{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Il fantasma della maturità: quello che resta della temuta terza prova

La Terza Prova, storico test pluridisciplinare abolito nel 2019 per poca uniformità, resta solo in indirizzi speciali. Dal 2026 cambia anche il colloquio orale.

Addio al "Quizzone": storia, struttura e sopravvivenza della  Terza Prova  

Per generazioni di studenti è stata l'incubo finale, lo scoglio  multidisciplinare che separava il banco di scuola dal  diploma. Parliamo della Terza Prova di Maturità, meglio  conosciuta come "il quizzone", un test che per vent'anni ha  rappresentato il momento più imprevedibile dell'Esame di  Stato. Introdotta nel 1999 con la riforma Berlinguer, la  Terza Prova era l’unico scritto non ministeriale: a differenza  del tema di italiano e della seconda prova di indirizzo, il  contenuto veniva deciso autonomamente da ogni singola  commissione d'esame.

Com’era strutturata: tra quesiti aperti e risposte  multiple  

La particolarità della Terza Prova risiedeva nella sua natura  pluridisciplinare. Il test doveva coinvolgere non più di  cinque materie scelte tra quelle del quinto anno. La struttura  non era fissa, ma poteva variare tra diverse tipologie:

• Tipologia A: Trattazione sintetica di argomenti (il  classico "mini-tema").

• Tipologia B: Quesiti a risposta singola (domande  aperte ma brevi).

• Tipologia C: Quesiti a risposta multipla (i famigerati  test a crocette).

• Tipologia D, E, F: Soluzione di problemi, casi pratici  o sviluppo di progetti (più rari e tecnici). Spesso le  commissioni optavano per un mix di domande aperte e  chiuse per valutare sia la capacità di sintesi che la  precisione nozionistica.

Quando è stata abolita e perché  

Il sipario sulla Terza Prova è calato ufficialmente con la  riforma del 2019 (decreto legislativo 62/2017), varata per  snellire l'esame e dare maggior peso al percorso scolastico  del triennio. Il motivo principale dell'abolizione risiedeva  nella sua eccessiva eterogeneità: essendo elaborata dalle  singole commissioni, la difficoltà variava enormemente da  scuola a scuola, venendo meno quel criterio di "uniformità  nazionale" tipico di un esame di Stato. Inoltre, era stata criticata perché spesso finiva per essere una semplice  "somma" di domande separate anziché un vero test  interdisciplinare.

La Terza Prova oggi: chi deve ancora sostenerla?  

Nonostante l'abolizione generale, la Terza Prova non è  scomparsa del tutto dai calendari scolastici. Ancora oggi, e  confermato per la Maturità 2026, il test sopravvive in  percorsi specifici dove è necessario accertare competenze  linguistiche o contesti territoriali particolari. In particolare,  devono sostenerla:

• Gli studenti dei percorsi EsaBac (il doppio diploma  italo-francese) e EsaBac techno.

• Le sezioni con opzioni internazionali (tedesca,  spagnola, cinese).

• Le scuole della Valle d'Aosta e della Provincia  autonoma di Bolzano.

• Le scuole con lingua di insegnamento slovena.

Verso la Maturità 2026: cosa cambia per gli altri  

Per la stragrande maggioranza dei maturandi del 2026,  l'esame continuerà a poggiare su due soli scritti e un  colloquio orale. Tuttavia, la vera sfida si sposta proprio sul  finale: dal 2026 il colloquio orale diventa obbligatorio e  non più "aggirabile" in caso di punteggi alti agli scritti. La  prova orale si concentrerà su quattro discipline scelte dal  Ministero, puntando a quella capacità di collegamento multidisciplinare che un tempo era proprio il cuore della  vecchia, e per molti ancora rimpianta, Terza Prova.

Pubblicato il: 16 febbraio 2026 alle ore 08:21