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Il 66,7% degli alunni CNI è nato in Italia: il paradosso del nuovo tetto

La legge Meloni conta come CNI il 66,7% degli alunni nati in Italia. E dove il tetto scatta, la legge 820/1971 vieta di spostarli oltre 2 km.

Il 20 settembre 2026, dal palco di Fenix a Roma, Giorgia Meloni ha annunciato che il tetto agli studenti stranieri per classe diventerà legge. La soglia esiste già da sedici anni: la novità è nel perimetro.

Cosa ha annunciato Meloni a Fenix

Alla festa di Gioventù Nazionale la premier ha indicato tre misure destinate al Consiglio dei ministri: numero massimo di alunni con cittadinanza non italiana per classe, obbligo di frequentare un corso di italiano per i genitori con figli in difficoltà di inserimento, divieto di burqa e niqab negli istituti. Al pacchetto si aggiunge l'estensione della denominazione di liceo agli istituti tecnici e professionali, già prevista dalla riforma Valditara. La soglia esatta non è stata indicata e il testo del provvedimento non è ancora pubblico. La cornice del ragionamento è politica: evitare che gli studenti italofoni si trovino in minoranza nella loro aula. Il ministro dell'Istruzione Valditara spinge per la trasformazione della circolare in norma primaria da mesi, con la richiesta esplicita di alcune sigle di maggioranza.

I 931 mila alunni CNI, ma due terzi sono nati in Italia

Il dato che cambia la portata del provvedimento riguarda chi finisce sotto il tetto. Nell'anno scolastico 2024/2025 gli alunni con cittadinanza non italiana sono 931.323, l'11,6% della popolazione scolastica, e il 66,7% è nato in Italia secondo la rilevazione del Ministero. La circolare Gelmini, illustrata nel comunicato stampa del MIUR dell'8 gennaio 2010, applicava la soglia del 30% solo agli alunni «con ridotte conoscenze della lingua italiana»: chi era nato qui, o parlava italiano, non contava ai fini della quota. Lo stesso testo vietava di rifiutare l'iscrizione per il superamento della percentuale e prevedeva deroghe verso l'alto in caso di competenze linguistiche adeguate. Se la norma primaria annunciata da Meloni ricalca quella clausola linguistica, il perimetro non cambia. Se invece la nuova legge conteggia tutti gli studenti CNI a prescindere dal grado di italiano, il conto si moltiplica: due terzi di quei 931 mila ragazzi sono scolarizzati in italiano dall'asilo, hanno frequentato la scuola dell'infanzia italiana, spesso hanno fratelli o genitori nati qui. La differenza fra i due criteri vale centinaia di migliaia di studenti e ridisegna gli equilibri di ogni graduatoria di iscrizione.

Le 3.947 scuole già oltre soglia e il vincolo dei 2 km

Il Notiziario del MIM sugli alunni con cittadinanza non italiana 2022/2023 fotografa il problema logistico che il decreto dovrà risolvere: su 55.026 scuole censite, 3.947 superano il tetto del 30%, e di queste 1.822 sono già al 40% o oltre. Il 7,6% delle classi statali è fuori soglia, con la punta del 12,4% nella scuola primaria e del 7% nella secondaria di primo grado. La distribuzione non è uniforme: oltre il 65% degli alunni CNI frequenta scuole del Nord, un quarto vive in Lombardia e la sola Milano conta 79.039 iscritti con quasi il 20% degli istituti oltre il 40%. Al Sud e nelle Isole, invece, gli alunni CNI valgono il 9,5% e il 3,8% del totale nazionale, con classi in gran parte già sotto soglia. Quando la quota viene superata, la legge 820 del 1971 vincola i Comuni ad assicurare la scuola dell'obbligo entro due chilometri dall'abitazione: spostare centinaia di bambini in aule più lontane per rispettare la percentuale richiederebbe o una deroga a quella legge o una nuova programmazione dei bacini di utenza, con nuovi trasporti a carico dei bilanci comunali. Nessuna delle due misure è nel pacchetto annunciato a Fenix.

Le variabili aperte restano tre: come sarà scritta la definizione di alunno CNI, se resta la clausola che vieta di rifiutare l'iscrizione e con quali risorse si sposteranno i bambini in eccedenza rispetto ai bacini di residenza. Le risposte diranno se il tetto rimane uno slogan o cambia davvero la formazione delle classi. La ricostruzione della storia normativa è nel nostro pezzo su il tetto del 30% rimasto sulla carta dal 2010.

Pubblicato il: 21 settembre 2026 alle ore 07:07