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Rinnovo contratto scuola 2025-2027, si punta alla chiusura il 1° aprile: aumenti del 5,5% ma restano nodi irrisolti

All'ARAN emergono le tabelle stipendiali con incrementi attesi tra il 5,4 e il 5,5%. Castellana (Gilda): "Ancora aperti i problemi del recupero del 2013 e del precariato"

* Le trattative all'ARAN e la data del 1° aprile * Le tabelle stipendiali: quanto aumenteranno gli stipendi * Il nodo del 2013 e la questione del precariato * Un contratto atteso da tempo, tra aspettative e limiti strutturali

Le trattative all'ARAN e la data del 1° aprile {#le-trattative-allaran-e-la-data-del-1-aprile}

La firma potrebbe arrivare già il 1° aprile. È questa la data cerchiata in rosso sul calendario delle trattative per il rinnovo del contratto scuola 2025-2027, stando a quanto dichiarato da Rino Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, a margine dell'ultimo incontro tenutosi presso l'ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni).

La sessione negoziale ha segnato un passo avanti significativo: sono state presentate le tabelle stipendiali che definiscono gli incrementi economici per il personale scolastico. Dopo mesi di attesa e più di qualche tensione tra le parti sociali, il quadro comincia a prendere forma. Ma non tutto è risolto.

Le tabelle stipendiali: quanto aumenteranno gli stipendi {#le-tabelle-stipendiali-quanto-aumenteranno-gli-stipendi}

Il dato più atteso riguarda l'entità degli aumenti. Dalle tabelle emerse durante l'incontro, l'incremento stipendiale si attesterebbe tra il 5,4% e il 5,5%, comprensivo degli arretrati maturati. Una cifra che, tradotta in termini concreti, porterebbe ritocchi mensili differenziati per profilo professionale e fascia di anzianità.

Per i docenti, che rappresentano la quota più ampia del comparto, si tratta di un aumento lordo che dovrà fare i conti con l'inflazione accumulata negli ultimi anni. Già in passato la Gilda degli Insegnanti aveva rilevato, attraverso un sondaggio tra i propri iscritti, come le aspettative della categoria andassero ben oltre le percentuali messe sul tavolo, con richieste concentrate su retribuzioni più dignitose e misure di welfare strutturale.

Gli arretrati, secondo quanto anticipato, dovrebbero essere erogati contestualmente alla chiusura del contratto. Un elemento non secondario, considerando che i ritardi nei rinnovi contrattuali del pubblico impiego italiano sono ormai una costante: il personale scolastico si è abituato, suo malgrado, a rincorrere somme già dovute.

Il nodo del 2013 e la questione del precariato {#il-nodo-del-2013-e-la-questione-del-precariato}

Se sul fronte economico il percorso sembra tracciato, le criticità di merito restano pesanti. Castellana non ha nascosto la preoccupazione per due questioni che la trattativa non è riuscita, almeno finora, a sciogliere.

La prima è il recupero dell'anno 2013, un tema annoso che si trascina da oltre un decennio. Quell'anno, il blocco degli scatti di anzianità imposto dalle politiche di austerità produsse un vuoto retributivo che non è mai stato colmato. Per migliaia di docenti e personale ATA, quel buco nella progressione economica si traduce ancora oggi in stipendi più bassi rispetto a quanto sarebbe spettato. Una ferita aperta che ogni rinnovo contrattuale promette di sanare, senza mai riuscirci davvero.

La seconda questione, ancora più strutturale, riguarda il precariato. Il sistema scolastico italiano continua a reggersi su una quota enorme di personale con contratto a tempo determinato: supplenti annuali, docenti su organico di fatto, lavoratori che ogni settembre ricominciano da capo. Le soluzioni normative tentate negli ultimi anni, dai concorsi straordinari alle stabilizzazioni, non hanno ridotto in modo significativo il fenomeno. E il contratto collettivo, per sua natura, può intervenire solo in parte su un problema che ha radici legislative e organizzative profonde.

Non è un caso che proprio le condizioni del lavoro scolastico abbiano alimentato, nei mesi scorsi, una stagione di mobilitazioni. Lo sciopero del 4 aprile 2025 aveva già portato in piazza le rivendicazioni di una categoria che si sente sottovalutata, mentre le tensioni non si sono placate nemmeno con la protesta del 7 maggio contro le prove Invalsi e le nuove Indicazioni Nazionali, a conferma di un malessere diffuso che va oltre la sola partita economica.

Un contratto atteso da tempo, tra aspettative e limiti strutturali {#un-contratto-atteso-da-tempo-tra-aspettative-e-limiti-strutturali}

Se il cronoprogramma verrà rispettato, la chiusura del contratto scuola 2025-2027 il 1° aprile rappresenterebbe un segnale positivo almeno sotto il profilo della tempistica. Nei precedenti rinnovi, i tempi si erano dilatati ben oltre la scadenza naturale, con il paradosso di firmare contratti già scaduti.

Resta da capire se un aumento nell'ordine del 5,5% basterà a rispondere alle esigenze di circa un milione di lavoratori del comparto istruzione e ricerca. L'incremento stipendiale, pur apprezzabile, si inserisce in un contesto in cui il potere d'acquisto dei dipendenti pubblici, e dei docenti in particolare, ha subito un'erosione costante. L'Italia resta tra i Paesi europei che meno retribuiscono i propri insegnanti, come certificano periodicamente i rapporti OCSE _Education at a Glance_.

La partita, insomma, non si chiude con una firma. Il 1° aprile, se tutto andrà come previsto, segnerà un punto fermo. Ma i problemi di fondo della scuola italiana, dal precariato cronico alle retribuzioni strutturalmente basse, continueranno a chiedere risposte che un contratto collettivo, da solo, non può dare.

Pubblicato il: 25 marzo 2026 alle ore 14:12