Il Decreto-Legge 30 settembre 2026, n. 170 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e contiene, all'articolo 3, il ritorno del latino nella scuola secondaria di primo grado: un'ora facoltativa a settimana dal secondo anno, a partire dall'anno scolastico 2027/2028.
Cosa dice l'articolo 3 del decreto
Il testo introduce il Latino per l'educazione linguistica (LEL): un'ora aggiuntiva, pari a 33 ore annue, che gli alunni della seconda e terza media possono scegliere su base volontaria. L'insegnamento è affidato ai docenti della classe di concorso A-12 (discipline letterarie nella secondaria di primo grado) che abbiano superato almeno un esame annuale o due esami semestrali in lingua o letteratura latina, oppure che abbiano conseguito 12 CFU nel settore scientifico-disciplinare L-FIL-LET/04.
Il docente che tiene l'ora di latino partecipa anche alla valutazione degli apprendimenti dell'alunno nelle forme previste dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62. Il latino rientra così nella pagella e nel giudizio di ammissione, pur restando una scelta facoltativa della famiglia. L'intervento è una delle dodici misure del provvedimento: dalla stretta sulle classi con oltre il 30% di alunni stranieri alla trasformazione degli istituti tecnici e professionali in licei. Il quadro generale del decreto è nel testo del DL scuola 2026/2027 passato alle Camere.
48 anni dopo: il latino era sparito con la riforma del 1977
Il latino era stato cancellato dalla scuola media con la Legge 16 giugno 1977, n. 348 e con i programmi applicativi del 1979, che riscrissero il monte orario settimanale a 30 ore sostituendo il latino con il potenziamento scientifico e l'educazione musicale. Dall'anno scolastico 2027/2028 saranno quindi passati 48 anni dall'ultimo studente obbligato a tradurre Fedro in terza media.
Il ritorno arriva però mentre al piano superiore gli studenti abbandonano il latino. Alle iscrizioni 2026/2027 il liceo classico ha raccolto il 5,20% delle preferenze, in calo dal 6,1% del 2016: oltre un sesto degli iscritti perso in dieci anni. Il liceo scientifico tradizionale, l'altro indirizzo con latino obbligatorio, è al 13,16%, mentre la versione scienze applicate, senza latino e con più informatica, è cresciuta al 9,75% e continua a guadagnare quote ogni anno.
La scommessa del Governo è che un primo contatto con il latino alle medie possa rallentare questa fuga, offrendo agli studenti undicenni uno strumento linguistico (il nome scelto, non a caso, è Latino per l'educazione linguistica) prima della scelta della scuola superiore. Il decreto è lo stesso che ha portato gli studenti dell'Osa a protestare a Roma contro le misure su classi multiculturali e indirizzi tecnico-professionali.
L'ora in più non costa nulla al bilancio
La parte più delicata è nella coda dell'articolo 3: *«ai fini del presente comma si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente»*. Significa nessun fondo aggiuntivo, nessuna assunzione dedicata, nessun compenso extra previsto per il docente che accetterà l'ora. L'ora facoltativa dovrà emergere dall'organico esistente, probabilmente attraverso ore di potenziamento, spezzoni o disponibilità individuali del personale già in servizio.
La platea potenziale, sulla carta, è ampia: la classe A-12 ha già oggi tra i requisiti di abilitazione i 12 CFU in L-FIL-LET/04, quindi molti docenti di lettere delle medie soddisfano già il titolo richiesto dal decreto. Nella pratica, però, non è previsto alcun obbligo: senza riconoscimento economico né alleggerimento del carico didattico, l'adesione sarà volontaria. Lo stesso decreto conferma la logica a saldo zero con cui ha introdotto anche il tetto del 30% di alunni stranieri per classe.
Il banco di prova sarà l'avvio dell'anno 2027/2028. Se le scuole troveranno docenti disposti all'ora extra e famiglie che la chiederanno, il latino tornerà davvero prima dei quattordici anni; altrimenti resterà una norma sulla carta, come molte sperimentazioni facoltative del passato.