Il 76,5% degli studenti italiani svolge i compiti a casa senza mai ricevere un voto, un giudizio o un momento di discussione con l'insegnante. Il dato arriva dalla prima annualità del Progetto Iride «La scuola vista dai giovani», indagine di Fondazione Censis e Fondazione Costruiamo il Futuro presentata a Roma il 22 settembre 2026 su un campione di circa 8.000 studenti delle secondarie di secondo grado e 1.000 neodiplomati fra 18 e 24 anni.
Il quadro Iride: ansia in aula e valutazione opaca
La ricerca ha messo a fuoco tre pilastri della vita scolastica: orientamento, valutazione, benessere. Il titolo che ha girato di più nelle testate è il 71,0% degli studenti che considera la scuola una fonte continua di ansia e stress. Interpellati sullo stato d'animo prevalente in aula, il 51,0% indica l'ansia e il 46,0% la noia, contro appena l'8,0% di entusiasmo. Il 35,5% ammette di aver saltato la scuola almeno una volta per paura di una prova, preparato o meno che fosse. Il quadro non è nuovo: la sintesi INVALSI dei risultati italiani OCSE PISA 2022 fotografava già il 70% dei quindicenni italiani in alta ansia da test contro una media OCSE del 56%.
L'angolo che i competitor non hanno isolato: il silenzio dei docenti
Dietro l'ansia c'è un dato meno visibile ma più strutturale: la scuola italiana comunica ai suoi studenti quasi solo attraverso i voti sul registro elettronico. Il 74,7% degli intervistati Iride viene a sapere del proprio voto esclusivamente da lì. Il 76,5% svolge i compiti a casa senza poi ricevere un voto, un giudizio o un momento di discussione. Il 57,6% affronta prove in classe senza ricevere alcun feedback utile. Solo il 9,3% dichiara che tutti i docenti spiegano con chiarezza come vengono assegnati i giudizi.
Il risultato di questo vuoto comunicativo è misurabile. Il 56,2% ammette di non capire perché la propria valutazione differisca da quella di un compagno. Il 56,4% ritiene che i docenti non siano obiettivi e il 44,3% giudica le valutazioni poco o per niente eque. Quando lo studente prova a chiedere spiegazioni, il 35,6% racconta di discutere con il professore senza ottenere ascolto e il 29,5% rinuncia al dialogo ritenendolo inutile. Il senso di ingiustizia percepito non è un capriccio: nasce da un canale che si è ridotto a un numero visualizzato in un'app.
Cosa cambia in aula e cosa possono chiedere le famiglie
Per docenti e dirigenti la conseguenza operativa è chiara. Non serve necessariamente rivedere la scala dei voti, serve riaprire la spiegazione: griglia condivisa a inizio quadrimestre, restituzione orale su compiti e prove, riscontro sul lavoro svolto a casa. Sono passaggi che pesano sull'orario ma che il campione Iride indica come priorità: la prima richiesta per cambiare la scuola sono lezioni più interattive e dinamiche (45,0%), seguite da programmi più attuali (32,0%) e da meno verifiche (31,9%). I ragazzi non chiedono voti facili, chiedono che qualcuno commenti quello che hanno scritto.
Per le famiglie il punto è capire dove finisce la loro voce. Il quadro complessivo dell'ansia scolastica emerge già dal confronto tra Progetto Iride e dati OCSE PISA, mentre le richieste dei genitori sulla scuola sono state misurate nel CISF Family Report 2026. Sul perimetro concreto di ciò che si può domandare quando il registro tace, resta valida la guida su compiti, verifiche e diritto di accesso: chiedere che un voto venga spiegato è legittimo, pretendere risarcimenti per un registro aggiornato in ritardo no.
La leva più concreta non è un nuovo strumento di valutazione. È il tempo dedicato alla restituzione: la voce del docente che spiega perché quel compito vale sei e non otto. Finché quel dialogo resta chiuso dentro un numero, il senso di ingiustizia dei ragazzi continuerà a leggersi come ansia.