Nel 1962 il Parlamento approvava la legge sulla media unica e nel 1964 il ministro democristiano Luigi Gui radunava per la prima volta gli ispettori centrali del Ministero per disegnare le linee di una possibile riforma complessiva del sistema scolastico. Sessant'anni dopo, mentre il governo prepara nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo e un nuovo concorso per dirigenti scolastici, gli ispettori scolastici in servizio al MIM sono 190 in tutto il Paese, meno della metà dei 379 previsti come organico dal decreto ministeriale del 18 dicembre 2007.
Il corpo ispettivo si è dimezzato dal 2007
Negli anni '90 il corpo ispettivo della scuola italiana contava circa 700 unità in servizio. Nel 2001 erano già scesi a 440. Il decreto ministeriale del 18 dicembre 2007 fissava la dotazione organica a 379 unità, ma da allora il numero degli effettivi è continuato a calare: oggi nel ruolo dei dirigenti tecnici del MIM ci sono 190 posizioni, in larga parte coperte con incarichi temporanei. Il bando MIM per 145 nuovi dirigenti tecnici, firmato con il decreto direttoriale n. 2269 del 9 dicembre 2024 e con prove scritte sostenute a gennaio 2026, dovrebbe avvicinare l'organico ai numeri di vent'anni fa. È una correzione necessaria, ma arriva mentre la scuola affronta in parallelo il PNRR, l'attuazione delle nuove Indicazioni Nazionali e diversi concorsi per docenti e dirigenti, oltre alla pressione sui pensionamenti anticipati chiesti dai sindacati e a una carenza cronica di personale tecnico negli uffici scolastici regionali.
Il confronto con Francia, Regno Unito e Olanda
In Inghilterra l'Ofsted dispone di circa 1.760 ispettori, in Francia il sistema di ispezione conta circa 1.500 unità, i Paesi Bassi ne hanno 480. L'Italia, anche dopo l'assunzione dei 145 nuovi dirigenti tecnici, si fermerebbe a poco più di 335 ispettori per circa 7.600 istituzioni scolastiche statali, secondo i dati MIM sull'avvio dell'anno scolastico 2024/2025. Significa, a regime, un ispettore ogni 22-23 istituzioni, contro un ispettore ogni 16 in Olanda e un rapporto ancora più favorevole in Francia. Lo stesso confronto vale rispetto agli studenti: gli ispettori in servizio devono garantire vigilanza e consulenza didattica su un sistema che nell'a.s. 2024/2025 conta 7.073.587 alunni distribuiti in 362.115 classi. Una sproporzione che pesa direttamente sul tempo che ciascun ispettore può dedicare a ogni scuola, e che spiega perché molte segnalazioni a livello territoriale restano senza un riscontro ispettivo concreto.
Perché serviva un piano annuale
L'iniziativa di Gui del 1964 aveva un punto chiave: insieme al documento finale degli atti del convegno fu allegato un decreto ministeriale che obbligava gli ispettori centrali a redigere un piano annuale entro ottobre, coordinando vigilanza, consulenza didattica e ricerca su tutto il sistema scolastico, dalla scuola materna alla secondaria. Oggi quel coordinamento manca. Senza un corpo ispettivo numericamente adeguato, il monitoraggio si scarica sulle scuole e sui dirigenti scolastici, costretti a gestire un lavoro che va ben oltre le 36 ore settimanali, fra prove INVALSI, attuazione del PNRR, sicurezza degli edifici, procedure di reclutamento e applicazione delle nuove Indicazioni. È lo stesso meccanismo che il convegno del 1964 voleva governare con il piano annuale dell'attività ispettiva, oggi disperso fra una decina di uffici periferici e affidato in larga misura a incarichi temporanei. Anche le riforme di tipo civico, come l'educazione alla cittadinanza e la partecipazione democratica a scuola, rischiano di restare sulla carta senza un'infrastruttura stabile di accompagnamento e verifica.
Il concorso da 145 dirigenti tecnici, atteso a regime entro fine 2026, è il primo passo concreto verso un riallineamento. Ma serviranno almeno due cicli di assunzioni per riavvicinarsi ai numeri di Francia e Regno Unito. Nel frattempo, scriveva l'Amministrazione nel 1964, la scuola non si riforma 'a pezzi': e per ora l'Italia continua a farlo.