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Declino dell’ora di religione nelle scuole italiane: 42mila studenti in meno scelgono l’Irc. La proposta Uaar per un orario extrascolastico

Analisi e dati aggiornati sugli alunni che non si avvalgono dell’ora di religione cattolica: tendenze, regioni più coinvolte e richieste delle associazioni laiche

Declino dell’ora di religione nelle scuole italiane: 42mila studenti in meno scelgono l’Irc. La proposta Uaar per un orario extrascolastico

Indice dei Paragrafi

1. Introduzione e contesto normativo 2. I dati aggiornati: statistiche nazionali e regionali 3. Analisi delle cause del calo di interesse 4. La posizione dell’Uaar: richieste e proposte 5. Opinioni controverse sull’ora di religione nelle scuole 6. Implicazioni per il sistema scolastico italiano 7. Casi emblematici: Firenze e le regioni più coinvolte 8. Esperienze a confronto: l’ora di religione in Europa 9. Sintesi e prospettive future

Introduzione e contesto normativo

L’ora di religione nella scuola pubblica italiana rappresenta uno degli argomenti più dibattuti per l’intersezione fra laicità dello Stato, tradizione culturale e diritti degli studenti. I dati forniti dal Ministero dell’Istruzione, su richiesta dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), evidenziano un cambiamento significativo nella scelta degli studenti riguardo la frequenza dell’Irc (insegnamento della religione cattolica) nelle scuole italiane.

Da oltre vent’anni, agli studenti e alle loro famiglie viene offerta la possibilità di non avvalersi dell’ora di religione cattolica, secondo quanto previsto dal Concordato tra Stato e Chiesa e dalla normativa vigente. Questa opzione, che una volta restava marginale nei numeri, oggi assume contorni sempre più rilevanti e sintomatici dei cambiamenti sociali in atto nella scuola e nella società italiane.

I dati aggiornati: statistiche nazionali e regionali

Secondo il recente report ottenuto da Uaar tramite il Ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2024/25 il 17,7% degli studenti italiani ha scelto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali. Si tratta di un dato significativo che, tradotto in numeri assoluti, corrisponde a circa 42.000 studenti in meno rispetto all’anno precedente. La tendenza al declino appare ormai costante e strutturale: ogni anno la percentuale degli studenti che rinunciano all’Irc cresce di circa l’1%.

Questa crescita si riflette in modo diseguale sul territorio nazionale. In sette regioni italiane, tra cui in particolare quelle del Centro-Nord, più di uno studente su quattro sceglie di non frequentare l’ora di religione scuola. Il caso emblematico è rappresentato da Firenze, dove la percentuale arriva al 40,33%: un dato che supera di gran lunga la media nazionale e che mostra come il fenomeno sia fortemente influenzato da variabili culturali, sociali e territoriali.

Analisi delle cause del calo di interesse

Numerosi sono i fattori che spiegano il deciso incremento degli studenti che non si avvalgono ora di religione. Da un lato, la composizione sempre più multietnica e multireligiosa della popolazione scolastica italiana porta a una naturale diversificazione della domanda formativa. Gli studenti di fede diversa da quella cattolica – o che si riconoscono in un orizzonte laico e agnostico – trovano poco rispondente alle proprie esigenze un percorso obbligatoriamente legato alla religione cattolica.

D’altra parte, si registra un generale calo dell’interesse verso i temi religiosi, soprattutto nelle generazioni più giovani, a vantaggio di proposte formative ritenute più vicine ai problemi concreti della società contemporanea, come la cittadinanza digitale, l’educazione civica e lo sviluppo del pensiero critico. Il dato numerico sulla frequenza IRC nelle scuole italiane – e la crescita della percentuale di studenti senza ora di religione – è quindi solo la punta dell’iceberg di un più profondo cambiamento culturale.

Non va trascurato, infine, il crescente dibattito sull’opportunità di mantenere uno spazio curricolare fisso per l’ora di religione, quando molte famiglie chiedono di destinare quel tempo ad attività integrative, di recupero o di orientamento.

La posizione dell’Uaar: richieste e proposte

L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), interprete laica della domanda di pluralismo scolastico, accoglie con favore la pubblicazione delle ultime statistiche ora di religione in Italia. Secondo l’associazione, il trend conferma la necessità di aggiornare le modalità di erogazione dell’insegnamento religioso nella scuola pubblica, rendendolo del tutto opzionale e collocandolo, preferibilmente, in orario extrascolastico.

Non è la prima volta che Uaar rivendica una revisione delle regole: la proposta cardine è di spostare l’Irc fuori dall’orario obbligatorio, così da garantire una completa libertà di scelta senza alcun rischio di discriminazione. In quest’ottica, sottolinea la necessità di

* Valorizzare un’offerta formativa effettivamente pluralista * Porre fine alle situazioni di disagio per studenti e famiglie che non si avvalgono dell’Irc * Promuovere una reale separazione fra discipline curriculari obbligatorie e insegnamenti di carattere confessionale

Secondo Uaar, questa soluzione permetterebbe di rispettare meglio le scelte di tutte le componenti della comunità scolastica ed evitare situazioni in cui gli studenti che rifiutano l’Irc si sentono isolati o discriminati.

