* Il successo dei Campionati Italiani della Geografia * Venticinque video per dire "la Geografia conta" * Il paradosso di una disciplina amata ma marginalizzata * L'appello al Ministro Valditara * Una questione che riguarda il futuro della scuola
Il successo dei Campionati Italiani della Geografia {#il-successo-dei-campionati-italiani-della-geografia}
Circa 2.600 studenti da tutta Italia. Non per un talent show, non per una competizione sportiva, ma per misurarsi su carte tematiche, coordinate, climi, flussi migratori e dinamiche geopolitiche. I Campionati Italiani della Geografia, terminati una decina di giorni fa, hanno registrato numeri che farebbero invidia a molte iniziative ministeriali ben più pubblicizzate.
La manifestazione, promossa dall'associazione SOS Geografia insieme all'A.I.I.G. (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia), ha coinvolto alunni della scuola primaria e secondaria in un percorso che unisce competizione e passione per una disciplina troppo spesso relegata ai margini dei curricoli scolastici. Un dato che stride — e non poco — con la progressiva riduzione dello spazio orario che la geografia occupa nelle aule italiane.
Venticinque video per dire "la Geografia conta" {#venticinque-video-per-dire-la-geografia-conta}
Accanto alla competizione vera e propria, i Campionati hanno ospitato un concorso parallelo dal titolo eloquente: _"Perché è importante la Geografia"_. Venticinque video sono stati inviati da istituti di tutta la penisola, ciascuno con il proprio sguardo — fresco, spesso sorprendente — su una materia che gli studenti stessi percepiscono come essenziale per capire il mondo.
A conquistare il primo posto è stato il lavoro dell'IC "Porcu Satta" di Quartu Sant'Elena, in Sardegna. Un riconoscimento che arriva dalla periferia geografica del Paese, quasi a voler ricordare che la geografia non è solo quella dei manuali, ma anche quella dei territori vissuti, delle identità locali che si intrecciano con le grandi questioni globali.
Il fatto che ragazzi di dieci, dodici, quattordici anni sentano il bisogno di spiegare — con un video autoprodotto — perché studiare geografia sia fondamentale dovrebbe far riflettere chi, nei palazzi romani, decide quante ore dedicare a questa disciplina.
Il paradosso di una disciplina amata ma marginalizzata {#il-paradosso-di-una-disciplina-amata-ma-marginalizzata}
Stando a quanto emerge dal mondo della scuola, il quadro è tutt'altro che rassicurante. La geografia ha subìto negli ultimi due decenni un progressivo ridimensionamento nei piani di studio, sia nella scuola primaria e secondaria sia negli istituti superiori. Le riforme succedutesi — dalla Moratti alla Gelmini, fino agli interventi più recenti — hanno quasi sempre sacrificato ore di geografia a vantaggio di altre discipline, quando non l'hanno accorpata in modo generico all'insegnamento della storia.
Il risultato? Una generazione che rischia di non saper leggere una carta geografica, di non comprendere le ragioni profonde dei conflitti, delle migrazioni, del cambiamento climatico. E questo in un'epoca in cui la complessità geopolitica richiederebbe, semmai, più geografia e non meno.
La questione si inserisce nel più ampio dibattito sulla revisione delle Indicazioni Nazionali, tema che ha suscitato non poche polemiche tra docenti e sindacati. Come emerso anche in occasione dello Sciopero Nazionale della Scuola il 7 Maggio: Prove Invalsi e Indicazioni Nazionali sotto Accusa, la riscrittura dei curricoli tocca nervi scoperti: ogni disciplina lotta per il proprio spazio, e la geografia — priva di una lobby forte — finisce sistematicamente in fondo alla lista delle priorità.
L'appello al Ministro Valditara {#lappello-al-ministro-valditara}
È in questo contesto che va letta la lettera aperta indirizzata al Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, firmata dai promotori dei Campionati. Il tono è rispettoso ma fermo. I numeri parlano da soli, si legge tra le righe: se 2.600 studenti partecipano spontaneamente a una gara di geografia, se venticinque scuole producono video per raccontare l'importanza di questa materia, allora forse il problema non è la mancanza di interesse, ma la mancanza di visione politica.
SOS Geografia e l'AIIG chiedono sostanzialmente due cose:
* Che la geografia venga valorizzata nei curricoli scolastici, con un incremento — o quantomeno il mantenimento — delle ore dedicate; * Che il Ministero riconosca il ruolo formativo di questa disciplina, non come ornamento culturale ma come strumento indispensabile per formare cittadini consapevoli.
Non si tratta di rivendicazioni corporative. È una questione di contenuto educativo. In un mondo attraversato da crisi climatiche, tensioni geopolitiche, trasformazioni urbane e demografiche, la capacità di leggere lo spazio — fisico e umano — non è un lusso. È alfabetizzazione di base.
Una questione che riguarda il futuro della scuola {#una-questione-che-riguarda-il-futuro-della-scuola}
Mentre si discute — giustamente — di come integrare le nuove tecnologie nella didattica, come nel caso della Rivoluzione Didattica: La Visione di Giannelli Sull'Intelligenza Artificiale nella Scuola, sarebbe paradossale trascurare una disciplina che di quelle tecnologie rappresenta uno dei campi di applicazione più naturali. Sistemi informativi geografici, analisi satellitare, cartografia digitale: la geografia moderna è già intrinsecamente interdisciplinare e tecnologica.
E mentre migliaia di aspiranti docenti affrontano le selezioni del Concorso PNRR 2: Successi tra gli Aspiranti Docenti nella Scuola dell'Infanzia e Primaria, resta da chiedersi quanti di loro avranno effettivamente la possibilità di insegnare geografia con la dignità oraria che la materia meriterebbe.
I 2.600 ragazzi dei Campionati Italiani hanno dato una risposta chiara. Ora tocca alla politica raccoglierla. La geografia a scuola andrebbe valorizzata, non ridimensionata. E il fatto che serva ancora ripeterlo, nel 2026, la dice lunga sullo stato del dibattito educativo nel nostro Paese.