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Firma 1 luglio: in busta gli aumenti reali per docenti e ATA

Il 1 luglio la firma definitiva: 143 euro lordi ai docenti, in busta circa 85 netti. E l'inflazione persa nel 2022-2024 resta fuori dal conto.

L'ARAN ha fissato per il 1 luglio la firma definitiva della parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027. L'intesa porta 143 euro lordi mensili in piu' ai docenti e 107 euro al personale ATA, secondo le tabelle ARAN. Tradotti nel cedolino reale, dopo IRPEF e contributi, l'aumento per un docente vale tra 85 e 95 euro netti al mese.

Cosa firma l'ARAN il 1 luglio

L'appuntamento riguarda la sottoscrizione formale della parte economica gia' concordata in sede negoziale il 1 aprile 2026. La firma e' il presupposto perche' NoiPA possa applicare i nuovi parametri alle buste paga. La piattaforma elabora i cedolini di luglio a ridosso della fine di giugno: i tecnici MEF avranno una finestra strettissima per inserire le nuove tabelle prima del pagamento ordinario. Se non bastasse, gli arretrati arriverebbero con un cedolino straordinario nella seconda meta' di luglio o, nello scenario piu' prudente, accorpati al cedolino di agosto. L'intesa copre una platea di circa 1,3 milioni di lavoratori tra scuola, universita', enti di ricerca e AFAM.

I 143 euro lordi tradotti in busta paga

L'aumento medio e' di 137 euro lordi sul tabellare, 143 per i docenti e 107 per il personale ATA. La tassazione separata applicata agli arretrati pesa tra il 30% e il 35%, mentre sull'aumento mensile l'IRPEF marginale per uno stipendio docente intorno ai 30.000 euro lordi annui taglia altri 20-25 euro. Per un docente di scuola media con anzianita' intermedia, il netto in busta si attesta tra 85 e 100 euro al mese, una cifra molto distante dai 143 euro comunicati nelle tabelle.

Il confronto con il triennio precedente rende il quadro piu' severo. L'Indice ISTAT dei prezzi al consumo ha registrato un'inflazione NIC dell'8,1% nel 2022, del 5,7% nel 2023, dell'1,0% nel 2024 e dell'1,5% nel 2025: oltre il 16% cumulato dal 2022 a fine 2025. Il CCNL 2022-2024 aveva coperto meno di un terzo di quella inflazione, lasciando un buco strutturale sulla retribuzione reale di docenti e ATA. La nuova intesa allinea i salari solo all'inflazione attesa per il triennio 2025-2027, attorno al 5%, ma non recupera nulla del biennio nero 2022-2023. In altre parole, i 143 euro lordi sostituiscono potere d'acquisto perso, non lo aggiungono.

Sullo sfondo resta il dato strutturale messo a fuoco dal rapporto OCSE Education at a Glance 2025: gli stipendi medi dei docenti italiani sono inferiori del 15% alla media europea, e per la scuola dell'infanzia e primaria sono ancora sotto il livello del 2015 in termini reali. Per la secondaria di secondo grado lo stipendio medio italiano si ferma a 47.618 euro lordi annui, contro oltre 60.000 euro di fine carriera in Germania.

Le cifre per ordine di scuola e per gli ATA

Le tabelle ARAN distinguono per ordine di scuola e fascia di anzianita'. Un docente neoassunto della scuola dell'infanzia o primaria riceve 110 euro lordi mensili in piu'; lo stesso ruolo con almeno 35 anni di servizio arriva a 159 euro. Nella scuola secondaria gli scatti vanno da circa 119 a 185 euro mensili. Gli arretrati medi stimati sono attorno ai 688 euro lordi per infanzia e primaria e ai 785 euro per la secondaria di secondo grado, ma quasi un terzo verra' trattenuto dalla tassazione separata.

Il personale ATA chiude la forbice piu' indietro, con 107 euro lordi medi sulle retribuzioni gia' piu' basse del comparto. E' anche per questo che i sindacati hanno chiesto un Fondo di Perequazione per allineare il comparto Istruzione e Ricerca agli altri pubblici, una trattativa rimasta aperta. Sul fronte universitario il MUR ha sbloccato in parallelo 37,5 milioni di euro per il contratto di ricerca universitaria 2025, una linea di finanziamento separata che non incide sulle tabelle stipendiali della scuola.

Dopo la firma del 1 luglio l'attenzione si sposta sul prossimo round negoziale del 22 luglio, dedicato alla parte normativa e alle risorse aggiuntive per coprire eventuali scostamenti inflazionistici. Senza nuovi stanziamenti, il distacco accumulato tra il 2022 e il 2024 resta strutturale in busta paga.

Pubblicato il: 25 giugno 2026 alle ore 16:11