* Il problema della transizione: una generazione a cavallo * Cosa prevedono le nuove Indicazioni nazionali per l'informatica * Il ruolo chiave del Collegio dei docenti * Recupero nel triennio: le indicazioni del Ministero * Le incognite operative per le scuole
Il problema della transizione: una generazione a cavallo {#il-problema-della-transizione-una-generazione-a-cavallo}
C'è un'intera coorte di studenti che rischia di trovarsi nel mezzo di un cambiamento epocale senza averne gli strumenti. Sono i ragazzi che a settembre 2026 entreranno in prima media: la prima generazione chiamata a misurarsi con un curricolo di scuola secondaria di primo grado che dà per acquisite competenze informatiche mai effettivamente insegnate loro durante la primaria.
Il cortocircuito nasce dalle nuove Indicazioni nazionali 2025, che hanno introdotto l'informatica come disciplina strutturale nel percorso della scuola primaria. Una riforma ambiziosa, accolta con favore dalla comunità educativa, ma che porta con sé un effetto collaterale tutt'altro che trascurabile: gli alunni che nel 2026/27 approderanno alla secondaria di primo grado non hanno beneficiato di quel percorso. Il loro ciclo alla primaria si è svolto — in tutto o in gran parte — sotto il vecchio ordinamento.
La questione, insomma, non è se insegnare informatica, ma come gestire il disallineamento tra ciò che il nuovo curricolo presuppone e ciò che gli studenti effettivamente sanno.
Cosa prevedono le nuove Indicazioni nazionali per l'informatica {#cosa-prevedono-le-nuove-indicazioni-nazionali-per-linformatica}
Le Indicazioni nazionali 2025 segnano un cambio di paradigma. L'informatica non è più relegata a competenza trasversale o a sporadiche attività laboratoriali: diventa parte integrante del curricolo della scuola primaria, con obiettivi di apprendimento specifici e traguardi di competenza definiti.
Si tratta di un intervento che va ben oltre l'alfabetizzazione digitale di base. Il framework ministeriale punta a sviluppare nei bambini il pensiero computazionale, la capacità di risolvere problemi attraverso algoritmi, la familiarità con concetti di codifica e, più in generale, una comprensione critica del funzionamento delle tecnologie digitali.
Questa rivoluzione curricolare si inserisce in un quadro più ampio di revisione delle Indicazioni nazionali che ha investito diverse aree disciplinari, dalla lingua italiana alle materie umanistiche. Come ha avuto modo di evidenziare la sottosegretaria Frassinetti nel difendere l'impianto complessivo della riforma, l'obiettivo è una formazione equilibrata che sappia tenere insieme tradizione culturale e competenze del XXI secolo.
Ma torniamo al punto dolente. Alla scuola secondaria di primo grado, il curricolo di informatica presuppone — o dovrebbe presupporre — che lo studente arrivi con un bagaglio minimo. E per i ragazzi della prima media 2026/27, quel bagaglio semplicemente non c'è.
Il ruolo chiave del Collegio dei docenti {#il-ruolo-chiave-del-collegio-dei-docenti}
È qui che entra in gioco l'organo collegiale per eccellenza della scuola italiana: il Collegio dei docenti. Stando a quanto emerge dalle indicazioni ministeriali, sarà proprio il Collegio a dover affrontare operativamente il problema, attraverso una rimodulazione del curricolo della scuola secondaria di primo grado.
Non si tratta di un compito banale. Le scuole dovranno:
* Mappare le competenze in ingresso degli studenti di prima media, individuando con precisione quali obiettivi previsti dalle nuove Indicazioni per la primaria non sono stati raggiunti; * Riprogettare la distribuzione delle competenze informatiche sull'intero triennio, prevedendo moduli di recupero e consolidamento; * Integrare le attività di recupero senza sacrificare gli obiettivi propri della secondaria di primo grado; * Garantire coerenza tra la programmazione delle diverse classi, evitando che il recupero delle competenze di base si trasformi in una compressione del curricolo degli anni successivi.
Il Collegio dei docenti, dunque, assume un ruolo che va oltre la mera delibera formale. Diventa il luogo dove si costruisce — o si rischia di improvvisare — la risposta concreta a un problema strutturale di sistema.
La rimodulazione curricolare dovrà essere formalizzata nel Piano triennale dell'offerta formativa (PTOF) e tradursi in programmazioni didattiche dettagliate. Un lavoro che richiede tempo, competenze e — va detto — risorse che non sempre le scuole hanno a disposizione.
Recupero nel triennio: le indicazioni del Ministero {#recupero-nel-triennio-le-indicazioni-del-ministero}
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito non ignora il problema. La linea ufficiale prevede che le competenze digitali non acquisite durante la primaria vengano sviluppate nell'arco dell'intero triennio della scuola secondaria di primo grado. Non si chiede, quindi, un recupero concentrato nel solo primo anno — ipotesi che sarebbe stata del resto irrealistica — ma un percorso graduale e distribuito.
È un approccio pragmatico. Tre anni offrono margini di manovra che un singolo anno non potrebbe garantire. Ma comportano anche un rischio evidente: che il triennio 2026-2029 diventi, di fatto, un periodo di transizione in cui la qualità dell'insegnamento dell'informatica risulti disomogenea tra un istituto e l'altro, a seconda della capacità organizzativa e delle risorse professionali disponibili.
Perché il vero convitato di pietra resta la formazione dei docenti. Quanti insegnanti della secondaria di primo grado sono oggi nelle condizioni di gestire un curricolo di informatica che parte dalle basi del pensiero computazionale? La domanda non è retorica, e la risposta — per chi conosce la realtà delle scuole italiane — è spesso poco rassicurante.
Le incognite operative per le scuole {#le-incognite-operative-per-le-scuole}
Al di là delle indicazioni di principio, restano diverse incognite operative che le scuole dovranno affrontare nei prossimi mesi.
La prima riguarda i tempi. Le delibere dei Collegi dei docenti per l'adeguamento del curricolo dovranno arrivare entro la fine dell'anno scolastico in corso, per consentire una programmazione adeguata in vista del settembre 2026. Un calendario stretto, soprattutto per gli istituti che non hanno ancora avviato una riflessione strutturata sul tema.
La seconda incognita è quella delle dotazioni tecnologiche. Il Piano Nazionale Scuola Digitale e i fondi del PNRR hanno certamente migliorato la situazione in molte realtà, ma il divario tra scuole resta significativo. Un curricolo ambizioso di informatica ha bisogno di laboratori funzionanti, connessioni stabili, software adeguati. Non ovunque la situazione è all'altezza.
C'è poi il nodo della valutazione. Come si certificano competenze informatiche recuperate in un triennio che avrebbe dovuto essere dedicato ad altro? Il rischio è che il recupero resti sulla carta, senza tradursi in apprendimenti reali e verificabili.
La sfida lanciata dalle nuove Indicazioni nazionali 2025 è ambiziosa e necessaria. L'informatica nel curricolo della primaria è un passo che l'Italia attendeva da tempo. Ma ogni riforma porta con sé una fase di transizione, e quella fase — per i ragazzi della prima media 2026/27 — sarà interamente sulle spalle delle scuole, dei loro Collegi dei docenti e della capacità del sistema di trasformare le indicazioni ministeriali in didattica reale.