* Salvini chiude alla Dad: scuole aperte, nessun piano di chiusura * I presidi dicono no: la posizione di Costarelli * Crisi energetica e scuole: un argomento che non regge * Settembre 2026: l'incognita Medio Oriente
Salvini chiude alla Dad: scuole aperte, nessun piano di chiusura {#salvini-chiude-alla-dad-scuole-aperte-nessun-piano-di-chiusura}
La voce circolava da qualche giorno, alimentata da indiscrezioni e rilanciata con una certa insistenza sui social: il governo starebbe valutando un ritorno alla didattica a distanza per fronteggiare la crisi energetica. Uno scenario che ha evocato immediatamente i ricordi, ancora freschi e per molti traumatici, della stagione pandemica.
Ci ha pensato Matteo Salvini a spegnere sul nascere qualsiasi speculazione. Il vicepremier è stato netto: "Non c'è alcun piano di chiusura delle scuole". Parole pronunciate con un tono che lascia poco spazio alle interpretazioni, a cui ha fatto eco il ministro dell'Istruzione, confermando che la Dad non è contemplata in nessun documento programmatico dell'esecutivo. Almeno per ora.
La rassicurazione arriva in un momento in cui il mondo della scuola è già alle prese con diverse tensioni. Basti pensare allo Sciopero Nazionale della Scuola il 7 Maggio: Prove Invalsi e Indicazioni Nazionali sotto Accusa, che testimonia un clima di disagio profondo tra docenti e personale scolastico. Aggiungere al quadro l'ipotesi di un ritorno forzato alla Dad avrebbe rappresentato, per famiglie e operatori, una provocazione difficile da digerire.
I presidi dicono no: la posizione di Costarelli {#i-presidi-dicono-no-la-posizione-di-costarelli}
Se dalla politica è arrivata una smentita secca, dal mondo della scuola la reazione è stata altrettanto chiara. Cristina Costarelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi, ha bocciato senza appello l'idea di ricorrere nuovamente alla didattica a distanza.
La motivazione è semplice e al tempo stesso radicale: la Dad ha mostrato tutti i suoi limiti durante l'emergenza Covid, quando fu adottata come soluzione estrema e temporanea. Riproporla oggi, in un contesto completamente diverso, significherebbe:
* compromettere la qualità dell'apprendimento, soprattutto per gli studenti più fragili; * aggravare le disuguaglianze territoriali e sociali che la pandemia ha già messo a nudo; * lanciare un messaggio sbagliato, ovvero che la scuola in presenza è un lusso sacrificabile alla prima difficoltà.
Stando a quanto emerge dalle dichiarazioni di Costarelli, i dirigenti scolastici considerano la presenza in aula un principio non negoziabile, se non in circostanze di assoluta eccezionalità. E la crisi energetica, per quanto seria, non rientra in quella categoria.
Crisi energetica e scuole: un argomento che non regge {#crisi-energetica-e-scuole-un-argomento-che-non-regge}
Ma da dove nasce, allora, questa ipotesi? Il ragionamento, in apparenza lineare, parte dalla crisi energetica che continua a pesare sui bilanci pubblici e sulle spese di gestione degli edifici scolastici. Riscaldamento, illuminazione, manutenzione: tenere aperte migliaia di scuole ha un costo che, con i prezzi dell'energia ai livelli attuali, si fa sentire.
Qualcuno, nei corridoi della politica e sui media, ha dunque suggerito che chiudere le scuole e spostare le lezioni online potrebbe rappresentare un modo per contenere i consumi. Un'equazione semplicistica, a dire il vero, che non tiene conto di diversi fattori.
Innanzitutto, trasferire milioni di studenti davanti a uno schermo non elimina il consumo energetico: lo sposta semplicemente nelle case delle famiglie. In secondo luogo, il risparmio ottenuto sarebbe marginale rispetto al danno educativo e sociale prodotto. Infine, come sottolineato dai presidi, esistono strategie alternative e meno invasive per affrontare il problema, dalla riqualificazione energetica degli edifici alla razionalizzazione degli orari.
Va ricordato che le scuole italiane affrontano periodicamente interruzioni dell'attività didattica per ragioni diverse, come nel caso della Chiusura delle scuole per le elezioni amministrative di maggio. Ma si tratta di sospensioni circoscritte e fisiologiche, ben diverse da un ritorno strutturale alla Dad.
Settembre 2026: l'incognita Medio Oriente {#settembre-2026-lincognita-medio-oriente}
Se a maggio l'ipotesi della didattica a distanza appare, come l'hanno definita diversi osservatori, pura fantascienza, il discorso potrebbe cambiare alla ripresa dell'anno scolastico. E il motivo non è tanto interno quanto geopolitico.
L'andamento della guerra in Medio Oriente rappresenta la variabile più imprevedibile. Un'escalation del conflitto potrebbe avere ripercussioni dirette e pesanti sui mercati energetici globali, con un ulteriore impennata dei prezzi di gas e petrolio. In quello scenario, la pressione sui bilanci pubblici si farebbe ancora più acuta, e la tentazione di ricorrere a misure straordinarie, Dad compresa, potrebbe tornare con forza nel dibattito.
A settembre 2026, dunque, il governo potrebbe trovarsi di fronte a un bivio: mantenere la linea della scuola in presenza a tutti i costi, oppure cedere alla logica dell'emergenza. Molto dipenderà dall'evoluzione dello scenario internazionale nei prossimi mesi e dalla capacità dell'esecutivo di mettere in campo misure preventive, come lo stoccaggio strategico di gas e il potenziamento delle fonti rinnovabili.
La questione resta aperta. Per il momento la linea del governo è chiara, e su questo punto Salvini e il ministro dell'Istruzione sembrano allineati. Ma chi ha memoria delle rapide inversioni di rotta viste durante il Covid sa bene che, in politica, le certezze di aprile possono diventare le eccezioni di settembre. Il mondo della scuola, che ha già pagato un prezzo altissimo durante la pandemia, osserva con un misto di sollievo e vigilanza.