Con la nota 224621 del 28 settembre 2026 il Ministero dell'Istruzione e del Merito chiede ai docenti di assegnare i compiti a casa entro l'orario delle lezioni, di usare il diario cartaceo e di evitare inserimenti sul registro elettronico in serata o nel fine settimana. La nota invita i dirigenti scolastici a vigilare sull'applicazione e a far aggiornare dai Collegi il Patto educativo di corresponsabilità.
La terza nota in diciassette mesi
Nel testo firmato da Giuseppe Valditara si fa esplicito riferimento alle due note precedenti sullo stesso tema: la 2443 del 28 aprile 2025 e la 5274 dell'11 luglio 2025. In diciassette mesi è il terzo intervento del Ministro, segno che le indicazioni date finora non hanno modificato le pratiche segnalate: compiti caricati nel registro elettronico dopo le 20, prove di verifica concentrate nello stesso giorno, famiglie costrette a monitorare gli aggiornamenti anche nel weekend. Il documento ribadisce l'autonomia didattica dei docenti e non introduce sanzioni; chiede solo ai Collegi di aggiornare il regolamento d'istituto e il patto con le famiglie, come riepilogato nel comunicato ufficiale del Ministero dell'Istruzione e del Merito. Lo stesso meccanismo era già stato tentato ad aprile e luglio 2025 con le note citate dal Ministro, senza produrre il cambiamento richiesto.
Il monte ore non si tocca
La nota regola il quando si assegnano i compiti, non il quanto. Ed è lì che l'Italia ha un problema misurato. Secondo il rapporto OCSE PISA in Focus sui compiti a casa e sulle disuguaglianze, i quindicenni italiani dedicano in media circa 9 ore a settimana ai compiti, quasi il doppio della media OCSE ferma a 5. Nell'area considerata, solo Irlanda, Kazakistan, Romania, Russia e Singapore si collocano sopra le 7 ore settimanali; agli antipodi Finlandia e Corea restano sotto le 3. A questo monte ore si aggiunge uno dei divari interni più ampi dell'OCSE: gli studenti del quartile socio-economico alto fanno diverse ore di compiti in più alla settimana rispetto a quelli del quartile basso, con l'effetto di ampliare, non ridurre, la distanza nei risultati. Il tema del carico non è nuovo nel dibattito, ma la nota 224621 non lo nomina mai e non prevede strumenti di rilevazione: nessun tetto settimanale, nessun indicatore minimo per Consigli di classe o Uffici scolastici regionali. La fotografia OCSE sulle 9 ore è ferma a oltre dieci anni fa e il MIM non pubblica una rilevazione analoga; nessun provvedimento recente, compresa la nota appena firmata, chiede alle scuole di misurare il carico assegnato a ciascuna classe, lasciando il dato nazionale fuori dall'orizzonte del ministero.
Cosa cambia davvero per docenti e famiglie
Dal punto di vista normativo nulla: la nota non è una legge e non modifica il contratto nazionale. L'onere reale è organizzativo e ricade sui Collegi dei docenti, che dovranno coordinarsi per non far cadere più verifiche nello stesso giorno, e sui dirigenti scolastici, chiamati a vigilare sull'uso del registro elettronico fuori orario. Per le famiglie l'effetto atteso è la fine del controllo compulsivo del registro la sera, a patto che la pratica del diario cartaceo torni davvero in classe. Il resto, cioè il peso complessivo dei compiti pomeridiani, resta nelle mani del singolo docente e del Consiglio di classe, nel rispetto dell'autonomia didattica che la nota stessa ribadisce. Rispetto alle due note precedenti la novità operativa più concreta è l'invito ai Collegi a integrare il Patto educativo di corresponsabilità e il Regolamento d'istituto: due documenti che possono prevedere orari limite per il registro elettronico e la quota settimanale di verifiche per classe, trasformando l'esortazione del Ministro in una regola interna all'istituto. L'intervento si somma ad altri provvedimenti recenti del Ministero sulla gestione quotidiana della scuola, come la nuova chiamata per le supplenze da GPS a settembre 2026 e la carta docente riattivata il 15 settembre 2026.
Se la terza nota avrà più effetto delle prime due si capirà entro il primo quadrimestre, quando saranno visibili i verbali dei Collegi che aggiornano i regolamenti. Per il monte ore invece non è previsto nessun monitoraggio nazionale: finché manca una rilevazione continua resta ferma la fotografia OCSE, da cui parte anche la nostra sintesi della terza nota Valditara su compiti e verifiche.