Opinioni controverse sull’ora di religione nelle scuole

Malgrado il trend in calo, l’ora di religione rimane un pilastro del sistema formativo italiano, difeso da ampi settori della società, della politica e dai vertici ecclesiastici. Secondo i sostenitori dell’attuale modello, la disciplina rappresenta uno spazio fondamentale per la crescita morale e culturale degli studenti, nella prospettiva della tradizione nazionale.

Le opinioni sull’ora di religione sono tuttavia molto articolate:

* Da un lato vi sono famiglie, docenti e sindacati che sottolineano il valore della lezione di religione come occasione di dialogo, confronto interreligioso e riflessione sui principi etici. * Dall’altro, le associazioni laiche presentano la frequenza all’IRC come un’anomalia in un contesto pubblico, reclamando parità di condizioni per studenti di ogni fede o orientamento filosofico.

Questo dualismo non trova sempre un punto di possibile sintesi nelle discussioni parlamentari e nell’opinione pubblica, con il risultato che ogni anno il dibattito si riapre a seguito dei nuovi dati diffusi.

Implicazioni per il sistema scolastico italiano

La diminuzione degli iscritti all’Irc comporta conseguenze rilevanti sotto diversi aspetti:

* Organizzazione dell’orario: le scuole devono gestire con flessibilità la presenza di studenti che scelgono attività alternative. * Risorse umane: con meno studenti, si riduce il fabbisogno di docenti di religione, con possibili ripercussioni sugli organici. * Gestione degli spazi e delle attività leonine: è necessario evitare che l’ora di religione diventi un momento “vuoto” per i non avvalentesi.

Il Ministero dell’Istruzione è chiamato costantemente a monitorare i dati e aggiornare le linee guida, per garantire equità, rispetto della libertà di scelta e qualità educativa.

Casi emblematici: Firenze e le regioni più coinvolte

Il focus sulla distribuzione territoriale delle scelte mostra una variabilità notevole. La città di Firenze si segnala come campione nazionale, con oltre il 40% di studenti che non frequentano l’ora di religione. Seguono centri urbani nel Nord e nel Centro Italia, dove la presenza di culture laiche e di pluralismo religioso si riflette anche nelle scelte scolastiche.

Le regioni che superano il 25% sono in genere quelle più urbanizzate, e con maggior presenza di famiglie provenienti da contesti non cattolici o con un livello medio-alto di istruzione. In diverse province del Sud e nelle realtà rurali, tuttavia, la frequenza dell’Irc resta maggioritaria, confermando la presenza di una forte polarizzazione legata a fattori socio-culturali e storici.

Esperienze a confronto: l’ora di religione in Europa

Il tema della frequenza IRC nelle scuole italiane assume maggior rilievo se confrontato con quanto avviene nel resto d’Europa. In molti Paesi, l’insegnamento religioso è da tempo opzionale e organizzato in orari non curricolari, oppure sostituito da materie di carattere etico-filosofico o di educazione civica.

* In Francia, la scuola pubblica è laica per principio costituzionale e ogni forma di educazione religiosa avviene fuori dal tempo scuola. * In Germania, a seconda dei Länder, la religione può essere insegnata a richiesta, ma sempre con possibilità di alternative etico-filosofiche. * Nei Paesi scandinavi, l’educazione religiosa si trasforma spesso in educazione alla cittadinanza e ai valori comuni.

L’Italia appare dunque in ritardo nell’adeguare il proprio modello ai tempi e alle esigenze di una società pluralista, alimentando un dibattito che coinvolge Uaar ora di religione e molte altre associazioni.

Sintesi e prospettive future

Il calo registrato nel numero di studenti che si avvalgono dell’ora di religione – 42 mila in meno nel solo ultimo anno – segna una svolta epocale nel modo in cui la scuola italiana affronta temi di identità, laicità, pluralismo e convivenza. La crescente richiesta di frequenza IRC nelle scuole italiane in orario extrascolastico va considerata con attenzione.

La discussione resta aperta tra chi difende il ruolo tradizionale dell’IRC e chi, come l’Uaar, propone una revisione radicale per rispondere a un Paese ormai profondamente cambiato. L’ascolto delle richieste delle famiglie, il rispetto della libertà di scelta e la tutela della qualità dell’offerta educativa saranno le sfide fondamentali dei prossimi anni.

Resta comunque indispensabile che le istituzioni, la società civile e la scuola sappiano dialogare su dati reali, come quelli pubblicati dal Ministero, per promuovere modelli scolastici davvero inclusivi, equi e rispettosi delle diversità, nell’interesse di una società più consapevole e aperta al futuro.

Pubblicato il: 14 gennaio 2026 alle ore 17:56