Il 94% degli studenti italiani utilizza almeno occasionalmente l'intelligenza artificiale e il 62% la impiega ogni settimana o ogni giorno. È il dato principale della ricerca "Io e l'Intelligenza Artificiale", realizzata da Indire e dal Festival dell'Innovazione Scolastica su un campione di 5.342 studenti delle secondarie di primo e secondo grado. La rilevazione è stata presentata il 14 settembre in Senato, su iniziativa del senatore Pierantonio Zanettin.
I numeri sull'uso didattico
La ricerca è stata condotta tra marzo e giugno 2026 con questionari somministrati in classe insieme ai docenti, e i risultati erano stati discussi in anteprima alla sesta edizione del Festival dell'Innovazione Scolastica, ospitata a Valdobbiadene dal 4 al 6 settembre. L'84% degli studenti dichiara di ricorrere all'IA per lo studio e oltre tre su quattro ritengono che lo strumento aiuti a comprendere meglio gli argomenti e a imparare più rapidamente. Il 30% la usa quotidianamente per svolgere i compiti. Il ruolo dell'IA nelle discipline scolastiche era già stato affrontato nella sessione del Festival dedicata all'area umanistica, che aveva anticipato alcune delle domande poi confluite nel questionario. Gli autori precisano che il campione è di convenienza e quindi non statisticamente rappresentativo dell'intera popolazione studentesca, pur restando tra le rilevazioni empiriche più ampie realizzate finora sul tema a livello europeo.
Uno studente su due si confida con il chatbot
L'aspetto che ha catalizzato il dibattito riguarda l'uso relazionale: il 53% degli studenti dichiara di essersi rivolto almeno una volta all'IA per sfogarsi o affrontare un problema personale. Nel dettaglio, il 28,4% lo ha fatto raramente, il 14,8% abbastanza e il 10% molte volte. La pratica risulta più diffusa tra le studentesse, che a parità di condizioni hanno quasi il doppio delle probabilità di confidarsi con un chatbot rispetto ai coetanei, e tra gli studenti più giovani della secondaria di primo grado. Sulle applicazioni future il 45% degli intervistati considera più utile il supporto a studio e lavoro e il 41% i progressi in medicina e salute; solo il 6% affiderebbe all'IA decisioni complesse di carattere etico, sanitario o politico. Sui pericoli, al primo posto compare la sostituzione del lavoro umano (36%), seguita dalla perdita del pensiero critico e dalla dipendenza (26%) e dal rischio di controllo e manipolazione sociale (24%). L'uso frequente dell'IA nei compiti scritti è stato già collegato a un calo delle prestazioni cognitive misurato dal MIT Media Lab.
Il dirigente tecnologo Indire Samuele Borri ha ribadito che la scuola non può limitarsi a regolamentare l'uso dell'IA, ma deve accompagnare gli studenti verso un utilizzo consapevole e critico dello strumento. Sull'uso come confidente, il presidente del comitato scientifico Luigi Ballerini ha messo in guardia dal rischio che si riduca la ricerca di compagni reali e la condivisione fra pari e con gli adulti di riferimento. Alla presentazione al Senato hanno partecipato anche il ricercatore Indire Samuele Calzone, la docente del Liceo scientifico Cavour di Roma Alessandra Carlini e il sociologo Mauro Magatti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.