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Maturità 2026, cosa dicono i dati MIM su ammissione, voti e divari

Maturità 2026: il 3,5% non viene ammesso, lo 0,3% bocciato e quasi un diplomato su dieci esce con 100 o lode. Guida ai dati MIM e ISTAT.

Indice: In breve | Il filtro dell'ammissione: dove si decide davvero | Le tappe della Maturità 2026 | Voti, lodi e geografia degli esiti | Errori comuni di interpretazione | Domande frequenti

Il Ministero dell'Istruzione e del Merito conferma in vista della Maturità 2026 un quadro stabile sull'esame di Stato: nell'ultima sessione il 3,5% degli studenti del quinto anno non è stato ammesso, lo 0,3% è stato bocciato durante le prove e quasi un diplomato su dieci è uscito con 100 o 100 e lode. Il filtro vero non è il colloquio o gli scritti, ma lo scrutinio di giugno che decide chi accede all'esame. I dati arrivano dal Ministero dell'Istruzione e del Merito e dalle rilevazioni ISTAT sulla dispersione scolastica.

In breve

* Nel 2025 il 3,5% degli studenti di quinto non è stato ammesso all'esame di Stato

* I bocciati durante le prove finali sono lo 0,3%, dato storicamente minimo

* Il 4,9% dei diplomati ha chiuso con 60/100, il 7,1% con 100 e il 2,8% con 100 e lode

* Quasi 14 mila candidati hanno ricevuto la lode, il doppio dei voti massimi rispetto ai minimi

* La Calabria guida le eccellenze (18,1% tra 100 e lode), la Valle d'Aosta chiude la classifica (3,3%)

Il filtro dell'ammissione: dove si decide davvero

Il 3,5% di studenti non ammessi nel 2025 nasconde forti differenze territoriali. La Sardegna è la regione più severa: il 7,1% dei quinti non passa lo scrutinio. Seguono la Liguria con il 5,0% e il Trentino-Alto Adige con il 4,6%. All'estremo opposto, il Molise ferma allo scrutinio appena il 2,6% degli studenti, mentre Campania, Valle d'Aosta e Veneto si attestano al 2,9%. Una volta superato l'ostacolo dell'ammissione, l'esame si chiude quasi sempre con un diploma: la quota nazionale di candidati respinti durante le prove è dello 0,3%.

A questo quadro va aggiunto un dato strutturale rilevato dall'ISTAT: l'8,2% dei giovani tra i 18 e i 24 anni esce dal sistema scolastico prima del diploma. Significa che la selezione più rilevante avviene nei cinque anni precedenti, attraverso bocciature in itinere e abbandoni che non compaiono nei numeri della Maturità. Lo scrutinio finale è il momento in cui il consiglio di classe verifica i requisiti minimi: frequenza di almeno tre quarti delle ore, sufficienza in tutte le discipline e nella condotta, presentazione della prova INVALSI sostenuta nel quinto anno.

Le tappe della Maturità 2026

1. Scrutinio di ammissione a giugno 2026: il consiglio di classe valuta media dei voti, frequenza minima e crediti scolastici per ciascun candidato. 2. Prove scritte: prima prova nazionale di italiano e seconda prova di indirizzo, calendarizzate dal MIM secondo l'ordinanza dell'esame di Stato. 3. Colloquio orale davanti alla commissione, con i commissari esterni già nominati per la sessione 2026. 4. Pubblicazione degli esiti e calcolo del voto finale su base centesimale, somma di crediti scolastici e punteggi delle prove.

Voti, lodi e geografia degli esiti

Sui voti finali, l'edizione 2025 conferma uno scarto netto tra eccellenze e punteggi minimi: il 4,9% ha avuto 60/100, contro il 7,1% di 100 e il 2,8% di 100 e lode, per un totale del 9,9% di diplomati al massimo dei voti. Quasi 14 mila candidati hanno ricevuto la lode. La fotografia regionale ribalta lo stereotipo del Nord più rigoroso: la Calabria mette in classifica il 12,0% di 100 e il 6,1% di lodi, totalizzando un diplomato su cinque al massimo dei voti.

