L'Accordo per la Coesione firmato da Anna Maria Bernini e Giorgia Meloni vale 381,18 milioni di euro per il sistema della ricerca, ma 245 di questi sono già vincolati al Mezzogiorno per legge. Per le università del Centro-Nord restano al massimo 136 milioni di spazio finanziario.
Cosa prevede l'accordo firmato il 4 giugno
Il documento è stato sottoscritto a Palazzo Chigi insieme ad altri cinque accordi che attivano complessivamente 1,7 miliardi di euro. È l'ultimo atto del percorso aperto dal Governo a inizio legislatura: 34 intese totali che valgono oltre 50 miliardi di risorse di coesione, secondo la nota ufficiale di Palazzo Chigi.
Le risorse al Ministero dell'Università e della Ricerca arrivano da due capitoli distinti: 306,76 milioni provengono dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027 e 74,41 milioni dal Fondo di Rotazione. La destinazione è triplice: infrastrutture di ricerca pubbliche, progetti applicati nelle tecnologie quantistiche, high performance computing e intelligenza artificiale, capitale umano ad alta specializzazione tecnico-scientifica.
Il vincolo 80/20 del FSC ridisegna la mappa
Il dato che cambia la lettura politica del provvedimento è il funzionamento del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. La normativa impone una chiave di riparto rigida: l'80% delle risorse va alle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia), il 20% al Centro-Nord. Significa che dei 306,76 milioni FSC dell'accordo, 245,4 milioni finiranno per legge al Sud.
A questi si aggiungono i 74,41 milioni del Fondo di Rotazione, che non hanno lo stesso vincolo territoriale ma seguono la programmazione dei singoli progetti. Anche nello scenario massimo in cui tutto il Fondo di Rotazione fosse destinato al Centro-Nord, il tetto disponibile per atenei ed enti delle regioni settentrionali e centrali si fermerebbe intorno ai 136 milioni: poco più di un terzo del pacchetto complessivo.
Il MUR non lo presenta come un dato penalizzante, anzi: il comunicato istituzionale parla esplicitamente di "particolare attenzione alle regioni del Mezzogiorno". La logica è quella del riequilibrio. I poli di ricerca del Sud (Federico II, Politecnico di Bari, Università della Calabria) e gli Innovation Ecosystems del Mezzogiorno, già finanziati con 150 milioni dal FSC 2021-2027 in base alla delibera CIPESS 48/2021, ricevono una nuova iniezione strutturale dopo gli investimenti PNRR. Per i grandi atenei del Nord lo spazio finanziario su questo canale è invece marginale rispetto ai numeri totali sbandierati nei comunicati.
Cosa finanzia: 50 milioni per i ricercatori, 331 per quantum, HPC e materiali
All'interno dei 381 milioni, 50 sono destinati esclusivamente al potenziamento del capitale umano. Le università, gli enti pubblici di ricerca e le imprese potranno assumere personale altamente qualificato per servizi di consulenza tecnico-scientifica e di sviluppo e validazione tecnologica, allo scopo di rafforzare il trasferimento tecnologico. È una linea di continuità con il Contratto di Ricerca 2025 da 375 milioni, che ha già rimesso a regime la figura del ricercatore strutturato in Italia.
I restanti 331 milioni andranno alle infrastrutture e ai progetti applicati. I settori dichiarati prioritari sono quattro: tecnologie quantistiche, high performance computing, intelligenza artificiale, filiere nazionali dei materiali, definite nel comunicato un asset "fondamentale per l'autonomia tecnologica" del Paese. Gli interventi sulle infrastrutture pubbliche dovrebbero rafforzare anche la capacità italiana di partecipare a programmi internazionali, dalla rete europea EuroHPC fino ai consorzi per grandi radiotelescopi come SKA che richiedono nodi di calcolo e laboratori nazionali.
Il MUR ha annunciato l'avvio di un percorso applicativo per distribuire le risorse sui singoli enti di ricerca pubblici. Il decreto attuativo dovrà specificare quote, scadenze e criteri di selezione dei progetti: senza quel passaggio la mappa concreta dei beneficiari resta da disegnare, soprattutto per la quota da 74,41 milioni del Fondo di Rotazione che non è vincolata geograficamente al Sud.