Nella bozza contrattuale all'ARAN per il rinnovo del CCNL, la quota di posti destinata alla mobilità interregionale dei dirigenti scolastici è fissata al 70%. I sindacati, all'unanimità, chiedono il 100%. L'11 maggio 2026 è in programma il prossimo incontro di contrattazione: chi è in servizio fuori regione si prepara al presidio.
La legge già fissa il 100%: il paradosso della bozza contrattuale
L'art. 10-bis del decreto-legge 7 aprile 2025, n. 45, convertito con la legge 5 giugno 2025, n. 79 ha già stabilito che il 100% dei posti vacanti sia destinato alla mobilità interregionale per gli anni scolastici 2025/2026 e 2026/2027. La bozza che si discute all'ARAN propone invece di fissare questa quota al 70% nel contratto collettivo nazionale.
Il contrasto è concreto. Con la proposta al 70%, su 10 posti vacanti, 3 resterebbero esclusi dalla procedura di mobilità interregionale. Quei tre posti su dieci rappresentano dirigenti che, dopo aver superato un concorso e completato il vincolo del primo triennio di servizio, non possono rientrare nella regione d'origine quando ne fanno richiesta.
La proposta al 70% nel CCNL sarebbe più restrittiva di quanto già previsto dalla legge vigente per il biennio in corso. Stabilizzarla contrattualmente significherebbe rendere strutturale una quota inferiore a quella che la normativa d'urgenza ha già introdotto come minimo garantito.
Tre anni di emendamenti d'urgenza: il segnale di un problema strutturale
Per tre anni scolastici consecutivi (2024/2025, 2025/2026 e 2026/2027), la quota al 100% dei posti alla mobilità è stata garantita solo attraverso emendamenti legislativi d'urgenza, non attraverso il contratto. Ogni anno il Parlamento ha corretto con uno strumento emergenziale ciò che il CCNL non disciplinava in modo stabile.
Questo schema segnala un problema strutturale: senza una norma contrattuale chiara, la mobilità diventa ogni anno oggetto di intervento legislativo straordinario. Il rinnovo contrattuale ora in corso è l'occasione per invertire questa logica e scrivere nel CCNL una disposizione vincolante che non richieda correzioni annuali.
I dirigenti fuori regione chiedono anche la piena operatività della piattaforma Polis del MIM, che dovrebbe rendere immediatamente disponibili i posti liberati dalla mobilità in uscita per alimentare gli scorrimenti in ingresso, all'interno della stessa procedura e senza limiti nel numero di regioni esprimibili.
Il presidio dell'11 maggio e le tre richieste al tavolo
I dirigenti scolastici fuori regione chiedono alle organizzazioni sindacali di essere presenti l'11 maggio 2026 alla sede dell'ARAN. La proposta da portare al tavolo deve fissare il 100% alla mobilità interregionale, esercitabile senza nulla osta e anche in costanza di incarico, una volta superato il vincolo del primo triennio di servizio.
1. Organizzare un presidio davanti al MIM o alla sede dell'ARAN l'11 maggio 2026, data del prossimo incontro di contrattazione.
1. Portare al tavolo una proposta contrattuale che fissi al 100% la quota di mobilità interregionale, da esercitarsi senza necessità di nulla osta, anche in costanza di incarico, dopo il primo triennio.
1. Garantire la piena operatività della piattaforma Polis per gli scorrimenti di mobilità in ingresso, senza limiti nel numero di regioni esprimibili.
La richiesta riguarda tutti i dirigenti fuori regione, a prescindere dal concorso di ingresso: il concorso nazionale 2017, i concorsi regionali, le immissioni del 2024. Una quota al 100% amplia per tutti la possibilità di rientrare nella propria regione.
Sul versante delle riforme parallele, il decreto del ministro Valditara ha introdotto un sistema nazionale di valutazione dei risultati per i dirigenti, attivo dall'anno scolastico 2024/2025, con effetti diretti sulla retribuzione di risultato. Il nuovo sistema di valutazione per i DS colma un vuoto normativo che durava da 25 anni. Per i dettagli applicativi, è disponibile l'analisi del decreto ministeriale n. 28 sulla valutazione dei dirigenti.
Il 100% contrattuale, se approvato, eliminerebbe la necessità di ricorrere ogni anno a emendamenti d'urgenza, ridurrebbe il contenzioso amministrativo e garantirebbe un turnover ordinato delle sedi. L'11 maggio sarà il momento decisivo: se l'ARAN accoglie la posizione unitaria dei sindacati, la questione entra nel CCNL e il ciclo degli emendamenti annuali si chiude.