Il 14% dei docenti europei under 30 dichiara di voler lasciare la scuola entro cinque anni. Il dato, contenuto nel rapporto della Commissione europea sul TALIS 2024, in Italia pesa il doppio: gli insegnanti under 30 sono appena il 3% del totale.
I numeri del rapporto europeo
La Commissione europea ha pubblicato l'11 giugno 2026 il rapporto The teaching profession in the EU, basato sui risultati dell'indagine OCSE TALIS 2024. La quota di insegnanti under 30 che intende abbandonare l'insegnamento entro cinque anni è salita dal 10,4% del 2018 al 13,4% del 2024. In Estonia, Lettonia e Lituania un giovane docente su due dichiara di non vedere il proprio futuro nella scuola. Incrementi marcati anche in Croazia, Finlandia e Francia. Il quadro demografico è già fragile: a livello europeo i docenti sotto i 30 anni sono l'8% della forza lavoro, mentre il 40% ha superato i 50 anni. Per i sistemi scolastici, attrarre nuovi docenti è una questione, trattenerli ne è un'altra, ed entrambe stanno scivolando insieme. La Pagina del rapporto The teaching profession in the EU - Commissione europea raccoglie le tabelle complete e i confronti per Paese.
In Italia gli under 30 sono il 3%, il dato più basso OCSE
Il dato europeo dell'8% diventa, in Italia, il 3%. La nota Paese OCSE colloca i docenti italiani in testa alla classifica per anzianità: età media di 48 anni contro i 45 della media OCSE, con il 49% sopra i 50 anni (media OCSE: 37%). Dal 2018 la quota di over 50 non si è ridotta. Significa che il ricambio generazionale promesso dal piano di reclutamento non sta arrivando, e che il poco già in cattedra rientra esattamente nella fascia che il rapporto europeo segnala come a rischio uscita. Un altro elemento rafforza il quadro: il 15% dei docenti italiani è di seconda carriera, persone arrivate dopo almeno dieci anni di lavoro fuori dall'istruzione, contro l'8% della media OCSE. La scuola italiana, in altre parole, non recluta dai ventenni ma da chi cambia mestiere in età matura. Il bacino è strutturalmente sottile: senza ingressi giovani la coperta del 3% non può che assottigliarsi via via che le graduatorie si esauriscono e i pensionamenti accelerano. La proiezione è semplice: se la stessa quota del 13,4% europeo si applicasse al 3% italiano, perderemmo lo 0,4% del corpo docente complessivo proprio nella fascia che dovrebbe sostituire il 49% in uscita per limiti d'età nei prossimi quindici anni. La Nota Paese Italia TALIS 2024 - OCSE contiene la serie completa. I dettagli sul piano di assunzioni sono in investimenti scuola e reclutamento nuovi insegnanti.
Stipendi, classi complesse e considerazione sociale
Le ragioni indicate dai giovani docenti europei (prospettive fuori dal settore, motivi personali, formazione, opportunità migliori) in Italia trovano un terreno particolarmente teso. Solo il 23% dei docenti italiani si dichiara soddisfatto dello stipendio, contro circa il 40% della media OCSE. Il 96% dice di essere soddisfatto del lavoro in sé, ma soltanto il 14% pensa che la categoria sia apprezzata dalla società: lo scarto tra motivazione individuale e riconoscimento collettivo è uno dei più ampi rilevati. Sul fronte della complessità delle classi, il 67% lavora in scuole con oltre il 10% di studenti con bisogni educativi speciali, contro il 46% OCSE, e la quota è cresciuta di 26 punti dal 2018. Sul digitale, il 25% utilizza l'intelligenza artificiale nel proprio lavoro, contro il 36% OCSE: un divario che si traduce in carichi non automatizzati e correzione manuale. La tensione sulle condizioni è già emersa, come ha mostrato lo sciopero nazionale della scuola del 7 maggio; sul fronte dell'IA, la visione di Giannelli sull'intelligenza artificiale nella scuola delinea la direzione che le associazioni dei presidi chiedono di accelerare.
Il rapporto TALIS rientrerà nei tavoli europei del prossimo semestre. Per l'Italia il margine è stretto: ogni anno di ritardo sul reclutamento sposta più in alto la quota dei pensionamenti e più in basso quella dei trentenni in cattedra.