* L'interrogazione parlamentare e l'elenco delle scuole * Cosa prevede la legge sul Giorno del Ricordo * I fondi per i viaggi del ricordo e la richiesta di potenziarli * Il nodo dell'autonomia scolastica
L'interrogazione parlamentare e l'elenco delle scuole {#linterrogazione-parlamentare-e-lelenco-delle-scuole}
Un'interrogazione parlamentare firmata da dieci deputati di Fratelli d'Italia riporta sotto i riflettori una questione che ciclicamente divide il mondo della scuola italiana: la commemorazione delle Foibe e dell'esodo giuliano-dalmata all'interno degli istituti scolastici. I parlamentari si sono rivolti direttamente al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, segnalando che diverse scuole sul territorio nazionale non avrebbero celebrato il Giorno del Ricordo, fissato ogni anno al 10 febbraio.
Non si tratta di una denuncia generica. I firmatari dell'atto hanno allegato un vero e proprio elenco di istituti, con tanto di nomi e sedi. Tra le scuole citate figurano il Liceo Classico G.B. Vico e il Liceo Scientifico Filippo Masci di Chieti, ma la lista non si ferma qui. Stando a quanto emerge dal testo dell'interrogazione, questi istituti non avrebbero dato seguito alle iniziative promosse dal Ministero per la ricorrenza, né organizzato attività alternative di approfondimento storico.
La mossa parlamentare ha un chiaro intento politico: sollecitare il governo — e in particolare il dicastero di Viale Trastevere — a garantire che la memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo istriano non resti confinata a una celebrazione facoltativa, ma diventi parte integrante del calendario didattico di ogni scuola. Non è la prima volta che il rapporto tra politica e iniziative scolastiche legate alla memoria storica genera frizioni: basti pensare alla recente controversia a Buccinasco per la distribuzione del libro di Veltroni nelle scuole, episodio che ha acceso un dibattito analogo sui confini tra promozione culturale e ingerenza nelle scelte educative.
Cosa prevede la legge sul Giorno del Ricordo {#cosa-prevede-la-legge-sul-giorno-del-ricordo}
Per comprendere la portata dell'interrogazione occorre guardare al quadro normativo. La legge 30 marzo 2004, n. 92 ha istituito il Giorno del Ricordo «al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra». La norma prevede che in occasione della ricorrenza vengano promosse iniziative culturali, convegni, incontri e momenti di riflessione — anche nelle scuole.
C'è però un punto decisivo, che i deputati di FdI non ignorano ma aggirano con eleganza retorica: la legge non impone un obbligo alle singole istituzioni scolastiche di organizzare celebrazioni o attività didattiche specifiche. Si limita a suggerire, a incoraggiare. La differenza tra un invito istituzionale e un vincolo giuridico non è un dettaglio: è il cuore della questione.
Le scuole italiane godono di autonomia didattica e organizzativa, sancita dal DPR 275/1999. Ciò significa che la decisione di aderire o meno alle iniziative legate al Giorno del Ricordo spetta, in ultima analisi, ai collegi docenti e ai dirigenti scolastici. Il Ministero può sollecitare, emanare circolari, mettere a disposizione materiali didattici. Ma non può, allo stato attuale, sanzionare chi non partecipa.
È proprio su questo scarto tra auspicio legislativo e prassi scolastica che si innesta la richiesta dei parlamentari a Valditara.
I fondi per i viaggi del ricordo e la richiesta di potenziarli {#i-fondi-per-i-viaggi-del-ricordo-e-la-richiesta-di-potenziarli}
Oltre alla questione delle celebrazioni mancate, l'interrogazione tocca un tema economico tutt'altro che secondario. Il governo ha istituito un fondo di 1 milione di euro destinato a finanziare i cosiddetti "Viaggi del ricordo": percorsi educativi che portano gli studenti nei luoghi simbolo della tragedia delle foibe e dell'esodo — dalla Foiba di Basovizza alle città istriane e dalmate.
I dieci deputati chiedono esplicitamente al ministro se intenda incrementare le risorse disponibili, ritenendo l'attuale dotazione insufficiente rispetto alla platea potenziale di studenti coinvolgibili. Un milione di euro, del resto, copre un numero limitato di viaggi se si considera il costo logistico di spostare intere classi verso il confine orientale.
L'analogia con i Treni della Memoria diretti ad Auschwitz è immediata: quei programmi, consolidati da anni di esperienza e sostenuti da finanziamenti più robusti, hanno raggiunto centinaia di migliaia di studenti. I viaggi del ricordo legati alle foibe sono invece un'iniziativa più recente e ancora in fase di radicamento nel tessuto scolastico. Potenziarli significherebbe, secondo i firmatari, dare concretezza a una memoria che rischia altrimenti di restare sulla carta.
Il nodo dell'autonomia scolastica {#il-nodo-dellautonomia-scolastica}
La vicenda ripropone una tensione strutturale del sistema scolastico italiano: fino a che punto il governo centrale può — e deve — orientare le scelte didattiche dei singoli istituti? Il ministro Valditara ha già dimostrato di non volersi sottrarre a un ruolo di indirizzo più assertivo, come testimonia il recente provvedimento sul ritorno alla valutazione per i dirigenti scolastici, che punta a rafforzare la catena di responsabilità all'interno delle scuole.
Ma stilare un elenco pubblico di istituti «inadempienti» rispetto a una celebrazione non obbligatoria è un passo diverso. Alcuni osservatori lo leggono come un legittimo esercizio di controllo parlamentare; altri vi intravedono il rischio di una pressione politica sulle scelte educative, con l'effetto paradossale di trasformare la memoria condivisa in terreno di scontro partitico.
Resta il fatto che il Giorno del Ricordo, a oltre vent'anni dalla sua istituzione, non ha ancora raggiunto nelle scuole la stessa capillarità del Giorno della Memoria dedicato alla Shoah. Le ragioni sono molteplici: minore sedimentazione culturale, un dibattito storiografico ancora acceso, risorse didattiche meno abbondanti. E forse, proprio per questo, la strada dei fondi e degli strumenti potrebbe rivelarsi più efficace di quella degli elenchi e delle interrogazioni.
La risposta del ministro Valditara — che ancora non è arrivata — dirà molto sulla direzione che il Ministero intende prendere. Se prevarrà la linea dell'incentivo economico e del supporto didattico, o se si aprirà la porta a forme più stringenti di monitoraggio sulle attività commemorative degli istituti. La questione, per ora, resta aperta.