L'espansione dell'universo continua ad accelerare. A confermarlo e' un nuovo studio dell'Universita' di Southampton firmato anche da Adam Riess e Brian Schmidt, i due Nobel per la Fisica 2011 che insieme a Saul Perlmutter avevano scoperto proprio l'espansione accelerata. La ricerca smonta in dettaglio un paper del novembre 2025 che invece sosteneva l'esatto opposto: un rallentamento in atto da circa un miliardo di anni, con potenziale preludio a un futuro big crunch.
Due paper sulla stessa rivista, conclusioni opposte in sette mesi
Il 7 novembre 2025 il team guidato da Young-Wook Lee dell'Università Yonsei (Corea del Sud) pubblica su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society un'analisi su circa 300 galassie. La conclusione, annunciata con un livello di confidenza del 99,999%, è netta: le supernovae di tipo Ia da popolazioni stellari giovani appaiono sistematicamente più deboli di quelle da popolazioni vecchie. Una volta corretto questo bias, i dati non corrispondono più al modello Lambda-CDM. L'espansione dell'universo, sostiene Lee, sarebbe già entrata in una fase di rallentamento.
Il 15 giugno 2026, sulla stessa rivista, arriva la risposta. Il team coordinato da Phil Wiseman a Southampton, con Riess e Schmidt tra i firmatari, individua un errore di calcolo nella stima dell'età delle stesse supernovae. Le misurazioni precedenti, ampiamente accettate, erano corrette. L'energia oscura resta in piedi, il modello standard pure.
L'errore tecnico: confondere la galassia con la stella che esplode
Le supernovae di tipo Ia nascono dall'esplosione di nane bianche e funzionano da candele standard: esplodono producendo all'incirca la stessa luce, quindi piu' appaiono deboli piu' sono lontane. Su questa regolarita' poggia la scala delle distanze cosmiche degli ultimi trent'anni.
L'errore individuato dal gruppo di Wiseman riguarda proprio il passo che voleva mettere in dubbio quella regolarita': lo studio coreano aveva assunto che l'età della galassia ospite coincidesse con l'età della stella che era poi esplosa come supernova. In realta' le due età possono divergere parecchio, perche' una galassia vecchia continua a formare stelle nuove. Una volta separati i due parametri, il presunto bias sistematico scompare e le supernovae tornano a essere le candele affidabili che gia' erano nel 1998.
Sette mesi tra l'allarme e la confutazione, su stessa testata e con uno dei premi Nobel di mezzo, sono una cadenza inusuale per la cosmologia. Il peer review post-pubblicazione, oggi sostenuto da pipeline di analisi sempre piu' automatizzate, comprime drasticamente i tempi del confronto scientifico: un fenomeno ben descritto nelle analisi sull'impatto dell'IA sulla ricerca scientifica e la condivisione dei dati che ridisegna il modo in cui un risultato viene verificato.
Cosa resta da capire (e dove si decidera' davvero)
La conferma del modello standard non chiude il dossier energia oscura, che continua a pesare per circa il 68-70% del contenuto energetico dell'universo senza che nessuno sappia ancora dire cosa sia. I dati del progetto DESI sull'evoluzione dell'energia oscura, rafforzati dal rilascio Year 3 del dicembre 2024, continuano a suggerire che potrebbe non essere costante nel tempo. Un'ipotesi che il paper di Wiseman lascia esplicitamente aperta: la regolarita' delle candele e' salva, ma la natura della forza che spinge il cosmo no.
Il salto di qualita' arrivera' dai dati della missione Euclid dell'ESA, lanciata il 1° luglio 2023 e progettata per mappare oltre 1,5 miliardi di galassie in sei anni. Insieme all'osservatorio Vera Rubin, che promette di moltiplicare per dieci il catalogo delle supernovae conosciute, Euclid fornira' il campione su cui anche errori sistematici come quello del paper Yonsei diventeranno molto piu' difficili da nascondere. E' anche su queste infrastrutture che si misura la competizione europea nella ricerca: un terreno su cui l'Italia ha appena messo sul tavolo i 375 milioni del contratto di ricerca 2025 per universita' ed enti pubblici.
Una nota a margine: la corsa a raffinare i modelli cosmologici sta diventando anche una partita di dati e potenza di calcolo, dove i grandi attori dell'IA stanno entrando con scelte controverse come l'addestramento dei modelli Meta su dati pubblici europei. Per ora il prossimo verdetto sull'espansione dell'universo arrivera' dai cataloghi di Euclid e Rubin, non da un data center privato.