Il 49% dei diplomati 2025 raggiunge almeno il livello base in matematica. Lo dicono i dati INVALSI pubblicati il 9 luglio: nelle prove che misurano la logica a scuola un ragazzo su due non arriva alla soglia prevista dalle Indicazioni nazionali. Il metodo didattico, da solo, non basta a chiudere il divario che si vede nei numeri.
Dove si inceppa il pensiero logico
La fotografia del pensiero logico in uscita dalla scuola è nitida. All'ultimo anno della secondaria superiore solo il 49% degli studenti raggiunge il livello 3 in matematica, contro il 52% del 2024 e il 61% del 2019: dodici punti persi in sei anni. Alla seconda superiore la quota ferma al livello base è il 54%, un punto in meno dell'anno precedente e otto in meno rispetto al 2019. Il grado 8, cioè la terza media, è inchiodato al 56% dal 2021. Alla fine della primaria il 66% dei bambini raggiunge il livello base, due punti in meno del 2024.
Il campione è ampio. Le rilevazioni 2025 hanno coinvolto 960mila bambini della primaria, 550mila terze medie, 547mila ragazzi di seconda superiore e 514mila dell'ultimo anno, con una partecipazione sopra il 96% quasi ovunque. A conferma del quadro, l'ultima indagine OCSE PISA del 2022 colloca l'Italia a 471 punti in matematica, allineata alla media OCSE di 472, ma con il 29,6% dei quindicenni sotto il livello 2 e un divario di genere di 21 punti a favore dei maschi, il più alto fra tutti i Paesi partecipanti.
Il divario Nord-Sud pesa 23 punti, più di qualunque metodo
La geografia pesa più del metodo. All'ultimo anno della secondaria la distanza massima tra Nord e Sud in matematica è di 23 punti percentuali: nel 2023 era 31, nel 2024 era 27. Il recupero c'è, ma 23 punti equivalgono a più di un anno scolastico di apprendimento in meno per chi vive al Sud. In italiano il divario massimo è 18 punti nel 2025, in calo dai 23 del 2023.
Alla seconda superiore il quadro è ancora più crudo: 62-63% di sufficienza in matematica al Nord contro il 36% al Sud e nelle Isole. In Sardegna il 70% degli studenti non raggiunge il livello adeguato. Qui il tema smette di essere didattico e diventa infrastrutturale: un bambino che entra oggi in prima elementare in Calabria e uno di Milano affrontano scuole con risorse, continuità didattica e organici in media molto diversi.
Classi più fragili, docenti senza formazione, tempo che manca
Alla geografia si somma la composizione della classe. L'INVALSI segnala che la popolazione scolastica è sempre più eterogenea anche grazie al calo della dispersione esplicita, scesa al 9,8% nel 2024, con un anno di anticipo sul target PNRR. Restano in aula studenti con livelli di partenza più fragili. I 377mila alunni italiani con DSA, BES e ADHD lavorano con 57mila docenti senza formazione specifica, e il quadro cambierà ancora: nei prossimi quattordici anni gli alunni caleranno di quasi due milioni per effetto del crollo demografico, con classi più piccole al Nord e rischio di tagli di organico al Sud.
Chiedere al docente di gestire conflitti cognitivi in classe, far spiegare agli alunni le proprie strategie, aspettare che un ragionamento maturi sono pratiche valide, ma richiedono tempo didattico e formazione continua, in classi omogenee per età e non per livello. Entrambi oggi scarseggiano. Il tema del tempo scuola è tornato al centro dello sciopero generale del comparto istruzione del 16 ottobre, anche se le sigle che lo hanno proclamato restano minoritarie e la mobilitazione rischia una scarsa adesione.
Il rapporto Sintesi dei primi risultati INVALSI 2025 indica che Agenda Sud, Piano Estate e i progetti PNRR contro la dispersione implicita stanno iniziando a muovere i numeri in Puglia, Basilicata e Calabria. La prossima rilevazione, nel 2026, dirà se il recupero di quattro punti di divario in matematica dal 2024 è un trend o un fatto isolato.