* I numeri del TFA sostegno 2026: 30.241 posti, ma non per tutti * Secondaria di secondo grado a quota zero: cosa è successo * Il nodo delle cattedre scoperte e del personale non specializzato * Decreto attuativo: i tempi slittano tra maggio e giugno * Le proposte di attivazione degli atenei
I numeri del TFA sostegno 2026: 30.241 posti, ma non per tutti {#i-numeri-del-tfa-sostegno-2026-30241-posti-ma-non-per-tutti}
Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha dato il via libera a 30.241 posti per i percorsi di specializzazione sul sostegno didattico relativi al ciclo 2026. Un numero significativo, che sulla carta rappresenta un investimento massiccio nella formazione dei docenti di sostegno. Eppure, dietro la cifra complessiva si nasconde un'assenza che ha immediatamente attirato l'attenzione del mondo sindacale: nessun posto è stato previsto per la scuola secondaria di secondo grado.
La distribuzione delle risorse si concentra interamente sulla scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la secondaria di primo grado, seguendo una logica di fabbisogno territoriale che privilegia le regioni dove la carenza di docenti specializzati risulta più acuta. Chi sperava di accedere alla specializzazione per insegnare sostegno nelle superiori dovrà, almeno per questo ciclo, rivedere i propri piani.
Per chi si avvicina per la prima volta a questo percorso formativo, può essere utile consultare la nostra Guida al TFA per il Sostegno: Come Diventare Docenti Specializzati, che illustra requisiti, modalità di accesso e struttura dei corsi.
Secondaria di secondo grado a quota zero: cosa è successo {#secondaria-di-secondo-grado-a-quota-zero-cosa-e-successo}
A sollevare il caso è stata la Cisl Scuola. La segretaria generale Ivana Barbacci ha evidenziato come, nella ripartizione dei posti autorizzati, la secondaria di secondo grado sia rimasta completamente esclusa. Una scelta che, stando a quanto emerge dalle dichiarazioni sindacali, riflette un principio preciso: far coincidere l'offerta formativa con il fabbisogno reale di personale specializzato.
Barbacci ha parlato di coerenza tra offerta e domanda per l'anno in corso, riconoscendo che la distribuzione dei posti risponde alle necessità più urgenti del sistema scolastico. In altri termini, le carenze più gravi si registrano negli altri ordini di scuola, e lì si è deciso di concentrare le risorse.
Resta però una domanda legittima: le superiori non hanno bisogno di docenti di sostegno specializzati? I dati raccontano una realtà più sfumata di quanto la scelta ministeriale lasci intendere.
Il nodo delle cattedre scoperte e del personale non specializzato {#il-nodo-delle-cattedre-scoperte-e-del-personale-non-specializzato}
Il dato di fondo è noto e allarmante. Circa il 40% delle cattedre di sostegno in Italia è coperto da personale privo di specializzazione. Supplenti nominati dalle graduatorie incrociate, docenti con abilitazione su materia curricolare prestati al sostegno per necessità, precari che si ritrovano in classe senza la formazione specifica richiesta dal ruolo.
È un problema strutturale che attraversa tutti gli ordini di scuola, superiori comprese. La decisione di non attivare posti per la secondaria di secondo grado nel ciclo 2026 potrebbe dunque apparire contraddittoria, se non fosse che il Ministero sembra aver operato una scelta di priorità: intervenire dove il divario tra organico di diritto e personale effettivamente specializzato è più ampio.
Questa strategia non è esente da critiche. Il rischio concreto è che, mentre si colmano le lacune negli ordini inferiori, la situazione nelle superiori continui a deteriorarsi. Il tema della specializzazione sul sostegno, del resto, è da tempo al centro di un acceso dibattito, come testimonia la recente Controversia sui Docenti di Sostegno: Impugnato il Decreto da FLC CGIL e Gilda Unams, che ha visto i sindacati schierarsi contro alcune scelte ministeriali ritenute penalizzanti.
Decreto attuativo: i tempi slittano tra maggio e giugno {#decreto-attuativo-i-tempi-slittano-tra-maggio-e-giugno}
Chi attendeva il decreto attuativo già ad aprile dovrà pazientare. Le tempistiche si sono allungate e, stando alle previsioni più accreditate, il provvedimento non vedrà la luce prima del periodo compreso tra maggio e giugno 2026.
Il ritardo non sorprende chi segue le vicende del TFA sostegno da anni. La macchina burocratica che regola l'attivazione dei percorsi di specializzazione è complessa: serve il coordinamento tra il Ministero dell'Università, il Ministero dell'Istruzione e del Merito, gli uffici scolastici regionali e gli atenei. Ogni passaggio richiede tempo, e i calendari annunciati finiscono spesso per slittare.
Il decreto dovrà definire nel dettaglio la ripartizione dei 30.241 posti tra le università, i criteri di accesso alle prove selettive e le modalità di svolgimento dei corsi. Solo dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale gli atenei potranno emanare i bandi.
Le proposte di attivazione degli atenei {#le-proposte-di-attivazione-degli-atenei}
Un elemento importante riguarda le proposte di attivazione da parte delle università. La finestra per la presentazione delle candidature è fissata dal 23 aprile al 7 maggio 2026: un arco temporale piuttosto stretto, che obbliga gli atenei a muoversi rapidamente.
Le università dovranno indicare quanti posti sono in grado di attivare per ciascun ordine di scuola, sulla base delle proprie risorse in termini di personale docente, strutture e capacità organizzativa. Sarà poi il Ministero a validare le proposte e a procedere con l'assegnazione definitiva.
Va ricordato che non tutti gli atenei italiani sono autorizzati ad attivare i percorsi TFA sostegno. La geografia dell'offerta formativa incide in modo significativo sulle possibilità di accesso dei candidati, soprattutto nelle aree del Paese dove la domanda supera di gran lunga i posti disponibili.
Per i docenti di sostegno già in servizio, intanto, si avvicinano anche altre scadenze rilevanti, come quella relativa alla Scadenza per la Nomina a Commissari Esterni per i Docenti di Sostegno: Ecco Tutto Ciò Che Devi Sapere.
Il quadro, insomma, è in movimento. Con 30.241 posti autorizzati ma un intero ordine di scuola lasciato fuori, il ciclo 2026 del TFA sostegno si preannuncia come l'ennesimo capitolo di una partita ancora lontana dall'essere risolta. Per migliaia di aspiranti docenti specializzati, i prossimi mesi saranno decisivi.