Il 49,2% degli studenti italiani in uscita dalle superiori raggiunge la sufficienza in matematica. Nel 2019 erano il 61%. In sei anni la scuola ha perso quasi dodici punti, e il dato 2025 cede altri 3,3 punti su un solo anno.
Cosa dice il Rapporto Invalsi 2025
I numeri delle prove sostenute da oltre 507mila maturandi parlano da soli. In italiano la sufficienza si ferma al 51,7%, con un calo di 4,8 punti rispetto al 2024. In matematica al 49,2%. Il punteggio medio della prova di matematica scende a 189,8 dopo la lieve risalita del 2024 a 193, rendendo evidente che il recupero post-pandemia si è già fermato.
Un solo indicatore va in controtendenza: il Listening di inglese passa dal 35% del 2019 al 43,6% del 2025, sostenuto da serie tv, gaming e didattica più interattiva. Il Reading di inglese si attesta al 55,3%, in linea con il periodo pre-Covid. Tutto il resto arretra.
Due segnali strutturali pesano più del titolo nazionale. La dispersione scolastica implicita, cioè gli studenti che si diplomano con competenze molto basse in tutte le materie, sale all'8,7%, in crescita rispetto al 2024. L'eccellenza accademica scende invece al 12,3%, il valore più basso mai registrato. La scuola perde ai due estremi insieme: fatica a recuperare chi resta indietro e non spinge più chi potrebbe andare avanti. Su questa frattura si è innestato il dibattito che ha portato allo sciopero del 7 maggio contro le prove Invalsi e le Indicazioni nazionali.
Il divario Nord-Sud vale un anno scolastico
La media nazionale è un'astrazione. Al grado 10, cioè in seconda superiore, gli studenti del Nord-Ovest e del Nord-Est raggiungono la sufficienza in matematica nel 62-63% dei casi. Nel Sud e nelle Isole la quota scende al 36,1%. Lo scarto, sul punteggio medio, supera i 30 punti Invalsi: è la differenza di apprendimento stimata in oltre un anno di scuola, secondo il Rapporto Invalsi 2025 sul grado 10.
Sotto la media nazionale del 53,7% di sufficienza al grado 10, in Calabria, Sicilia e Sardegna oltre uno studente su quattro non va oltre il livello 1, il più basso della scala. La sola Provincia autonoma di Trento si colloca mediamente al livello 4.
Il secondo divario è di indirizzo. Negli istituti professionali, in diverse regioni, la quota di studenti adeguati in matematica non supera il 18%, e in italiano la situazione è simile. Anche i licei diversi dallo scientifico, classico e linguistico mostrano risultati più vicini ai tecnici che al polo liceale tradizionale: chi frequenta uno scientifico ottiene mediamente 22,2 punti Invalsi in più in matematica rispetto a un coetaneo di un istituto tecnico. La scuola italiana non produce risultati sufficienti per metà degli studenti, e dentro quella metà la separazione è geografica e di indirizzo, non casuale.
Cosa chiedono davvero le imprese
Le aziende non chiedono matematica avanzata, chiedono la sufficienza che oggi manca. Secondo il sistema informativo Excelsior Unioncamere - Competenze digitali 2025, le competenze legate all'utilizzo di linguaggi e metodi matematici e informatici sono richieste al 48,8% delle entrate programmate nel 2025. Il dato non riguarda solo le posizioni STEM: è quasi una assunzione su due, in tutta l'economia.
Le difficoltà di reperimento, in parallelo, sono al 48% a livello nazionale e salgono al 59,7% nel comparto metalmeccanico ed elettronico. Tra i profili più difficili da reperire la lista Excelsior segnala matematici, statistici, data analyst, oltre alle figure tecniche dell'industria. Per i diplomati ITS le competenze digitali e matematiche sono ormai un pre-requisito, e su questo fronte si è aperto un cantiere che intreccia anche la visione di Giannelli sull'intelligenza artificiale a scuola.
Il mismatch denunciato dalle imprese non è una posizione ideologica: è la distanza tra una scuola che fa raggiungere la sufficienza in matematica a meno della metà dei diplomati e un'economia che chiede quelle stesse competenze al 48,8% delle nuove assunzioni. Recuperare dieci punti percentuali non si fa alla maturità, si fa alla primaria, dove le tabelline vengono perse prima ancora di essere imparate, e dove la pipeline dei nuovi docenti, da ultimo con il concorso PNRR 2 nella scuola dell'infanzia e primaria, diventa il primo fattore di equità reale.