Addio al "Quizzone": storia, struttura e sopravvivenza della Terza Prova
Per generazioni di studenti è stata l'incubo finale, lo scoglio multidisciplinare che separava il banco di scuola dal diploma. Parliamo della Terza Prova di Maturità, meglio conosciuta come "il quizzone", un test che per vent'anni ha rappresentato il momento più imprevedibile dell'Esame di Stato. Introdotta nel 1999 con la riforma Berlinguer, la Terza Prova era l’unico scritto non ministeriale: a differenza del tema di italiano e della seconda prova di indirizzo, il contenuto veniva deciso autonomamente da ogni singola commissione d'esame.
Com’era strutturata: tra quesiti aperti e risposte multiple
La particolarità della Terza Prova risiedeva nella sua natura pluridisciplinare. Il test doveva coinvolgere non più di cinque materie scelte tra quelle del quinto anno. La struttura non era fissa, ma poteva variare tra diverse tipologie:
• Tipologia A: Trattazione sintetica di argomenti (il classico "mini-tema").
• Tipologia B: Quesiti a risposta singola (domande aperte ma brevi).
• Tipologia C: Quesiti a risposta multipla (i famigerati test a crocette).
• Tipologia D, E, F: Soluzione di problemi, casi pratici o sviluppo di progetti (più rari e tecnici). Spesso le commissioni optavano per un mix di domande aperte e chiuse per valutare sia la capacità di sintesi che la precisione nozionistica.
Quando è stata abolita e perché
Il sipario sulla Terza Prova è calato ufficialmente con la riforma del 2019 (decreto legislativo 62/2017), varata per snellire l'esame e dare maggior peso al percorso scolastico del triennio. Il motivo principale dell'abolizione risiedeva nella sua eccessiva eterogeneità: essendo elaborata dalle singole commissioni, la difficoltà variava enormemente da scuola a scuola, venendo meno quel criterio di "uniformità nazionale" tipico di un esame di Stato. Inoltre, era stata criticata perché spesso finiva per essere una semplice "somma" di domande separate anziché un vero test interdisciplinare.
La Terza Prova oggi: chi deve ancora sostenerla?
Nonostante l'abolizione generale, la Terza Prova non è scomparsa del tutto dai calendari scolastici. Ancora oggi, e confermato per la Maturità 2026, il test sopravvive in percorsi specifici dove è necessario accertare competenze linguistiche o contesti territoriali particolari. In particolare, devono sostenerla:
• Gli studenti dei percorsi EsaBac (il doppio diploma italo-francese) e EsaBac techno.
• Le sezioni con opzioni internazionali (tedesca, spagnola, cinese).
• Le scuole della Valle d'Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano.
• Le scuole con lingua di insegnamento slovena.
Verso la Maturità 2026: cosa cambia per gli altri
Per la stragrande maggioranza dei maturandi del 2026, l'esame continuerà a poggiare su due soli scritti e un colloquio orale. Tuttavia, la vera sfida si sposta proprio sul finale: dal 2026 il colloquio orale diventa obbligatorio e non più "aggirabile" in caso di punteggi alti agli scritti. La prova orale si concentrerà su quattro discipline scelte dal Ministero, puntando a quella capacità di collegamento multidisciplinare che un tempo era proprio il cuore della vecchia, e per molti ancora rimpianta, Terza Prova.