L'EuroHPC ha scelto 13 startup europee per la prima fase del suo Quantum Grand Challenge, il programma comunitario che punta a portare i processori quantistici dalla ricerca di frontiera all'industria. Una sola è italiana: Planckian, lo spin-off congiunto dell'Università di Pisa e della Scuola Normale Superiore, nato nel 2023 per rendere scalabili le architetture di controllo dei qubit superconduttivi.
Come funziona il bando europeo
Il bando dell'EuroHPC ha valutato 27 proposte eleggibili e ne ha selezionate 13. Ogni beneficiaria riceve 300.000 euro di Coordination and Support Action per quattro mesi, il tempo per costruire una roadmap tecnica e finanziaria e mostrare un prototipo o una prova di principio. Chi supera la valutazione accede alla Fase 2: potrà presentare alla Banca Europea per gli Investimenti una richiesta di venture debt fino a 30 milioni di euro per azienda, un ordine di grandezza cento volte superiore al ticket iniziale.
Nel gruppo dei tredici selezionati ci sono i nomi già consolidati del settore: la finlandese IQM sui superconduttori, la francese Quandela sui processori fotonici, la tedesca eleQtron sugli ioni intrappolati, la spagnola Qilimanjaro, i Paesi Bassi con QuiX Quantum e NVISION Imaging, poi Alice & Bob, QUDORA, QUOBLY, Equal 1, Groove Quantum e Sparrow Quantum. L'obiettivo dichiarato è integrare i processori quantistici direttamente nei supercomputer HPC europei entro la fine del decennio.
Perché l'Italia entra in Europa solo con uno spin-off universitario
La distribuzione geografica dei 13 racconta un pattern: Francia con Quandela e Alice & Bob, Germania con eleQtron e QUDORA, Paesi Bassi con QuiX Quantum e NVISION Imaging. L'Italia si ferma a una casella, e quella casella non arriva da una big-tech industriale o da un fondo di venture capital: arriva dall'accademia. Planckian è il primo spin-off congiunto di Università di Pisa e Scuola Normale, e la sua rete si estende già al QTLab dell'Università di Napoli Federico II, dove è operativo il computer quantistico superconduttivo da 25 qubit più potente del Paese.
Sul lato pubblico, l'Italia investe oltre 319 milioni di euro del PNRR nel Centro Nazionale ICSC per HPC, Big Data e Quantum Computing, una cifra mille volte più grande del singolo ticket europeo di Fase 1 ma spalmata su una missione molto più ampia: supercalcolo, big data, algoritmi e formazione. Il quantum, dentro ICSC, è una delle tante linee. Il risultato è che sul processore hardware, il pezzo di filiera che l'EuroHPC ha scelto di finanziare direttamente, la sponda italiana è tutta in mano a due atenei toscani e a un dipartimento di Napoli.
Cosa cambia per atenei, dottorandi e trasferimento tecnologico
Il progetto Planckian si chiama SQALE e nei quattro mesi di Fase 1 svilupperà la roadmap per un'architettura di controllo a cablaggio costante: uno degli ostacoli più discussi nel design dei processori superconduttivi, perché ogni nuovo qubit oggi richiede nuove linee fisiche di controllo, con costi e complessità crescenti. Se SQALE passa il vaglio, la Fase 2 sblocca fino a 30 milioni di euro di venture debt BEI per l'azienda pisana: un salto di scala che riporta contratti di ricerca, borse di dottorato e commesse di prototipazione dentro i due atenei di origine.
Il rovescio della medaglia è che il finanziamento europeo delle tecnologie di frontiera resta selettivo: 13 progetti su 27 nel quantum, poche unità in fotonica, cifre analoghe nelle metasuperfici. Chi non entra in queste short-list resta fuori anche dal capitale privato, che segue i segnali BEI. Un trend analogo si osserva nelle scienze della vita, dove il deep tech accademico sta riscrivendo il perimetro della ricerca applicata.
Il primo termine chiave è fine gennaio 2027, quando l'EuroHPC deciderà quali delle 13 startup accedono alla venture debt della BEI. Il posto italiano al tavolo del quantum europeo si gioca in quei quattro mesi, e a difenderlo sarà un ateneo pubblico.