
Il quadro normativo fu definito con il decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144, convertito dalla legge 17 novembre 2022, n. 175 (articoli 26, 27 e 28), pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 269. La firma avvenne a cavallo tra il governo Draghi e il primo governo Meloni: il decreto-legge originale risale a settembre 2022, la conversione a novembre, quando il nuovo esecutivo era gia' in carica. Tutta la documentazione e' disponibile nella scheda PNRR Missione 4-C1 sul portale MIM.
Valditara, pur contestando le proteste con toni duri ("linguaggio da vetero comunismo fuori dalla storia"), riconosce implicitamente che il mandato esecutivo gli e' stato trasferito, non scelto. "Schierarsi oggi contro il 4+2 vuol dire guardare al passato", ha aggiunto, difendendo i contenuti della riforma: piu' italiano, matematica e inglese, competenze interdisciplinari, orientamento all'internazionalizzazione e rafforzamento del collegamento con il mondo del lavoro.
Cosa cambia dal 2026/27 e il dibattito sulla governance
L'implementazione e' graduale: le prime classi degli istituti tecnici seguiranno i nuovi curricula a partire dall'anno scolastico 2026/27, con completamento al 2030/31. Il percorso biennale post-diploma verso gli ITS Academy rappresenta il cuore del modello 4+2, destinato a connettere piu' strettamente formazione tecnica e mercato del lavoro.
Parallelamente al confronto sulla riforma, il dibattito sulla partecipazione delle famiglie alla governance scolastica avanza su un binario separato: una proposta in discussione prevede l'inserimento di nuovi rappresentanti dei genitori nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, segnale che il coinvolgimento di famiglie e docenti nelle scelte educative va oltre la polemica sul 4+2.
Le preoccupazioni che attraversano il mondo della scuola sono molteplici: accanto al dibattito sui curricula, episodi come la tragedia avvenuta su un autobus durante un viaggio d'istruzione a Battipaglia ricordano che la sicurezza degli studenti rimane una priorita' trasversale, indipendente dalle riforme strutturali.
L'attuazione del 4+2 parte concretamente da settembre 2026. La riforma e' un vincolo europeo: il confronto tra intenzioni dichiarate e risultati concreti richiedera' almeno un quinquennio di dati, non una giornata di sciopero.