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"La mafia teme più la scuola che la giustizia": firmato il protocollo tra Commissione Antimafia e Fondazione Rocco Chinnici

Oltre il 40% degli studenti delle superiori ha una conoscenza insufficiente del fenomeno mafioso. L'intesa siglata a Palazzo San Macuto punta su formazione, cultura della legalità e memoria delle vittime

* L'intesa firmata a Palazzo San Macuto * Un dato allarmante: studenti impreparati sulla mafia * Cosa prevede il protocollo * Il quadro normativo: l'educazione civica e la legge 92/2019 * Oltre mille vittime innocenti: il peso della memoria * La sfida culturale che la scuola non può perdere

L'intesa firmata a Palazzo San Macuto {#lintesa-firmata-a-palazzo-san-macuto}

"La mafia teme più la scuola che la giustizia". La frase è di Rocco Chinnici, il magistrato palermitano che inventò il pool antimafia prima di essere ucciso da un'autobomba nel luglio del 1983. Parole che, a distanza di oltre quarant'anni, continuano a pesare come macigni. E che ieri hanno fatto da cornice alla firma di un protocollo d'intesa tra la Commissione parlamentare antimafia e la Fondazione che porta il nome del giudice.

La cerimonia si è svolta il 31 marzo a Palazzo San Macuto, sede storica della Commissione, nel cuore di Roma. L'accordo segna l'avvio di una collaborazione strutturata per portare nelle scuole italiane attività formative, progetti culturali e percorsi dedicati alla cittadinanza attiva e alla memoria delle vittime di mafia.

Non si tratta di un gesto simbolico, o almeno non soltanto. I numeri, stando a quanto emerge dalle rilevazioni più recenti, raccontano un'emergenza educativa che merita attenzione.

Un dato allarmante: studenti impreparati sulla mafia {#un-dato-allarmante-studenti-impreparati-sulla-mafia}

Oltre il 40% degli studenti delle scuole superiori presenta una conoscenza insufficiente del fenomeno mafioso. Non si parla di dettagli storici o di sfumature giuridiche: si parla di una comprensione di base, della capacità di riconoscere le mafie come sistema di potere che pervade economia, società, territorio.

È un dato che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi di istruzione. Perché se quattro ragazzi su dieci non hanno gli strumenti per capire cosa sia la criminalità organizzata, il terreno su cui quella criminalità prospera resta fertile. Come sottolineato in più occasioni da esperti e pedagogisti, la scuola fatica sempre più a comunicare con i giovani, e il rischio è che temi cruciali come la legalità vengano percepiti come distanti, astratti, irrilevanti.

La questione, va detto, non riguarda solo il Mezzogiorno. Le infiltrazioni mafiose al Nord, l'espansione della 'ndrangheta in Lombardia, Piemonte e Liguria, la presenza della camorra nelle regioni del Centro hanno reso il fenomeno autenticamente nazionale. Eppure la risposta educativa resta frammentata, affidata troppo spesso alla buona volontà di singoli docenti o alla sensibilità di qualche dirigente scolastico.

Cosa prevede il protocollo {#cosa-prevede-il-protocollo}

Il protocollo siglato tra la Commissione parlamentare antimafia e la Fondazione Rocco Chinnici si muove su più direttrici:

* Attività formative destinate agli studenti delle scuole secondarie, con moduli sulla storia delle mafie, sul contrasto alla criminalità organizzata e sui diritti di cittadinanza. * Progetti culturali che coinvolgano le comunità scolastiche attraverso incontri, testimonianze, laboratori e iniziative legate alla memoria. * Percorsi di educazione alla legalità integrati nei programmi scolastici, in raccordo con l'insegnamento dell'educazione civica. * Valorizzazione della figura di Rocco Chinnici e delle altre vittime innocenti delle mafie, come strumento di consapevolezza e di impegno civile.

L'obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, colmare quel gap di conoscenza che riguarda quasi la metà della popolazione studentesca delle superiori; dall'altro, costruire un modello replicabile, che non resti confinato a singole esperienze pilota ma diventi parte integrante dell'offerta formativa.

