Il decreto legge scuola approvato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre impone ai genitori stranieri di raggiungere il livello A2 di italiano nei Cpia, con sanzione amministrativa pecuniaria in caso di rifiuto. Nello stesso anno il ministero autorizza 175 cattedre in meno per l'italiano L2 e nei Centri per l'istruzione degli adulti restano oltre 31mila persone in lista d'attesa.
L'obbligo linguistico dentro il decreto Valditara
Il comunicato del Consiglio dei ministri n. 190 conferma il meccanismo: le scuole segnalano ai servizi sociali i casi in cui la difficoltà linguistica dei genitori impedisce la collaborazione con la famiglia, i servizi sociali attivano corsi gratuiti nei Cpia per il conseguimento almeno del livello A2 e, in caso di mancata partecipazione, previa diffida e salvi i casi di esenzione, scatta una sanzione amministrativa pecuniaria. Nello stesso testo compare anche il tetto del 30% di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi prime, in vigore dal 2027/2028, presentato dal ministro Valditara come strumento per superare le classi ghetto.
Cattedre A-23 in calo del 18,7% in un anno
La classe di concorso A-23, dedicata all'italiano per discenti alloglotti, passa da 937 posti autorizzati per il 2025/2026 a 762 per il 2026/2027: sono 175 cattedre in meno in dodici mesi. Il calo tocca anche la regione con la concentrazione più alta di alunni non italofoni: in Lombardia si scende da 182 a 154 posti, meno 28 unità in un colpo solo.
Secondo l'analisi della Uil Scuola Lombardia sui dati aperti del ministero, 1.327 sedi lombarde su 7.729 hanno più del 30% di alunni con cittadinanza non italiana, il 17,2% del totale contro l'8,9% nazionale. Da sola la Lombardia concentra il 28,5% delle sedi italiane oltre soglia. Nei comuni la fotografia è ancora più netta: Corsico arriva al 72,2%, Romano di Lombardia al 64,3%, Pioltello al 63,2%. Nei capoluoghi Mantova segna il 30,9%, Lodi il 24,8% e Cremona il 24,1%.
31mila adulti in lista d'attesa nei Cpia
I 119 Centri provinciali per l'istruzione degli adulti censiti su 130 registrano oltre 31mila iscritti in attesa. Nei 58 Cpia del Nord gli esclusi sono 18.210 su 144.017 iscritti, e 93 Cpia su 119 (il 78%) hanno ricevuto più domande dei posti disponibili.
Il presidente della rete nazionale Ridap Emilio Porcaro, sentito da La Stampa, indica in 354 i docenti A-23 oggi impiegati nei Cpia e ne stima come necessari almeno il doppio, oltre 700. Sull'organico incide anche la struttura del servizio: i Cpia si appoggiano ad altre scuole e non possono programmare i corsi in autonomia. L'obbligo di legge parte dal 2027/2028, ma il fondo dedicato al potenziamento dell'italiano vale 3,4 milioni nel 2027 e 14,1 milioni annui dal 2028, cifre destinate ad attività extracurricolari e non all'assunzione stabile di docenti A-23.
Cosa aspettarsi in Lombardia
Per una famiglia straniera che riceva la segnalazione dei servizi sociali il percorso obbligato è il Cpia più vicino: nelle aree dove le liste già superano l'accoglienza, il ritardo di iscrizione può trasformarsi nella diffida che apre alla sanzione, a prescindere dalla volontà di frequentare.
Sul fronte scuola dell'obbligo, le sedi lombarde che oggi superano il 30% di alunni non italofoni sono le stesse in cui dal 2027/2028 gli uffici scolastici territoriali dovranno redistribuire i nuovi iscritti tra istituti limitrofi: il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha già segnalato il rischio di chiusura di alcune classi. Con 175 cattedre A-23 in meno il potenziamento linguistico previsto dal decreto poggia su supplenti e docenti di altre discipline, che spesso hanno già in carico l'attività ordinaria. Nel frattempo il decreto ha acceso mobilitazioni negli istituti, con la protesta degli studenti Osa davanti al liceo Enzo Rossi a Roma.
Il testo del decreto è atteso in Gazzetta Ufficiale e il Parlamento avrà 60 giorni per la conversione. Ridap e Uil Scuola chiedono che i posti A-23 tornino almeno ai livelli 2025/2026 prima che l'obbligo linguistico entri in vigore.