{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

L'IA berra' l'acqua di 1,3 miliardi di persone: e Milano corre verso 1 GW

Il rapporto ONU stima 945 TWh e 9,3 trilioni di litri d'acqua per l'IA: Milano concentra il 68% della potenza italiana.

Entro il 2030 l'intelligenza artificiale consumerà acqua equivalente al fabbisogno di 1,3 miliardi di persone e 945 terawattora di elettricità, quasi il 3% dei consumi elettrici globali. Lo certifica il rapporto dell'Istituto per l'acqua, l'ambiente e la salute dell'Università delle Nazioni Unite pubblicato il 3 giugno 2026, che per la prima volta quantifica insieme impronta idrica, energetica e territoriale dei data center che addestrano e fanno girare i modelli generativi.

Cosa dice davvero il rapporto UNU-INWEH

Il documento Rapporto UNU-INWEH sull'impatto ambientale dell'IA stima che i prelievi idrici dei data center si attestino oggi intorno a 9,3 trilioni di litri l'anno, abbastanza da coprire il fabbisogno potabile dell'intera popolazione mondiale per circa un anno e mezzo. La traiettoria attuale dei consumi elettrici dell'IA, oggi a 374 TWh, raddoppia entro fine decennio fino ai 945 TWh citati. Il dirigente del rapporto Kaveh Madani parla di un appello a un'IA responsabile, non di un atto d'accusa: il punto è che efficienza tecnica e diffusione di massa, da sole, non bastano a fermare la crescita dei prelievi.

Il quadro geografico aiuta a capire il peso reale. Il 90% della capacità di calcolo IA mondiale si trova in soli due Paesi, Stati Uniti e Cina, mentre oltre 150 nazioni non hanno alcuna infrastruttura sovrana. In Irlanda i data center assorbono già il 21% dell'elettricità del Paese, contro il 5% del 2015, e la proiezione UNU calcola fino a 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici da hardware IA entro il 2030.

L'angolo italiano: Milano vale il 68% della potenza nazionale

I numeri ONU restano astratti finchè non si guarda al territorio. In Italia l'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano stima per il triennio 2026-2028 progetti per 25,4 miliardi di euro e 83 nuove infrastrutture annunciate da 30 operatori, di cui 19 nuovi entranti. Milano e hinterland concentrano già il 68% della potenza nominale installata (414 MW IT su un totale nazionale di 609 MW IT) e puntano a superare la soglia simbolica del gigawatt entro il 2028.

Sul fronte idrico la pianura padana è tutt'altro che un terreno neutro. Un singolo impianto di medie dimensioni può assorbire fino a 1,3 milioni di litri d'acqua al giorno per raffreddare i server, in un'area che negli ultimi cinque anni ha vissuto la siccità più severa degli ultimi due secoli. Il tema dell'AI applicata alle città mostra come l'urbanizzazione digitale stia già rimodellando consumi e servizi metropolitani.

Perchè la corsa al data center pesa anche su chi non usa l'IA

La risposta normativa è arrivata con la prima legge regionale italiana sui data center, approvata in Lombardia nel maggio 2026, che impone tecnologie di raffreddamento ad alta efficienza e limiti al prelievo di acqua potabile per uso industriale. La domanda di elettricità resta però la variabile critica: la potenza che Milano vuole installare entro il 2028 equivale a quella di una grande città. Anche colossi come Google stanno rivedendo strategie di acquisizione nel settore della sicurezza cloud, come mostra la trattativa Google-Wiz da 30 miliardi di dollari, segno di quanto valga oggi il controllo dell'infrastruttura.

Il rapporto ONU avverte che l'IA non è più solo software: è una catena che parte da miniere di terre rare e arriva a sale dati in periferia. La spinta della NATO sull'integrazione di IA avanzata nelle capacità di combattimento conferma che la domanda di calcolo crescerà anche fuori dal mercato civile, allargando la platea dei prelievi idrici dichiarati e di quelli opachi.

La conseguenza più immediata per chi vive in Lombardia non è il prompt sul cellulare, ma l'allocazione di risorse idriche ed elettriche che saranno contese con agricoltura, industria e usi residenziali. La trasparenza dei consumi degli impianti, ancora oggi limitata, è la condizione minima per discutere se il distretto del Mediterraneo digitale valga il prezzo ambientale che la pianura sarà chiamata a pagare.

Pubblicato il: 3 giugno 2026 alle ore 15:20