Seguono la Sicilia con il 10,3% di 100, la Puglia con il 9,9% e la Campania con il 9,5%. Sul fronte opposto, in Valle d'Aosta i 100 si fermano al 3,0% e le lodi allo 0,3%, mentre Lombardia (4,0%), Piemonte (5,0%) e Veneto (5,1%) restano sotto la media. È invece la Lombardia a guidare la quota di 60: il 6,8% dei suoi diplomati esce col punteggio minimo, contro una media nazionale del 4,9%. Il quadro va letto incrociando dato MIM e dato ISTAT: dove la dispersione resta più alta, alla Maturità arriva una platea già selezionata.

Errori comuni di interpretazione

Confondere l'ammissione con l'esame: il numero che indica la difficoltà reale della Maturità non è la percentuale di bocciati allo scritto o all'orale, ma quella di non ammessi allo scrutinio di giugno. Nel 2025 i due valori sono rispettivamente 0,3% e 3,5%, ovvero una differenza di oltre dieci volte.

Sottovalutare il credito scolastico: il voto finale è la somma dei punteggi delle prove e dei crediti maturati nel triennio. Una media bassa nei tre anni pesa sul totale anche con scritti e colloquio sopra la sufficienza.

Leggere il divario Nord-Sud al contrario: il Mezzogiorno produce più diplomati col massimo dei voti, ma è anche l'area con tassi di dispersione scolastica più alti. I due fenomeni vanno letti insieme, non in opposizione.

Domande frequenti

Chi è ammesso all'esame di Stato 2026?

Sono ammessi gli studenti del quinto anno che hanno frequentato almeno tre quarti delle ore di lezione, hanno la sufficienza in tutte le discipline e nel comportamento e hanno conseguito i crediti previsti. Lo scrutinio si svolge a giugno 2026 ed è in questa sede che nel 2025 è stato respinto il 3,5% dei candidati.

Quante prove ci sono e come si svolgono?

L'esame di Stato 2026 prevede due prove scritte e un colloquio orale. La prima prova è la stessa per tutti gli indirizzi e verte sull'italiano; la seconda prova è disciplinare e cambia a seconda del percorso di studi. Il colloquio si svolge davanti alla commissione composta da commissari interni ed esterni, già nominati dal MIM.

Come si calcola il voto finale?

Il voto finale è espresso in centesimi e somma fino a 40 punti di credito scolastico maturato nel triennio, 20 punti per la prima prova scritta, 20 per la seconda e 20 per il colloquio orale. La commissione può attribuire la lode quando il candidato raggiunge il punteggio massimo all'unanimità.

Perché il Sud ha più voti alti del Nord?

Le ipotesi sul tavolo sono diverse: composizione del campione (a parità di iscritti, la dispersione precoce nel Mezzogiorno lascia all'esame una platea più selezionata), criteri di valutazione meno uniformi tra commissioni, peso dei crediti scolastici accumulati. Non esiste a oggi una spiegazione univoca riconosciuta da MIM o INVALSI.

Cosa dicono i dati sulla dispersione scolastica?

L'ISTAT rileva che l'8,2% dei giovani tra 18 e 24 anni ha abbandonato il sistema di istruzione e formazione prima del diploma. Il dato è in calo rispetto al 13,1% del 2020 ma resta sopra l'obiettivo europeo del 9% al 2030. Le maggiori criticità si concentrano nel Mezzogiorno e nelle aree interne.

In vista della Maturità 2026 il punto di osservazione si sposta: gli studenti del quinto anno guardano allo scrutinio di giugno più che agli scritti, e le famiglie ricalibrano l'attenzione sulla media del triennio. La sessione 2026 sarà il primo banco di prova per capire se la geografia degli esiti consolidata nelle ultime edizioni rimane stabile o cambia direzione.

Pubblicato il: 11 giugno 2026 alle ore 07:46