Docenti, personale ATA e dirigenti scolastici incrociano le braccia mercoledi' 6 e giovedi' 7 maggio 2026. Cobas e USB hanno proclamato lo sciopero scuola di ogni ordine e grado, con manifestazioni in decine di citta' italiane. Lezioni a rischio in tutta la penisola per due giorni.
I motivi dello sciopero del 6 e 7 maggio
Le date non sono casuali. Il 6 e il 7 maggio le scuole primarie somministrano le prove Invalsi: scioperando in quei giorni, i docenti impediscono fisicamente lo svolgimento dei test. I Cobas li definiscono 'quiz inutili e dannosi' che non valutano competenze reali e hanno diffuso la pratica del teaching to test, cioe' insegnare per superare il test invece di formare davvero gli studenti. Prove Invalsi e Indicazioni Nazionali al centro della protesta del 7 maggio
USB aggiunge motivazioni che vanno oltre la scuola: la protesta abbraccia l'opposizione alla militarizzazione della societa', alla guerra e alla reintroduzione della leva obbligatoria. Le due sigle hanno sensibilita' diverse ma convergono sullo stesso obiettivo per il 6 e 7 maggio. I Cobas scuola richiedono supporto per lo sciopero del 7 maggio
L'equazione salariale: +6% di aumento contro +15% di inflazione
La protesta ha un'anima economica che i numeri rendono concreta. Cobas chiede il recupero del potere d'acquisto perso dagli insegnanti negli ultimi anni, e parte dalla situazione recente: secondo il sindacato, il contratto appena firmato per il comparto scuola riconosce aumenti del 6%.
I dati ISTAT fotografano una realta' diversa. Nel 2022 l'inflazione italiana e' stata all'8,2%, nel 2023 al 5,7%, nel 2024 all'1,0%: cumulati, i prezzi sono saliti di circa il 15% in tre anni. Il gap tra aumento contrattuale e aumento del costo della vita vale circa 9 punti percentuali. Per ogni 100 euro di stipendio del 2022, il lavoratore ne guadagna oggi 106 ma ne avrebbe bisogno di circa 115 per mantenere lo stesso potere d'acquisto: un divario reale ogni mese in busta paga.
Il sindacato definisce questa distanza insostenibile: 'gli aumenti del 6% non solo non compensano il forte calo dei salari, ma sono lontanissimi pure dal coprire l'inflazione dell'ultimo triennio'. I Cobas chiedono il recupero di almeno il 30% del potere d'acquisto eroso in trent'anni, avanzando anche la richiesta di ruolo unico docente e pensione pari all'ultimo stipendio.
La riforma degli istituti tecnici: 132 ore di cultura in meno
Il secondo fronte della protesta riguarda gli istituti tecnici. Il Decreto Ministeriale 29 del 19 febbraio 2026 ridisegna i quadri orari a partire dall'anno scolastico 2026-2027. La misura piu' contestata e' il taglio di 132 ore nel curricolo della cultura generale, l'area obbligatoria per tutti gli studenti degli istituti tecnici indipendentemente dall'indirizzo scelto.
Nel dettaglio: la geografia viene ridotta a una sola ora settimanale nel primo anno e poi scompare dal piano di studi. L'italiano perde ore nel quinto anno, scendendo da 4 a 3 ore settimanali (da 132 a 99 ore annue). Anche la seconda lingua straniera risulta penalizzata nei nuovi quadri orari. FLC CGIL e Gilda degli Insegnanti hanno gia' segnalato il rischio di perdita di cattedre nelle scuole a partire dal prossimo anno scolastico.
Per gli studenti che si iscriveranno agli istituti tecnici dal 2026-2027, il risultato concreto e' meno formazione culturale e umanistica e piu' spazio alle materie di indirizzo. I Cobas chiedono il ritiro immediato del decreto e la riapertura del confronto con le organizzazioni sindacali.
Le mobilitazioni non riguardano solo il personale scolastico. Nel Lazio gli studenti si sono gia' mossi contro l'accorpamento degli istituti, che riduce le sedi nei territori meno popolosi. La protesta degli studenti contro l'accorpamento degli istituti nella regione Lazio Venerdi' 6 maggio i Cobas si riuniscono alle 10 davanti al Ministero dell'Istruzione a Roma. Il 7 maggio USB organizza un corteo nazionale. Le famiglie con figli alle elementari possono attendersi perturbazioni nelle due giornate: comunicare in anticipo alla dirigenza scolastica se si prevede l'assenza.