Il burnout docenti ha una radice strutturale precisa: in Italia, gli insegnanti lavorano in media 36 ore a settimana, ma il contratto ne riconosce solo 18. Le altre 18 ore (correzioni, burocrazia, riunioni collegiali, compilazione di registri) non compaiono sul foglio paga. A rivelarlo è uno studio dell'Osservatorio CPI dell'Università Cattolica condotto su 166 insegnanti della scuola secondaria di secondo grado, eterogeneo per provenienza geografica e tipo di istituto.
Dal Covid, la burocrazia si è aggiunta alla burocrazia
La pandemia ha trasformato il lavoro degli insegnanti in modo permanente. Con la Didattica a Distanza (DAD) sono arrivati nuovi strumenti digitali da padroneggiare, nuove piattaforme da gestire, nuovi formati di documentazione. Dopo il ritorno in presenza, quel carico aggiuntivo non è scomparso: si è cristallizzato come parte della routine quotidiana.
Daniela Rosano, sindacalista Anief, descrive il meccanismo: "La burocrazia è decuplicata. Compiti che prima spettavano all'amministrazione ora ricadono sui coordinatori di classe. Spesso la parte didattica viene compressa a favore di quella burocratica, eliminando la gratificazione professionale." I Piani Educativi Individualizzati (PEI), i documenti per i Bisogni Educativi Speciali (BES) e i registri elettronici con voci sempre più dettagliate: ogni riforma aggiunge adempimenti senza aggiungere ore retribuite. Le nuove normative sulla formazione iniziale dei docenti continuano ad ampliare le aspettative sul profilo professionale degli insegnanti senza ridurre il peso burocratico.
Metà del lavoro fuori contratto: il conto invisibile
Il campione della ricerca dell'Osservatorio CPI copre il 61% di docenti del Centro-Nord e il 39% del Sud, con una distribuzione per tipo di scuola tra licei (51%), istituti tecnici (37%) e istituti professionali (12%). Il risultato è uniforme: le ore di lezione contrattate rappresentano solo il 50% del lavoro reale. Le 18 ore aggiuntive si distribuiscono tra preparazione delle lezioni (la componente più ampia), correzione di verifiche, partecipazione a collegi e consigli di classe, colloqui con i genitori e adempimenti amministrativi. Gli insegnanti di materie umanistiche e linguistiche registrano mediamente 19 ore extra a settimana, quelli di area scientifica 17.
A tariffa oraria di riferimento per il personale della scuola secondaria, quelle 18 ore extra per circa 44 settimane lavorative valgono oltre 13.800 euro annuali di lavoro fuori contratto per ogni insegnante. Un contributo non retribuito che sostiene quotidianamente il funzionamento delle scuole italiane. Il contratto, in altri termini, paga solo metà della professionalità degli insegnanti.
Cosa chiedono gli insegnanti: il nodo del lavoro gravoso
Anief ha raccolto oltre 130.000 firme per chiedere che l'insegnamento venga riconosciuto come lavoro gravoso per tutti gli ordini scolastici. Oggi questo status è attribuito solo ai docenti di scuola dell'infanzia e primaria. Chi insegna alle medie o alle superiori, con carichi di lavoro reale documentati come equivalenti, non ha lo stesso trattamento previdenziale.
Il sindacato ha presentato emendamenti alla Legge di Bilancio 2026 per estendere il riconoscimento e con esso la possibilità di pensionamento anticipato a 63,5 anni, come previsto per le categorie usuranti. Il decreto da 30 milioni per la continuità didattica è un segnale concreto di attenzione istituzionale al sostegno degli insegnanti, ma il nodo contrattuale delle 18 ore invisibili non è ancora affrontato.
Vittorio Lodolo D'Oria, medico da decenni impegnato sul tema del burnout scolastico, ricorda che la sindrome si manifesta in forme molto diverse: dall'emicrania cronica ai disturbi del sonno, fino a patologie somatiche come la psoriasi e i problemi cardiaci. Una crisi che lo Stato fatica ancora a classificare come conseguenza di un lavoro strutturalmente non riconosciuto. La crescente digitalizzazione delle procedure scolastiche, con piattaforme e registri sempre più articolati, rischia di ampliare ulteriormente questo divario: come l'intelligenza artificiale sta ridisegnando la scuola è una questione aperta anche per chi dovrà integrarne gli strumenti nella propria routine quotidiana.
Finché il contratto nazionale riconosce solo le ore in aula, le altre 18 ore settimanali resteranno un contributo non retribuito all'istruzione pubblica. Per chi vive quotidianamente il burnout docenti, il conto è preciso: ogni anno gli insegnanti italiani lavorano per lo Stato oltre 13.800 euro senza che questo compaia in busta paga. Se quella montagna di ore extra fosse finalmente riconosciuta, il problema del burnout avrebbe già una risposta concreta da cui partire.