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Sperimentazione liceo matematico: perché 4 regioni restano fuori dal via

La sperimentazione del liceo matematico parte da 100 scuole: mappa concentrata al Sud, quattro regioni escluse. Cosa cambia dal 2026/2027.

La sperimentazione nazionale del liceo matematico parte dall'anno scolastico 2026/2027 in 100 istituti selezionati dal decreto ministeriale 104 del 10 giugno 2026, ma la mappa non è nazionale: Valle d'Aosta, Liguria, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia restano fuori. Una scuola su cinque è in Campania, il baricentro della rete resta nel Mezzogiorno.

I numeri del decreto: 100 scuole, 105 percorsi

L'Allegato A del decreto individua 105 percorsi attivati in 100 istituzioni: alcune scuole attivano il laboratorio matematico su più indirizzi (classico, scientifico, scientifico opzione scienze applicate). Le due regioni capofila raccolgono da sole il 34% del totale: Campania 20 scuole, Lazio 14. Seguono Piemonte con 12 istituti, Puglia 11 e Lombardia 9.

In coda alla classifica, tre regioni si fermano a un solo presidio sperimentale: Marche, Molise e Sardegna. Basilicata e Umbria contano due scuole ciascuna. La sperimentazione avrà durata quinquennale e riguarderà una sola prima classe per ogni percorso autorizzato: significa che a settembre 2026 il liceo matematico coinvolgerà poco più di cento sezioni in tutta Italia.

Perché la mappa pende a Sud

La geografia del provvedimento non nasce da un criterio demografico. Il progetto è stato avviato nel 2015 al Dipartimento di Matematica dell'Università di Salerno sotto la guida del professor Francesco Saverio Tortoriello, e nel decennio successivo ha aggregato in rete oltre 150 scuole. Il comunicato dell'Unione Matematica Italiana sul decreto conferma che l'impianto proposto è stato interamente recepito dal ministero: il DM riconosce formalmente quel patrimonio, non lo ridistribuisce.

Il risultato è una sperimentazione che va in controtendenza rispetto alla storia della didattica sperimentale italiana, di solito concentrata al Nord. Qui il Mezzogiorno raccoglie oltre metà dei percorsi, mentre restano fuori quattro regioni piccole ma con popolazione studentesca non trascurabile. La mappa territoriale delle 100 scuole autorizzate mostra come le tre regioni con un solo istituto (Marche, Molise, Sardegna) siano più penalizzate del previsto in rapporto ai residenti in età scolare.

C'è poi un secondo squilibrio interno: il liceo classico è nettamente in minoranza tra i 105 percorsi, dove dominano scientifico e opzione scienze applicate. Per una prospettiva sui numeri degli indirizzi coinvolti e sui territori esclusi, resta utile il quadro riepilogativo delle quattro regioni fuori dalla sperimentazione e del ruolo marginale del classico. I dati OCSE-PISA 2022 collocano gli studenti italiani a 471 punti in matematica, in calo di 15 punti sul 2018 e con il Sud sistematicamente sotto la media nazionale: un modello nato in Campania dovrà dimostrare di funzionare proprio dove i divari sono più ampi.

Come funziona il laboratorio e chi lo insegna

Il cuore del progetto è il Laboratorio Matematico, non un nuovo indirizzo. Gli studenti restano iscritti al proprio liceo (classico, scientifico, scientifico opzione scienze applicate) e conseguono il diploma ordinamentale, con esame di Stato invariato. Cambiano solo le ore: due settimanali aggiuntive nel biennio e una nel triennio, dedicate a problem solving, modelli di intelligenza artificiale e percorsi interdisciplinari con arte, filosofia e letteratura.

L'insegnamento è affidato a docenti già presenti nel consiglio di classe, appartenenti alle classi di concorso A-26 (Matematica) o A-27 (Matematica e Fisica), che curano anche il dialogo con le università di riferimento. Agli Uffici scolastici regionali spetta assegnare in via prioritaria i posti di potenziamento su queste classi di concorso alle scuole coinvolte. Per capire se una scuola del proprio territorio è in elenco, il dettaglio della distribuzione tra 14 istituti nel Lazio e 20 in Campania offre una prima verifica: solo le istituzioni indicate nell'Allegato A possono attivare il laboratorio dal prossimo anno.

I primi diplomati usciranno nel 2031. Entro quella data l'Università di Salerno dovrà mostrare se un modello nato in un contesto regionale può reggere l'estensione nazionale, o se il perimetro delle 100 scuole resterà un'eccezione. Per le famiglie che stanno valutando l'iscrizione a settembre, il test operativo è uno solo: la presenza della scuola scelta nell'Allegato A del decreto.

Pubblicato il: 13 agosto 2026 alle ore 08:15