Esame di Maturità 2026: verso la reintroduzione della seconda prova mista. Tutto ciò che c’è da sapere
Indice dei paragrafi
* Seconda prova mista: cos’è e la sua storia recente * L’annuncio della reintroduzione per l’Esame di Maturità 2026 * Dettagli operativi: come funziona lo scritto multidisciplinare * Differenze tra prova singola e prova mista * Le reazioni di studenti e docenti alla nuova riforma * Le ragioni del Ministero dell’Istruzione * Criticità e difficoltà operative della seconda prova mista * Possibili modifiche e scenari futuri * Conclusioni e sintesi
Seconda prova mista: cos’è e la sua storia recente
La seconda prova mista, conosciuta ufficialmente come *prova multidisciplinare*, rappresenta una delle principali novità introdotte nell’Esame di Maturità italiano negli ultimi anni. Il termine "prova mista" indica uno scritto che coinvolge, contemporaneamente, due discipline d’indirizzo, anziché una sola come avveniva in passato.
Nella storia recente della Maturità, la seconda prova mista ha fatto la sua prima apparizione nell’anno scolastico 2018/2019, a seguito di una delle più importanti riforme dell’Esame di Stato (decreto legislativo 62/2017). Da allora, il dibattito sull’opportunità e la validità dello scritto multidisciplinare non si è mai realmente sopito, complice anche la fase di transizione dovuta alla pandemia Covid-19 che ha temporaneamente modificato la struttura degli esami.
Si trattava di un cambiamento radicale: gli studenti hanno dovuto confrontarsi non più con una singola materia caratterizzante (come la matematica al liceo scientifico o il greco al classico), ma con due, aumentando così sia la complessità sia la pressione psicologica.
L’annuncio della reintroduzione per l’Esame di Maturità 2026
Nel corso del 2025, il Ministero dell’Istruzione ha annunciato l’intenzione di reintrodurre la seconda prova mista per l’Esame di Maturità 2026. La riforma, prevista da tempo, mira a promuovere un approccio più ampio e integrato alle conoscenze acquisite dagli studenti nel corso del triennio finale.
L’obiettivo dichiarato è stimolare negli alunni una maggiore capacità di collegamento e sintesi tra le discipline d’indirizzo, riflettendo la complessità della formazione liceale e tecnica. Tuttavia, il comunicato ufficiale del Ministero precisa che la riforma potrebbe subire modifiche prima della pubblicazione definitiva delle tracce d’esame.
La notizia della reintroduzione seconda prova mista ha suscitato immediatamente molte reazioni nel mondo della scuola, sia tra gli studenti – che dovranno misurarsi con prove considerate più difficili – sia tra i docenti, chiamati a rimodulare la didattica in funzione della nuova struttura dell’esame.
Dettagli operativi: come funziona lo scritto multidisciplinare
Secondo l’annuncio ministeriale, la nuova seconda prova d’esame sarà strutturata su due discipline di indirizzo, scelte dal Ministero e comunicate entro la fine di gennaio 2026, come accaduto nel 2019. Gli studenti avranno a disposizione sei ore per portare a termine lo scritto, due ore in più rispetto alle quattro originariamente previste per la prova singola.
L’organizzazione della prova segue criteri rigorosi:
* Ogni indirizzo avrà discipline di riferimento, solitamente le due materie caratterizzanti il corso di studi. * Le tracce saranno uniche e uguali su tutto il territorio nazionale. * Lo studente dovrà risolvere quesiti oppure elaborare elaborati che mettono in relazione fra loro le due materie. * La valutazione terrà conto sia delle conoscenze che delle capacità di collegamento interdisciplinare.
Ad esempio, per il Liceo Scientifico si potrà chiedere di risolvere problemi che integrano Matematica e Fisica_, mentre al Liceo Classico sarà probabile trovare una traccia che unisce _Latino e _Greco_. Negli istituti tecnici e professionali, si tratterà spesso degli insegnamenti tecnico-pratici di riferimento.
Differenze tra prova singola e prova mista
Il salto dalla prova singola a quella mista non è solo quantitativo ma qualitativo. Il cambiamento più evidente è il tempo a disposizione, che passa da quattro a sei ore: un modo per consentire agli studenti di sviluppare ragionamenti più articolati e completi.
Tuttavia, le differenze non si limitano alla durata:
* Maggiore complessità delle tracce: i quesiti richiedono una reale padronanza di entrambe le discipline, spesso chiamando il maturando a integrare le conoscenze in maniera organica. * Tipologia delle domande: meno nozionismo, più capacità di argomentare e sintetizzare. * Preparazione didattica: i docenti dovranno necessariamente collaborare per preparare i ragazzi ad un esame che, per la prima volta, non premia la specializzazione ma la trasversalità.
Emerge chiaramente come la novità esame maturità 2026 porti con sé un aumento delle difficoltà percepite, anche a causa di un’identità della prova che non è ancora ben definita a livello pratico.
