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Articolo 13 del decreto scuola 170: nel conteggio solo i nuovi arrivati

L'articolo 13 esclude dal tetto chi è nato in Italia: le classi reali oltre soglia sono lo 0,6% nazionale secondo i dati MIM, non il 7,6%.

Il decreto legge 170/2026 è stato pubblicato il 30 settembre sulla Gazzetta Ufficiale ed è entrato in vigore il 1° ottobre. Al cuore del provvedimento c'è l'articolo 13, che fissa dal 2027/2028 il tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi prime di scuola primaria, media e superiore. Il testo in GU, però, ridisegna la soglia in modo più stretto di come è stata raccontata.

Chi conta davvero nel tetto del 30%

Il comma 1 dell'articolo 13 distingue due casi. Alla scuola primaria, nel 30% rientrano solo gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia. Alla scuola secondaria di primo e secondo grado, nel 30% rientrano solo gli studenti stranieri che non hanno frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema nazionale di istruzione. Chi è nato in Italia, chi ha fatto le elementari qui, chi è nel nostro sistema da anni resta fuori dal conteggio.

Il tetto, insomma, pesa solo sui nuovi arrivati. È una distinzione che cambia la portata dell'intervento: secondo l'Ufficio di Statistica del MIM, notiziario sugli alunni con cittadinanza non italiana A.S. 2022/2023, il 65,4% dei quasi 915mila alunni stranieri è nato in Italia e appartiene alle cosiddette seconde generazioni.

Dal 7,6% allo 0,6% delle classi

Lo scarto si vede nei numeri già disponibili. Se si contano tutti gli studenti con cittadinanza non italiana, le classi che oggi superano la soglia del 30% sono il 7,6% nazionale, con punte del 16,8% in Lombardia, del 15,6% in Emilia-Romagna e del 13,9% in Liguria. Se invece si restringe il calcolo ai soli nati all'estero, cioè alla platea che rientra davvero nel nuovo criterio, la quota di classi oltre soglia scende allo 0,6% su scala nazionale. Il perimetro reale della norma è circa 13 volte più piccolo di quello che si legge in molte sintesi del provvedimento.

Il testo del DL 170/2026 pubblicato in Gazzetta Ufficiale prevede anche che, quando le domande di iscrizione non consentono di rispettare il tetto, siano gli Uffici scolastici di ambito territoriale a distribuire gli studenti nelle scuole viciniori, rispettando il principio di prossimità al domicilio e tenendo conto dell'assistenza familiare a persone con disabilità grave.

Un fondo da 3,4 milioni e la clausola «senza nuovi oneri»

Il comma 4 istituisce un fondo da 3.400.000 euro per il 2027 e da 14.139.760 euro all'anno a decorrere dal 2028, destinato alle scuole che non riescono a rispettare il limite, per finanziare corsi extracurricolari di italiano. I fondi possono essere spesi anche in accordo con i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti (CPIA) o con gli enti del Terzo settore. Il comma 7, però, chiude il cerchio: alle attività dei commi 1, 2, 3, 5 e 6 si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi oneri per la finanza pubblica.

Il collegio dei docenti, dall'entrata in vigore del decreto, torna ad avere l'ultima parola sulla classe in cui iscrivere un alunno appena arrivato: la vecchia regola dell'età anagrafica è sostituita da una delibera del collegio, che valuta caso per caso.

Le prime iscrizioni che applicheranno il tetto si apriranno a gennaio 2027 per l'anno scolastico successivo. I dirigenti scolastici del Nord, dove si concentra il 63,8% degli alunni stranieri, saranno i primi a dover tradurre la norma in pratica: distinguere, per ciascuna classe prima, chi è nato in Italia e chi no è l'operazione che decide se il tetto scatta davvero o resta sulla carta. Nel merito abbiamo già raccontato le parole di Valditara sulle classi ghetto, il passaggio del decreto scuola alle Camere e la protesta degli studenti Osa davanti al liceo Enzo Rossi di Roma.

Pubblicato il: 1 ottobre 2026 alle ore 13:20