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Gonorrea +83% in 3 anni: le Indicazioni 2025 e il nodo MST a scuola

Gonorrea +83% in 3 anni, clamidia tripla nei 15-24enni (ISS 2025). Le Indicazioni nazionali 2025 inseriscono le MST nel curricolo senza consenso.

Gonorrea +83% in tre anni, sifilide +25,5%, clamidia con prevalenza tre volte piu alta tra i 15 e i 24 anni rispetto agli over 25: sono i numeri del Notiziario ISS 2025 sulle infezioni sessualmente trasmesse in Italia. Su questo sfondo, il MIM ha risposto alle polemiche sull'educazione sessuale a scuola: le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo (DM del 9 dicembre 2025) inseriscono per la prima volta obiettivi espliciti sull'insegnamento dei rischi delle MST. Il consenso scritto dei genitori, precisa il Ministero, non è richiesto.

Tre anni, tre picchi: i dati italiani sulle IST

I numeri del Notiziario ISS (Vol. 38, n. 7-8, luglio-agosto 2025) raccontano un'accelerazione che il confronto europeo non cattura pienamente. Tra il 2021 e il 2023, le segnalazioni totali di IST in Italia sono cresciute del 16,1%. La gonorrea ha toccato il picco storico dall'avvio delle rilevazioni nel 1991: 1.548 casi nel 2023, con un incremento dell'83,2% in soli tre anni. La sifilide primaria e secondaria è salita del 25,5%, la clamidia del 21,4%.

La fascia più colpita è quella tra i 15 e i 24 anni. Per la clamidia, la prevalenza in questo gruppo è tripla rispetto a chi ha più di 25 anni. Circa un quarto dei positivi non presentava sintomi alla diagnosi - quota che sale al 50% tra le donne in gravidanza. Tra le persone con una diagnosi di IST, il 12,6% risulta anche HIV-positivo, un dato molto superiore alla media della popolazione generale.

I dati emergono dal Notiziario ISS sulle infezioni sessualmente trasmesse - Vol. 38, 2025, che monitora le segnalazioni di centri clinici specializzati e laboratori di microbiologia su tutto il territorio nazionale.

Cosa prevedono le nuove Indicazioni nazionali

Il decreto del 9 dicembre 2025, in vigore dall'anno scolastico 2025/2026, introduce una novità concreta rispetto alle Indicazioni del 2012. Per la prima volta, i rischi delle malattie sessualmente trasmissibili entrano negli obiettivi di apprendimento del primo ciclo con una progressione verticale che parte dalla scuola primaria.

Alla fine della quinta elementare, gli alunni devono aver acquisito prime informazioni su riproduzione e sessualità. Entro la fine della terza media - a 13-14 anni - l'obiettivo diventa conoscere i rischi delle malattie sessualmente trasmissibili e acquisire corrette informazioni sullo sviluppo puberale e la sessualità.

Il MIM ha precisato che questi contenuti rientrano nel curricolo di scienze e salute e non richiedono alcuna autorizzazione scritta da parte delle famiglie. Valditara ha definito 'destituita di ogni fondamento' la tesi opposta - quella secondo cui il consenso dei genitori sarebbe necessario per trattare la prevenzione delle infezioni sessuali. La precisazione elimina un ostacolo pratico che rischiava di scoraggiare i docenti dall'affrontare l'argomento.

Le nuove Indicazioni nazionali hanno già generato un dibattito ampio su più fronti: dalla rivoluzione nella didattica della lingua italiana al rilancio delle materie classiche difeso dal sottosegretario Frassinetti.

Per i docenti: il timing e il nodo dell'applicazione

Dal punto di vista epidemiologico, collocare l'obiettivo sulle IST al traguardo della terza media (13-14 anni) ha una logica precisa: il picco di rischio si concentra nella fascia 15-24 anni, e formare gli studenti prima che il rischio si materializzi è la strategia corretta. Il problema non è il 'quando' ma il 'se': ovvero se i docenti scelgano di affrontare davvero il tema o di rimandarlo in attesa di certezze normative che la legge già fornisce.

Per i docenti di scienze della secondaria di primo grado, le nuove Indicazioni eliminano ogni ambiguità: l'educazione alle IST non è un'attività opzionale ma un obiettivo di apprendimento codificato nel curricolo. Non servono consensi scritti, nè progetti aggiuntivi. Il coinvolgimento dei referenti sanitari scolastici o dei consultori territoriali rimane utile per approfondire i contenuti, ma non è un prerequisito per trattarli in classe.

Le resistenze all'attuazione potrebbero seguire lo stesso schema già emerso su altri aspetti delle nuove Indicazioni, come nel caso del sciopero del 7 maggio 2025 indetto dai COBAS Scuola, che contestava sia le prove INVALSI sia le linee guida ministeriali. Il nodo, questa volta, è la distanza tra la norma scritta e la sua applicazione concreta in aula.

Con gonorrea e sifilide in crescita costante anche tra i giovanissimi, la scuola ha ora uno strumento normativo per intervenire in anticipo rispetto al picco di rischio. Funzionerà se i docenti lo useranno, senza attendere autorizzazioni che la normativa non prevede.

Pubblicato il: 25 maggio 2026 alle ore 10:26