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Morte dello studente Gerlando Falzone durante la gita a Firenze: il cordoglio del CNDDU riapre il dibattito sulla sicurezza

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede risposte dopo la tragica scomparsa del giovane durante un viaggio di istruzione. Sotto i riflettori i protocolli di sicurezza per le uscite scolastiche.

* La tragedia di Firenze * Il cordoglio del CNDDU * Sicurezza nelle gite scolastiche: una questione irrisolta * Il quadro normativo e le responsabilità * Un tema che non può più attendere

La tragedia di Firenze {#la-tragedia-di-firenze}

Doveva essere un viaggio di istruzione come tanti altri, un'occasione per scoprire le bellezze artistiche di Firenze lontano dai banchi di scuola. Si è trasformato invece in una tragedia che ha scosso l'intera comunità scolastica italiana. Gerlando Falzone, giovane studente, ha perso la vita durante una gita scolastica nel capoluogo toscano, in circostanze su cui si attendono ancora chiarimenti definitivi.

La notizia si è diffusa rapidamente, suscitando sgomento tra compagni di classe, docenti e famiglie. Un dolore che va ben oltre i confini della scuola di appartenenza e che, ancora una volta, pone interrogativi urgenti su quanto il sistema scolastico italiano sia realmente attrezzato per garantire l'incolumità degli studenti durante le attività fuori sede.

Il cordoglio del CNDDU {#il-cordoglio-del-cnddu}

A rompere il silenzio istituzionale è stato il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che ha espresso "profondo cordoglio per la tragica scomparsa del giovane studente Gerlando Falzone". Il CNDDU, organismo da sempre attento ai temi della tutela dei diritti e della sicurezza all'interno del mondo scolastico, ha voluto far sentire la propria vicinanza alla famiglia e all'intera comunità educativa coinvolta.

Stando a quanto emerge dalle prime dichiarazioni, il Coordinamento non si è limitato alle parole di circostanza. La nota diffusa lascia trasparire una richiesta implicita ma ferma: fare chiarezza su quanto accaduto e, soprattutto, ripensare i meccanismi di prevenzione che dovrebbero accompagnare ogni viaggio di istruzione.

Non è la prima volta che il CNDDU interviene su vicende che toccano la sicurezza degli studenti. L'organismo ha più volte sollecitato le istituzioni a rafforzare i protocolli, sottolineando come la formazione del personale scolastico e la preparazione logistica delle uscite didattiche non possano essere considerate questioni secondarie.

Sicurezza nelle gite scolastiche: una questione irrisolta {#sicurezza-nelle-gite-scolastiche-una-questione-irrisolta}

La morte di Gerlando Falzone riporta sotto i riflettori un tema che ciclicamente riemerge nel dibattito pubblico senza mai trovare risposte strutturali. Le gite scolastiche rappresentano un momento formativo insostituibile, ma portano con sé responsabilità enormi per docenti accompagnatori, dirigenti scolastici e operatori del trasporto.

I rischi, del resto, non riguardano soltanto le dinamiche interne ai gruppi di studenti. Basti pensare al caso, avvenuto non molto tempo fa, dell'autista di bus della gita scolastica bloccato dalla polizia: trovato ubriaco, un episodio che aveva messo in luce le falle nei controlli sugli operatori esterni a cui le scuole affidano il trasporto degli alunni.

I numeri parlano chiaro. Ogni anno in Italia si svolgono decine di migliaia di viaggi di istruzione, coinvolgendo milioni di studenti di ogni ordine e grado. Eppure il rapporto tra la mole di queste attività e le risorse destinate alla loro sicurezza resta squilibrato. I docenti accompagnatori, spesso in numero insufficiente rispetto agli studenti, si trovano a gestire situazioni complesse senza una formazione specifica e, non di rado, senza coperture assicurative adeguate.

Il nodo dei docenti accompagnatori

Uno degli aspetti più critici riguarda proprio il ruolo degli insegnanti durante i viaggi di istruzione. La normativa vigente attribuisce loro una responsabilità di vigilanza che, come sottolineato da più parti, risulta sproporzionata rispetto agli strumenti e al supporto di cui dispongono. Non è un caso che negli ultimi anni si sia registrata una crescente riluttanza da parte dei docenti ad accompagnare le classi in gita, un fenomeno che ha portato in alcuni casi alla cancellazione delle uscite programmate.

La questione della formazione del personale scolastico, peraltro, si estende ben oltre le gite. Come evidenziato anche nel dibattito sull'autismo e inclusione scolastica, investire sulla preparazione dei docenti è una necessità trasversale che il sistema non può continuare a ignorare.

Il quadro normativo e le responsabilità {#il-quadro-normativo-e-le-responsabilità}

Sul piano legislativo, la disciplina dei viaggi di istruzione è regolata principalmente dalla circolare ministeriale n. 291 del 1992 e da successive note integrative, oltre che dai regolamenti interni dei singoli istituti. Un quadro frammentato, che lascia ampi margini di discrezionalità alle scuole nella definizione dei protocolli di sicurezza.

La responsabilità ricade, a cascata, su più soggetti:

* Il dirigente scolastico, che autorizza il viaggio e ne verifica la conformità alle disposizioni vigenti * I docenti accompagnatori, tenuti all'obbligo di vigilanza per tutta la durata dell'uscita * Il consiglio di istituto, che approva il piano delle gite e i relativi aspetti organizzativi e finanziari * Le agenzie di viaggio e i vettori, vincolati al rispetto delle normative sulla sicurezza dei trasporti

A mancare, secondo molti osservatori, è un testo unico aggiornato che recepisca le esigenze di un contesto profondamente cambiato rispetto a trent'anni fa. Le gite scolastiche di oggi si svolgono in un mondo diverso, con rischi diversi, e necessitano di regole adeguate.

Un tema che non può più attendere {#un-tema-che-non-può-più-attendere}

La scomparsa di Gerlando Falzone lascia un vuoto incolmabile nella sua famiglia e nella sua comunità scolastica. Ma al di là del dolore, che merita tutto il rispetto e il silenzio necessari, resta il dovere di non archiviare questa vicenda come un fatto isolato.

Le scuole italiane organizzano viaggi di istruzione perché credono nel loro valore educativo. Nessuno mette in discussione questo principio. Ciò che va messo in discussione, semmai, è l'inadeguatezza delle risorse e dei protocolli che dovrebbero rendere quelle esperienze sicure per tutti.

Il cordoglio espresso dal CNDDU è un segnale importante. Ora la parola spetta al Ministero dell'Istruzione e del Merito e alle istituzioni competenti, chiamati a trasformare l'ennesima tragedia in un punto di svolta. La sicurezza degli studenti durante le gite scolastiche non può restare una questione affidata alla buona volontà dei singoli. Servono regole chiare, risorse adeguate e, soprattutto, la volontà politica di affrontare il problema prima che sia troppo tardi. Di nuovo.

Pubblicato il: 13 aprile 2026 alle ore 07:46