Le reazioni di studenti e docenti alla nuova riforma
Sin dall’annuncio, le prime voci critiche non si sono fatte attendere. Gli studenti sono i più colpiti dalla prospettiva di affrontare la _difficoltà prova mista maturità_. Le principali perplessità espresse da rappresentanze studentesche vertono su:
* Il rischio di una prova troppo teorica e distante dalla preparazione ordinaria; * L’ansia da prestazione, accentuata dal dover dimostrare competenza su più fronti; * Il timore di non ricevere adeguata preparazione in entrambe le discipline, specie negli indirizzi dove tradizionalmente una materia prevale sull’altra.
D’altro canto, anche molti insegnanti esprimono scetticismo. Secondo diversi docenti, la collaborazione tra discipline rischia di essere forzata, con il pericolo che nessuna delle due venga trattata con la dovuta profondità.
Sul fronte delle associazioni sindacali, l’invito al Ministero è quello di avviare un serio confronto tra tutte le componenti della scuola, per evitare che la riforma esame maturità 2026 si trasformi solo in un aggravio di lavoro e tensione per studenti e insegnanti.
Le ragioni del Ministero dell’Istruzione
In risposta alle critiche, il Ministero dell’Istruzione sottolinea come la reintroduzione della prova mista sia, nelle intenzioni, un passo verso una maggiore modernità e aderenza alle esigenze della società e del mondo del lavoro.
Tra gli obiettivi dichiarati ci sono:
* Valorizzare il pensiero critico: la capacità di affrontare, risolvere e integrare problematiche diverse viene ritenuta fondamentale nella formazione dei cittadini di domani. * Ridurre la frammentazione disciplinare: promuovere un apprendimento che non sia solo nozionistico ma articolato, più vicino alle dinamiche della realtà professionale. * Allineare la maturità italiana ai modelli europei, dove prove multidisciplinari sono già diffuse.
Il Ministero si impegna inoltre a fornire risorse aggiuntive per la formazione degli insegnanti e materiali di orientamento per gli studenti, così da accompagnare gradualmente la comunità scolastica verso le _novità esame maturità 2026_.
Criticità e difficoltà operative della seconda prova mista
Nonostante le buone intenzioni ministeriali, rimangono numerose criticità da affrontare. L’introduzione della seconda prova mista comporta sfide a vari livelli:
1. Disparità territoriali: non tutte le scuole italiane sono dotate delle stesse risorse, e la preparazione degli studenti potrebbe essere molto disomogenea. 2. Tempistica della comunicazione: la scelta delle discipline qualche mese prima dell’esame lascia poco tempo a studenti e docenti per calibrare strategie di studio ad hoc. 3. Difficoltà di valutazione: molti temono che sia complicato giudicare in modo uniforme la competenza multidisciplinare, soprattutto in presenza di tracce complesse o ambigue. 4. Sovraccarico emotivo: la lunghezza e la densità della prova sollevano il rischio di aumentare stress e ansia tra gli studenti alla vigilia dell’Esame di Stato.
Tutto questo impone una riflessione profonda, che dovrebbe coinvolgere non solo il _ministero istruzione esame maturità_, ma anche le parti sociali, gli enti locali e il mondo universitario.
Possibili modifiche e scenari futuri
Come sottolineato dal Ministero, la riforma potrebbe ancora subire modifiche. Diversi tavoli tecnici sono stati aperti per valutare correttivi, alla luce delle osservazioni pervenute da tutto il mondo della scuola.
Fra le possibili proposte all’ordine del giorno troviamo:
* Un maggiore margine di personalizzazione nelle tracce, per andare incontro alle diverse esigenze degli indirizzi; * L’introduzione di sessioni di simulazione della seconda prova mista, per abituare gradualmente studenti e docenti alla nuova tipologia di esame; * Un rafforzamento della formazione dei docenti per gestire al meglio la didattica integrata; * Una revisione dei criteri di valutazione, per garantire equità e oggettività nel giudizio finale; * Eventuale riduzione marginale del programma, per consentire approfondimenti sugli argomenti che saranno oggetto della prova mista.
Questi interventi sarebbero fondamentali per garantire che la reintroduzione seconda prova mista non si trasformi in un ulteriore fattore di criticità nell’Esame di Stato, ma in un’opportunità reale per stimolare competenze nuove e trasversali.
Conclusioni e sintesi
L’_esame di maturità 2026_ si prepara dunque a una riforma di importante portata, con il ritorno della seconda prova mista: una sfida che suscita legittime preoccupazioni ma anche interessanti prospettive. Il sistema scolastico italiano si trova di fronte a una svolta che, se accompagnata da un accurato lavoro di ascolto e confronto, potrebbe avvicinare la scuola al mondo del futuro.
Gli studenti avranno sei ore a disposizione per dimostrare non solo la conoscenza delle due discipline selezionate, ma soprattutto la loro capacità di integrare, argomentare e collegare saperi diversi. La chiave per affrontare al meglio la prova multidisciplinare sarà sviluppare metodo, curiosità e flessibilità mentale, senza sottovalutare l’importanza della collaborazione tra docenti.
È auspicabile che, nei mesi che precedono la maturità, il Ministero ascolti le istanze degli studenti e degli insegnanti, correggendo eventualmente le criticità emerse e mettendo a disposizione strumenti concreti per la preparazione.
Il futuro della novità esame maturità 2026 dipenderà dunque dalla capacità di rendere la seconda prova mista non un ostacolo, ma un’opportunità di crescita e valorizzazione delle competenze realmente utili per il domani.