* La mozione del 26 marzo: cosa contesta il Collegio docenti * Monte orario ridotto e discipline sacrificate * Scelta dell'indirizzo dal primo anno: un vincolo che preoccupa * Il nodo del mancato confronto con le scuole * Un fronte di opposizione che si allarga
La mozione del 26 marzo: cosa contesta il Collegio docenti {#la-mozione-del-26-marzo-cosa-contesta-il-collegio-docenti}
Non è un semplice malumore. È una presa di posizione formale, messa nero su bianco e votata in sede collegiale. Il Collegio dei docenti dell'ISS "Galilei-Sani" di Latina ha approvato il 26 marzo 2026 una mozione che respinge in blocco l'impianto della riforma degli istituti tecnici, aggiungendosi al crescente numero di istituti italiani che hanno deciso di alzare la voce contro un provvedimento percepito come calato dall'alto.
La mozione elenca una serie di criticità che, stando a quanto emerge dal documento, investono aspetti strutturali della riforma: dalla riduzione del monte orario ai tagli alle discipline, passando per l'introduzione di un vincolo alla scelta dell'indirizzo di studio fin dal primo anno. Punti che, secondo i firmatari, non migliorano la qualità dell'offerta formativa ma la impoveriscono.
Monte orario ridotto e discipline sacrificate {#monte-orario-ridotto-e-discipline-sacrificate}
Il cuore della contestazione riguarda i numeri. La riforma prevede una contrazione delle ore di lezione che, per i docenti del Galilei-Sani, si traduce inevitabilmente in un ridimensionamento di discipline tecniche e laboratoriali, proprio quelle che dovrebbero rappresentare il tratto distintivo degli istituti tecnici rispetto ad altri percorsi di istruzione secondaria.
I tagli alle discipline non sono un dettaglio marginale. Chi insegna in un istituto tecnico sa che le competenze pratiche e specialistiche si costruiscono con tempo e continuità. Ridurre le ore significa comprimere programmi, eliminare approfondimenti, rinunciare a esperienze di laboratorio che spesso fanno la differenza tra un diploma spendibile nel mondo del lavoro e un titolo di studio svuotato di contenuto reale.
La preoccupazione, va detto, non è isolata. Da mesi diversi collegi docenti in tutta Italia segnalano lo stesso problema, con toni che variano dalla critica costruttiva alla protesta aperta. Il caso di Latina si inserisce in questo solco, con la peculiarità di un documento votato in modo compatto e articolato.
Scelta dell'indirizzo dal primo anno: un vincolo che preoccupa {#scelta-dellindirizzo-dal-primo-anno-un-vincolo-che-preoccupa}
Un altro punto su cui il Collegio ha espresso forte contrarietà è l'introduzione di un vincolo alla scelta dell'indirizzo di studio già dal primo anno. Fino ad oggi, il biennio iniziale degli istituti tecnici ha garantito una certa flessibilità, consentendo agli studenti di orientarsi prima di specializzarsi. La riforma cambia le carte in tavola, chiedendo a ragazze e ragazzi di quattordici anni una scelta precoce e potenzialmente irreversibile.
Il rischio, come sottolineato dai docenti del Galilei-Sani, è duplice. Da un lato si carica sulle spalle di adolescenti una decisione che presuppone una maturità e una consapevolezza professionale che a quell'età raramente esistono. Dall'altro, e forse è l'aspetto più insidioso, si finisce per penalizzare le specializzazioni meno conosciute: quegli indirizzi che spesso gli studenti scoprono proprio durante il biennio comune, grazie al contatto con materie e laboratori che non avevano considerato al momento dell'iscrizione.
È un meccanismo che potrebbe produrre effetti paradossali. Gli indirizzi più "popolari" o visibili attrrarrebbero la maggior parte delle iscrizioni, mentre percorsi di nicchia ma strategici per il tessuto produttivo locale rischierebbero di svuotarsi, con conseguenze a cascata sulle cattedre e sull'organizzazione scolastica.
Il nodo del mancato confronto con le scuole {#il-nodo-del-mancato-confronto-con-le-scuole}
Se le criticità di merito sono rilevanti, quella di metodo non è da meno. La mozione del Galilei-Sani denuncia in modo esplicito che il decreto è stato adottato senza alcun confronto con le scuole. Nessuna consultazione, nessun tavolo tecnico con chi ogni giorno vive la realtà degli istituti tecnici, conosce gli studenti, gestisce laboratori e curricoli.
È un tema ricorrente nel dibattito sulla governance dell'istruzione italiana. Le riforme arrivano spesso dalle stanze ministeriali con tempi stretti e modalità che lasciano poco spazio alla partecipazione dal basso. Il risultato è un cortocircuito tra chi progetta le norme e chi deve applicarle, con ricadute sulla qualità dell'implementazione e, in ultimo, sulla formazione degli studenti. Peraltro, la questione della rappresentanza nel processo decisionale è tornata al centro dell'attenzione anche in relazione ad altri aspetti del sistema scolastico, come nel caso della recente Riforma Scolastica: Genitori nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, che ha riaperto il confronto su chi debba avere voce in capitolo nelle scelte che riguardano la scuola.
I docenti di Latina, nel loro documento, non chiedono di bloccare qualsiasi cambiamento. Chiedono di essere ascoltati. È una differenza sostanziale che meriterebbe attenzione da parte del decisore politico.
Un fronte di opposizione che si allarga {#un-fronte-di-opposizione-che-si-allarga}
La mozione dell'ISS Galilei-Sani non nasce nel vuoto. Si inserisce in un movimento di protesta dei docenti che da settimane attraversa gli istituti tecnici italiani, dal Nord al Sud. Il denominatore comune è la sensazione che questa riforma, anziché rafforzare l'istruzione tecnica e renderla più competitiva e attrattiva, ne stia erodendo le fondamenta.
Le criticità evidenziate a Latina riecheggiano quelle sollevate da altri collegi docenti: l'inadeguatezza dei tempi di attuazione, la superficialità dell'analisi d'impatto, la sottovalutazione delle specificità territoriali. In un Paese dove il tessuto produttivo varia enormemente da regione a regione, pensare che un modello unico possa funzionare ovunque senza adattamenti è quantomeno azzardato.
La questione, a questo punto, resta aperta. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito non ha finora fornito risposte strutturate alle obiezioni che arrivano dalle scuole. E mentre il calendario scorre verso le scadenze per l'organizzazione del prossimo anno scolastico, il rischio concreto è che la riforma entri in vigore in un clima di diffidenza e impreparazione, il peggiore possibile per un cambiamento che ambisce a essere epocale.