Nell'ultimo anno scolastico i crolli negli edifici scolastici italiani sono stati 68, con dodici persone ferite: è il dato del XXIV Rapporto Cittadinanzattiva sulla sicurezza scuole in Italia, presentato l'11 settembre 2026 alla Camera dei deputati. Dietro i crolli, però, c'è un dato più esteso: 1,8 milioni di alunni frequentano scuole in aree a pericolosità idrogeologica e solo 4 edifici su 100 in zona sismica elevata risultano adeguati.
I 68 crolli e i certificati che mancano
Il rapporto ha esaminato i 39.351 edifici scolastici attivi nell'anno 2024/2025, rielaborando i dati dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica, dell'INAIL, dell'ISPRA e della piattaforma Italia Domani. Tra settembre 2025 e agosto 2026 sono stati registrati 68 crolli: cadute di calcinacci, distacchi di controsoffitti e, nei casi più gravi, cedimenti di soffitti e solai. Il bilancio conta otto studenti e quattro adulti feriti, ma sarebbe potuto essere più pesante se diversi episodi non fossero avvenuti di notte, nei weekend o durante la chiusura degli istituti.
Sui certificati i numeri superano quelli dei crolli. Il 59% degli edifici (23.218) è senza certificato di agibilità, il 58,36% (22.968) senza prevenzione incendi e il 42,09% senza collaudo statico. Sul fronte degli infortuni l'INAIL ha registrato 80.871 denunce nel 2025, il 3,8% in più rispetto al 2024, con il 97% avvenuto durante le normali attività scolastiche. I 12 feriti da crolli sono quindi solo la punta di una casistica molto più ampia. Il calendario scolastico 2026/2027 con aperture e ponti riporta 5,9 milioni di studenti nelle aule proprio in questi giorni.
1,8 milioni di alunni nella mappa dei rischi
Il dato più trascurato del rapporto riguarda la geografia dei pericoli. Sono 7.543 gli edifici in aree a pericolosità idraulica da moderata a elevata: ospitano 1,34 milioni di studenti. A loro si aggiungono i 5.113 edifici in aree a pericolosità da frana, frequentati da quasi 465mila alunni. In totale, circa 1,8 milioni di studenti passano le giornate in scuole che potrebbero essere colpite da alluvioni o dissesti.
Il quadro sismico è altrettanto denso. Il 44% degli edifici (17.408 strutture) si trova nelle zone a più elevata sismicità, ma solo il 4% ha beneficiato di interventi di adeguamento o miglioramento sismico. In pratica meno di 700 scuole su 17.408 risultano al passo con la normativa antisismica entrata in vigore nel 1976, proprio l'anno spartiacque per quel 49% di edifici costruiti prima. L'età media del patrimonio scolastico italiano è di 60 anni. Nelle grandi città il problema si somma alla carenza di posti, come mostra il caso delle scuole aperte a Bologna.
Anche sull'amianto la scala è più ampia del noto. Non esiste una mappatura nazionale: l'INAIL ha applicato la percentuale rilevata in Lombardia (20,6% degli edifici) al patrimonio italiano costruito prima del divieto del 1992, stimando in oltre 14mila gli edifici potenzialmente interessati. Non sono 14mila scuole accertate, è una proiezione che segnala quanto lavoro di censimento manca ancora.
Il PNRR corre sulle manutenzioni, si ferma sulle nuove scuole
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza finanzia 9.527 interventi tra nuove scuole, nidi, mense, palestre e messa in sicurezza. Secondo la piattaforma Italia Domani sul PNRR, aggiornata al 13 giugno 2026, il 61% dei progetti risulta concluso o in fase di collaudo. Il dato però si spezza in due traiettorie molto diverse a seconda del tipo di opera.
La messa in sicurezza avanza: sui 3.079 interventi previsti, il 77% è già concluso o in collaudo. Sulle nuove scuole il quadro si complica: delle 206 previste soltanto il 40% ha raggiunto lo stesso stadio, come descrive anche l'obiettivo 200 nuove scuole con i fondi PNRR per l'anno scolastico 2026/2027. Il Paese riesce a manutenere l'esistente ma fatica a ricostruire, proprio dove il patrimonio più vecchio andrebbe sostituito.
Cittadinanzattiva chiede un investimento di tre miliardi di euro nel triennio, un miliardo l'anno diviso tra adattamento climatico e interventi strutturali prioritari, insieme a una mappatura integrata dei rischi sismici, idraulici e da frana e all'aggiornamento periodico dei piani di emergenza. Il rientro in classe di settembre 2026 rimette al centro una domanda concreta: quante di quelle 1,8 milioni di sedie sono ancora in un edificio la cui ultima verifica antisismica risale a un'epoca in cui la norma non esisteva.