In Italia, 99,9% degli studenti supera l'esame di terza media ogni anno. Ma il Rapporto INVALSI 2025 racconta una storia diversa: il 43,2% degli stessi ragazzi lascia il primo ciclo senza competenze adeguate in italiano e il 44% non raggiunge la sufficienza in matematica. La Francia ha deciso di portare questo paradosso alla luce.
La riforma del brevet: meno promossi, più preparati
Il ministro dell'Istruzione francese Edouard Geffray ha annunciato una riforma radicale del brevet, l'esame di fine collège. L'obiettivo dichiarato è abbassare il tasso di superamento dall'attuale 85% a circa il 75%: un calo di dieci punti percentuali atteso già dalla sessione 2026.
I cambiamenti sono strutturali: le prove finali contano ora per il 60% del voto complessivo, contro il 50% precedente, e vengono considerate solo le valutazioni dell'ultimo anno di collège, non più il percorso triennale. Una circolare ministeriale ha inasprito anche i criteri in francese scritto: i correttori non possono più assegnare la sufficienza a compiti con errori sistematici, indipendentemente dalla materia. Il ministro ha spiegato la logica complessiva: le valutazioni gonfiate illudono i ragazzi sul loro livello reale, e quando arrivano al liceo e incontrano le prime difficoltà, il rischio è che scarichino la responsabilità sui docenti.
La riforma include anche una settimana di revisioni intensive obbligatorie prima degli esami e un piano dedicato agli 800 istituti più in difficoltà del Paese. L'obiettivo dichiarato non è punire gli studenti più fragili, ma dare a tutti una misura realistica della propria preparazione prima che le lacune diventino strutturali.
Il paradosso italiano: promossi quasi tutti, preparati a metà
Nel 2024, solo lo 0,1% degli studenti italiani non ha superato l'esame conclusivo del primo ciclo. I dati del Rapporto INVALSI 2025 sul grado 8 ribaltano però questa immagine di successo quasi unanime.
In italiano, il 43,2% degli studenti di terza media non raggiunge il livello adeguato nella scala INVALSI. In matematica la situazione è analoga: il 44% chiude la scuola media senza le competenze necessarie per affrontare il ciclo superiore. Il divario geografico aggrava ulteriormente il quadro: al Sud e nelle Isole 4 ragazzi su 10 terminano con competenze matematiche adeguate, contro oltre il 60% al Nord.
Il sistema italiano è strutturalmente disincentivato dalla bocciatura. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5917 del 2019, ha stabilito che la non ammissione nella scuola secondaria di primo grado è un'eccezione e richiede motivazione esplicita da parte del consiglio di classe. Una pronuncia che nella pratica riduce ancora di più il ricorso a uno strumento già raramente applicato.
Le conseguenze per chi arriva impreparato alle superiori
Chi entra al liceo o all'istituto tecnico con lacune strutturali in italiano e matematica rischia di trovarsi in difficoltà già al primo quadrimestre. La selezione non scompare, si sposta più avanti, di solito in modi più traumatici: bocciature alla maturità, abbandono scolastico, o cambio forzato di indirizzo. L'argomento di Geffray coglie un meccanismo reale: promuovere quasi tutti non tutela gli studenti, li espone solo a una crisi rinviata. La differenza rispetto all'Italia è che la Francia ha scelto di affrontarlo a monte.
Per gli studenti con diagnosi di DSA e difficoltà specifiche, la sentenza del Consiglio di Stato sugli strumenti compensativi ha riconosciuto il diritto al supporto durante le verifiche. Un riconoscimento importante, che però non sostituisce la necessità di intervenire prima del passaggio alle superiori per ridurre le lacune di base.
Il carico ricade spesso sui docenti del primo anno delle superiori, chiamati a colmare le lacune di studenti formalmente promossi. Per chi lavora in contesti svantaggiati, le riduzioni delle retribuzioni contro cui i sindacati stanno protestando si aggiungono a una pressione strutturale che il sistema tende a scaricare sui singoli insegnanti. Anche le questioni legate alle graduatorie interne e ai diritti del personale scolastico in difficoltà riflettono un contesto di risorse spesso insufficienti a rispondere ai bisogni reali.
La domanda che la riforma francese pone al dibattito scolastico italiano è diretta: un esame che promuove il 99,9% certifica competenze o registra solo il passaggio del tempo? Finché i risultati INVALSI resteranno fuori dai criteri di valutazione ufficiale, quella cifra vicina alla perfezione continuerà a nascondere una realtà molto meno brillante.