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Il caso Pordenone e i numeri del MIM: metà delle aule senza certificati

Dall'istanza al Quirinale ai dati della Corte dei Conti: 26.569 edifici scolastici senza agibilità e 14.512 plessi privi di tutti i certificati.

L'istanza al Quirinale per lo studente di 15 anni di Pordenone, sanzionato per aver fotografato le infiltrazioni nel soffitto della sua classe, arriva mentre i numeri ufficiali sull'edilizia scolastica italiana raccontano la stessa immagine moltiplicata per migliaia di aule.

I genitori hanno rinunciato a proseguire il ricorso dopo il no dell'Ufficio scolastico regionale; il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell'istituto ha chiesto a Sergio Mattarella la revoca della nota disciplinare.

Il canale che la scuola chiedeva di usare

La contestazione al quindicenne ruota su due punti: l'uso del telefono durante la lezione e il mancato ricorso ai canali interni per segnalare le infiltrazioni. La famiglia sostiene invece che a riprendere il soffitto sia stato il tablet di classe, con il consenso del docente presente in aula.

Lo Statuto delle studentesse e degli studenti (DPR 249/1998) elenca tra i doveri degli alunni l'uso corretto dei dispositivi elettronici in orario didattico, lasciando ai singoli regolamenti d'istituto la definizione delle sanzioni. Il canale formale per segnalare rischi di sicurezza passa invece dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, eletto dalle RSU dell'istituto come previsto dall'articolo 47 del D.Lgs. 81/2008. L'RLS ha poteri di consultazione, controllo, segnalazione e ricorso, ma non decisionali: può far verbalizzare un'anomalia, non ordinare un intervento. Nel caso di Pordenone proprio quell'RLS, Antonio Sorella, ha preso in mano la vicenda scrivendo al Quirinale dopo che il ricorso ordinario dei genitori era stato respinto dall'USR.

I numeri che la foto ha anticipato

L'aula fotografata non è un'eccezione, ma la media. Nell'ultimo aggiornamento dell'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica del MIM il ministero censisce quasi 40 mila edifici attivi, e segnala che 14.512 plessi risultano privi di tutti e tre i certificati fondamentali: agibilità, prevenzione incendi e conformità degli impianti termici.

La relazione della Corte dei Conti sul rendiconto 2024, presentata il 26 giugno 2025, scrive la cifra più severa degli ultimi anni: 26.569 edifici, oltre il 56%, non hanno il certificato di agibilità; 19.400 (41%) sono senza collaudo statico; più di 30.400 (65%) hanno una certificazione antincendio soltanto parziale. Su dieci scuole italiane sei non possiedono il documento che attesta la sicurezza strutturale per la permanenza di persone al loro interno. Il certificato di agibilità è il requisito di base perché gli ambienti ospitino attività: la sua assenza è una presunzione di rischio, non la prova che un soffitto crollerà domani.

L'istanza al Quirinale sostiene che dopo la circolazione della foto la Regione Friuli-Venezia Giulia abbia destinato un finanziamento straordinario per la messa in sicurezza del plesso. Nei numeri nazionali è un singolo intervento. Lo stesso precedente del caso difterite in Sicilia mostra che la pressione pubblica è ancora oggi la leva più rapida per smuovere decisioni che il canale amministrativo da solo non chiude. Il canale interno chiesto dalla scuola, nei fatti, in anni non aveva prodotto lo stesso risultato.

Fondi disponibili, spesa al 26%

Il paradosso è che le risorse ci sono. La Corte dei Conti indica che nel 2025 il programma dedicato aveva quasi 4,9 miliardi di euro a disposizione, ma la capacità di spesa si è fermata al 26%, pari a circa 1,3 miliardi effettivamente impiegati. Nel Fondo unico per l'edilizia scolastica restano bloccati 2,3 miliardi, e sul programma si concentra il 74,3% dei residui passivi del ministero.

Nel 2024 lo stanziamento iniziale per investimenti era già stato tagliato di 307 milioni, con una contrazione del 20% rispetto all'anno precedente. La distanza fra fondi disponibili e opere realizzate è il motivo per cui le segnalazioni dal basso finiscono spesso allo stesso punto: una nota disciplinare per lo studente, un ricorso dell'RLS, pochi lavori. La recente sanzione da 10 mila euro inflitta dall'USR Lombardia mostra con quale rapidità la stessa amministrazione interviene quando il contestato è un dipendente pubblico, e con quanta lentezza quando l'oggetto è un soffitto.

Il presidente della Repubblica può solo sollecitare, non revocare la sanzione: a decidere sulla nota resta la scuola di Pordenone. L'avviso del MIM sullo sciopero del 2 ottobre ha riempito i canali ufficiali in poche ore, mentre la fotografia del soffitto ha impiegato mesi per uscire dall'aula. Nel frattempo quell'istituto resta nella percentuale di maggioranza dell'Anagrafe.

Pubblicato il: 4 ottobre 2026 alle ore 10:49