Il quadro normativo: l'educazione civica e la legge 92/2019 {#il-quadro-normativo-leducazione-civica-e-la-legge-922019}

Va ricordato che l'educazione civica è tornata ad essere materia obbligatoria nelle scuole italiane con la legge n. 92 del 2019, dopo anni di marginalizzazione nei curricula. La norma prevede almeno 33 ore annuali di insegnamento trasversale, con tre nuclei tematici fondamentali: la Costituzione, lo sviluppo sostenibile e la cittadinanza digitale.

All'interno di questo perimetro, i temi della legalità e del contrasto alle mafie trovano naturale collocazione. Tuttavia, la legge lascia ampia discrezionalità alle singole istituzioni scolastiche nella declinazione dei contenuti, e non sempre la formazione dei docenti è adeguata a trattare argomenti che richiedono competenze specifiche.

Il protocollo firmato a Palazzo San Macuto si inserisce proprio in questa cornice, offrendo alle scuole strumenti, risorse e un supporto istituzionale che finora è mancato in forma organica. Non è un caso che l'intesa arrivi in un momento in cui il mondo della scuola vive tensioni su più fronti, dalla discussione sulle prove Invalsi e le indicazioni nazionali al dibattito più ampio su cosa e come insegnare alle nuove generazioni.

Oltre mille vittime innocenti: il peso della memoria {#oltre-mille-vittime-innocenti-il-peso-della-memoria}

C'è un numero che da solo giustificherebbe qualsiasi sforzo educativo: dal secondo dopoguerra ad oggi, le vittime innocenti delle mafie in Italia superano le 1.000 unità. Magistrati, forze dell'ordine, giornalisti, sindacalisti, imprenditori, semplici cittadini. Uomini e donne uccisi perché facevano il proprio dovere, o semplicemente perché si trovavano nel posto sbagliato.

Rocco Chinnici era uno di loro. Primo a intuire che contro la mafia serviva un metodo di lavoro collegiale, fu lui a gettare le basi di quel pool antimafia che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avrebbero poi portato alla ribalta mondiale con il Maxiprocesso. La sua eredità intellettuale, però, va oltre il metodo investigativo. Chinnici credeva nella prevenzione. Credeva che la battaglia contro la mafia si vincesse prima nelle aule scolastiche che nelle aule di tribunale.

Ed è esattamente questa la filosofia che ispira la Fondazione a lui intitolata, guidata dalla famiglia del magistrato con l'obiettivo di tenere viva non solo la memoria, ma soprattutto la lezione civile di quel sacrificio.

La sfida culturale che la scuola non può perdere {#la-sfida-culturale-che-la-scuola-non-può-perdere}

Portare la cultura della legalità nelle scuole non è un esercizio retorico. È una necessità concreta, misurabile nei numeri del reclutamento giovanile da parte delle organizzazioni criminali, nell'omertà che ancora permea intere comunità, nella normalizzazione di comportamenti illegali che parte proprio dall'assenza di anticorpi culturali.

Le esperienze positive non mancano. In diverse realtà del Paese, progetti scolastici legati alla legalità hanno prodotto risultati significativi, coinvolgendo studenti in percorsi che vanno dalla visita ai beni confiscati alle mafie fino all'incontro con familiari delle vittime. Anche iniziative apparentemente lontane dal tema, come il ritorno di personaggi pubblici nelle proprie scuole per raccontare il proprio percorso, dimostrano quanto la scuola possa essere un luogo di ispirazione e riscatto.

Ma servono sistematicità e continuità. È questo che il protocollo tra Commissione Antimafia e Fondazione Chinnici promette, almeno sulla carta. La vera partita si giocherà nei prossimi mesi, quando dagli impegni formali si passerà ai progetti nelle classi, ai laboratori, agli incontri che dovranno arrivare là dove il bisogno è più urgente.

Perché Rocco Chinnici aveva ragione. E quarant'anni dopo, la scuola italiana ha ancora il dovere di dimostrarlo.

Pubblicato il: 2 aprile 2026 alle ore 07:58